Efficienza energetica, l'UE chiede decarbonizzazione e edifici NZEB | Ingegneri.info

Efficienza energetica, l’UE chiede decarbonizzazione e edifici NZEB

Entro il 2050 secondo la Direttiva 2018/844 gli Stati membri devono ridurre le emissioni dell’80-85%. Previste misure per la mobilità elettrica e nuovi strumenti di controllo per edifici smart

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Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la nuova Direttiva (UE) 2018/844 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018 che modifica la Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia e la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, ridefinendo i traguardi da raggiungere nel lungo periodo (entro il 2050) riguardo le emissioni di gas a effetto serra e la decarbonizzazione del parco immobiliare, cui è riconducibile circa il 36% di tutte le emissioni di CO2 nell’Unione.

L’efficienza energetica di un sistema sia esso di taglia industriale o civile/abitativo, rappresenta la capacità di sfruttare l’energia ad esso fornito per soddisfarne il fabbisogno. Minori sono i consumi relativi al soddisfacimento di un determinato fabbisogno, migliore è l’efficienza energetica della struttura.

I consumi del settore civile sono spesso dovuti all’alto grado di inefficienza energetica delle utenze, in riferimento al fabbisogno termico ed elettrico.

Proprio su questo si concentra la nuova Direttiva (UE) 2018/44, impegnando gli Stati membri a cercare un equilibrio efficace in termini di costi tra la decarbonizzazione dell’approvigionamento energetico e la riduzione del consumo energetico finale. L’Italia ci sta provando già da tempo a essere ecofriendly, lo dice la Relazione annuale del MISE sui risultati ottenuti dal nostro Paese in tema di risparmio energetico.

Gli obiettivi della nuova Direttiva (UE) 2018/844

Il provvedimento, entrato in vigore il 9 Luglio 2018 e diretto risultato della negoziazione del pacchetto di misure Clean Energy for all Europeans pubblicato nel Novembre 2016 dalla Commissione, rafforza e semplifica le disposizioni vigenti in materia, mirando al raggiungimento degli obiettivi dell’Unione per l’energia e il clima al 2030.

Ponendo come obiettivo principale quello di arrivare entro il 2050 alla realizzazione di edifici pubblici e privati a consumo di energia vicino allo zero (NZEB), migliorando esponenzialmente il risparmio energetico aumentando la quota di consumo di energia da fonti rinnovabili, la sicurezza energetica, la competitività e la sostenibilità dell’Europa, la nuova Direttiva impone agli Stati membri di elaborare strategie nazionali a lungo termine con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Entro 20 mesi dalla pubblicazione in GU (10 Marzo 2019) infatti, gli Stati membri dovranno recepire le nuove norme con specifiche disposizioni legislative, dovendo, secondo l’art. 2 bis “Strategie di ristrutturazione a lungo termine”, definire una strategia a lungo termine e una tabella di marcia con misure e indicatori di progresso, a sostegno della “ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati, al fine di ottenere un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica entro il 2050, facilitando la trasformazione efficace in termini di costi degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero” in modo da garantire la diminuzione delle emissioni di gas a effetto serra in UE dell’80-85% rispetto all’anno di riferimento (1990) e mirando a:

  • consolidare la componente finanziaria e promuovere investimenti privati per il recupero del patrimonio edilizio esistente;
  • sostenere lo sviluppo delle infrastrutture per l’elettromobilità;
  • innalzare le soglie per l’obbligo delle ispezioni degli impianti di riscaldamento e di condizionamento dell’aria, confidando nell’apporto dei sistemi automatici di monitoraggio e controllo;
  • incoraggiare l’uso delle tecnologie informatiche per edifici efficienti;
  • migliorare la trasparenza delle metodologie di calcolo della prestazione energetica definite dagli Stati membri;
  • accrescere il ruolo dei consumatori, informandoli e proteggendoli dalla povertà energetica.

Mobilità elettrica, le nuove richieste UE

Tra le principali novità è previsto il forte sostegno alla mobilità elettrica (art. 8).

Gli edifici non residenziali di nuova costruzione e quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti, nel caso in cui siano previsti più di 10 posti auto, dovranno infatti ai sensi direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, integrare almeno un punto di ricarica per veicoli elettrici, restando per gli Stati membri il compito di assicurare l’installazione, in ogni posto auto, di infrastrutture di canalizzazione, segnatamente condotti per cavi elettrici, per consentire l’installazione in una fase successiva dei suddetti punti di ricarica.

L’introduzione di nuovi strumenti intelligenti per aumentare l’efficienza energetica

Entro la fine del 2019 il nuovo Allegato I bis dispone che “la Commissione stabilisce la definizione dell’indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza e una metodologia con cui tale indicatore deve essere calcolato per valutare le capacità di un edificio o di un’unità immobiliare di adattare il proprio funzionamento alle esigenze dell’occupante e della rete e di migliorare la sua efficienza energetica e le prestazioni generali“.

L’indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza infatti, terrà conto delle caratteristiche di maggiore risparmio energetico, di analisi comparativa e flessibilità, nonchè delle funzionalità e delle capacità migliorate attraverso dispositivi più interconnessi e intelligenti, quali contatori intelligenti, sistemi di automazione e controllo degli edifici, dispositivi autoregolanti per il controllo della temperatura dell’aria interna, elettrodomestici incorporati, punti di ricarica per veicoli elettrici e l’accumulo di energia, nonché le funzionalità specifiche e l’interoperabilità di tali sistemi, oltre ai benefici per le condizioni climatiche degli ambienti interni, l’efficienza energetica, i livelli di prestazione e la flessibilità così consentita.

La metodologia suesposta si baserà difatti su tre funzionalità chiave relative all’edificio e ai suoi sistemi tecnici per l’edilizia:

  • la capacità di mantenere l’efficienza energetica e il funzionamento dell’edificio mediante l’adattamento del consumo energetico, ad esempio usando energia da fonti rinnovabili;
  • la capacità di adattare la propria modalità di funzionamento in risposta alle esigenze dell’occupante, prestando la dovuta attenzione alla facilità d’uso, al mantenimento di condizioni di benessere igrotermico degli ambienti interni e alla capacità di comunicare dati sull’uso dell’energia;
  • la flessibilità della domanda di energia elettrica complessiva di un edificio, inclusa la sua capacità di consentire la partecipazione alla gestione attiva e passiva, nonché la gestione della domanda implicita ed esplicita, della domanda relativamente alla rete, ad esempio attraverso la flessibilità e le capacità di trasferimento del carico.

potendo altresì considerare due fattori:

  • l’interoperabilità dei sistemi (contatori intelligenti, sistemi di automazione e controllo dell’edificio, elettrodomestici incorporati, dispositivi autoregolanti per il controllo della temperatura dell’aria interni all’edificio, sensori di qualità dell’aria interna e ventilazione);
  • l’influenza positiva delle reti di comunicazione esistenti, in particolare l’esistenza di un’infrastruttura fisica interna all’edificio predisposta per l’alta velocità, come l’etichetta facoltativa “predisposta per la banda larga“, e l’esistenza di un punto di accesso per i condomini, conformemente all’art. 8 della direttiva 2014/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio.

non pregiudicando i regimi nazionali di certificazione della prestazione energetica esistenti, basandosi sulle iniziative correlate a livello nazionale e tenendo conto dei principi della titolarità dell’occupante, della protezione dei dati, della vita privata e della sicurezza, in conformità del pertinente diritto dell’Unione in materia di protezione dei dati e vita privata, nonché delle migliori tecniche disponibili nel settore della cybersicurezza.

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