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Fognatura e depurazione: tariffa SII dovuta anche se manca l’allaccio agli impianti?

Se la mancata fruizione dei servizi dipende dal comportamento volontario dell’utente, la tariffa è dovuta. A meno che l'utente...

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La tariffa di fognatura e depurazione quale componente del corrispettivo del servizio idrico integrato, non è automaticamente esclusa nel caso in cui i relativi impianti di fognatura e depurazione siano stati dall’ente locale predisposti e siano attivi e la mancata fruizione dei relativi servizi dipenda da comportamento volontario dell’utente che non intenda allacciarvisi, provvedendo alle rispettive esigenze con sistemi propri. In tal caso incombe all’utente, che intenda sottrarsi al pagamento della tariffa, l’onere probatorio di dimostrare la compatibilità dei propri sistemi di collettamento e depurazione delle acque reflue provenienti da scarichi di insediamenti domestici con le preminenti finalità di tutela ambientale e della concorrenza relative all’istituzione del servizio idrico integrato.

Così si è espressa la Corte di Cassazione, sezione V civile, con la sentenza del 13 aprile 2016, n. 7210 , che ha accolto il ricorso dell’Ente locale.

 

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Il caso

Il caso prende origine dall’impugnazione da parte di un Condominio della cartella con la quale era stato richiesto il pagamento di una somma pretesa dal Comune a titolo di tariffa per il servizio di fognatura e depurazione, ritenendo che la stessa non fosse dovuta non essendo il Condominio allacciato alla fognatura, pur essendo prospiciente una via nella quale era stata da tempo predisposta la rete fognaria comunale.

Il Tribunale rigettava la domanda del Condominio, mentre la Corte d’Appello accoglieva il ricorso contro la decisione di primo grado  in forza della sopravvenuta sentenza della Corte costituzionale n. 335/2008  (che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14 della legge n. 36/1994 e dell’art. 155 del D.Lgs. n. 152/2006 nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione sia dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista d’impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi).

 

 

Cosa dice la Cassazione

Avverso detta decisione è stato proposto ricorso per cassazione, che la Suprema Corte ha accolto.

In particolare, i Giudici di legittimità hanno giudicato fondato il motivo con cui il Comune censurava la sentenza impugnata per violazione della L. n. 36 del 1994, art. 14 nel testo successivo alla sentenza della Corte costituzionale n. 335 del 2008, violazione del principio di buona fede nonché violazione dell’art. 1375 del codice civile.

In effetti, osserva la Cassazione, seppure la Corte costituzionale ha spiegato che

“a fronte del pagamento della tariffa, l’utente riceve un complesso di prestazioni, consistenti sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione”, con la conseguenza che “la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione, in quanto componente della complessiva tariffa del servizio idrico integrato, ne ripete necessariamente la natura di corrispettivo contrattuale, il cui ammontare è inserito automaticamente nel contratto”,

ciò però, precisa la Cassazione, non giustifica la totale sovrapponibilità tra l’ipotesi del servizio di fognatura e depurazione non reso per mancata istituzione o predisposizione degli impianti da parte del Comune o per la loro temporanea inattività, oggetto precipuo della sentenza n. 335/2008 della Corte costituzionale, e l’ipotesi di mancata fruizione del servizio in quanto l’utente non abbia voluto allacciarsi al servizio predisposto e funzionante.

Nel caso in esame, inoltre, la Cassazione conclude osservando  che la decisione impugnata  è censurabile laddove ha esluso la debenza della tariffa da parte del Condominio, omettendo del tutto di valutare la compatibilità del sistema di raccolta e depurazione delle acque provenienti dagli scarichi dell’edificio condominiale in oggetto.

 

In sintesi:

  • la tariffa non è dovuta nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi;
  • nel caso di predisposizione da parte dell’ente locale d’impianti di recapito degli scarichi in pubblica fognatura e di depurazione delle acque reflue domestiche, la debenza o meno della tariffa, nel caso in cui l’utente sia dotato di sistemi di collettamento e depurazione propri, va verificata alla stregua del principio “chi inquina paga” che, espressamente riportato oggi nel testo del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 154, comma 1, deve ritenersi informare anche la disciplina previgente, stante l’obbligo del giudice nazionale d’interpretare l’ordinamento nazionale alla luce delle disposizioni dell’ordinamento sovranazionale, essendo codificato detto principio dall’art. 191 del Trattato FUE (già 174 TCE).

 

La sentenza è stata annotata da Giulio Spina, nella Rassegna Cassazione civile in Ambiente & Sviluppo n. 6/2016, cui si rimanda per il testo completo del commento.

 

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