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Frana Erice (TP): evacuazione preventiva, tragedia sfiorata

Un pericolo di frana e un'esposizione al pericolo concorrono a definire un alto indice di rischio. Il caso di Erice (TP)

Cortile Adragna
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Lo scorso 27 marzo 2018, ad Erice, si è verificato un evento franoso la cui zona di accumulo è corrisposta alle abitazioni poste alle pendici dell’ex cava, nella zona di cortile Adragna nella frazione di Erice Casa Santa, provincia di Trapani.

Dalle fonti locali, si apprende che il movimento aveva destato già in passato preoccupazioni, infatti erano stati eseguiti interventi di consolidamento del versante. Lo scorso 28 febbraio, vi era stato nuovamente motivo di preoccupazione, in quanto si era manifestato uno smottamento, a cui sono seguite crepe via via crescenti, tanto da far emettere un’ordinanza sindacale di sgombero alle famiglie che abitavano nelle palazzine poste in prossimità alle pendici del versante instabile.

Lo scorso 2 marzo, a seguito delle copiose precipitazioni delle giornate precedenti che avevano provocato lo smottamento del costone roccioso nella zona prospiciente il Cortile Adragna, nella frazione di Erice Casa Santa, l’amministrazione comunale di Erice aveva emesso apposita ordinanza di sgombero di due abitazioni in cui vivevano 7 nuclei familiari.

Il provvedimento di sgombero era stato adottato a scopo precauzionale per le vistose crepe del fronte roccioso prospiciente alle abitazioni, parzialmente distaccato e scivolato a valle, anche se contenuto dalle reti di protezione che avevano scongiurato danni ancora maggiori ai luoghi che già nel passato erano stati oggetto di opere di consolidamento” (Fonte: Comune di Erice).

La Frana di Erice: il contesto territoriale

Circa 60 anni fa, quella stessa montagna era una cava di estrazione del calcare poi abbandonata. Alle pendici della stessa, gli ex operai della cava costruirono diversi nuclei abitativi e sono proprio queste abitazioni sotto la lente di ingrandimento, in quanto non dovevano essere localizzate lì, alle pendici. Dalla cronaca locale, trapela che al posto degli edifici sarebbe stato meglio realizzare opportune barriere paramassi e gli abitanti dovessero essere messi al corrente del rischio a cui erano esposti.

A questo proposito è intervenuto il Prof. Spilotro nell’articolo: Mitigazione del rischio, parla il Prof. Spilotro: le falesie sono una risorsa da tutelare

Figura 1 - Versante franato (fonte: Crescienti)

Figura 1 – Versante franato (fonte: Crescienti)

Il versante, interessato dalla frana dello scorso 27 marzo, è caratterizzato da calcilutiti marnose e calcisiltiti di colore biancastro a foraminiferi planctonici, a luoghi calcilutiti e calcareniti con liste e noduli di selce, denominate “Scaglia”

Figura 2 - Particolare del distacco (Fonte: Criscienti)

Figura 2 – Particolare del distacco (Fonte: Criscienti)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hanno uno spessore di circa 100‑250 m(Creta sup.-Eocene), con stratificazioni decimetriche aventi una giacitura a franapoggio, ovvero un’inclinazione prossima a quella del versante. Il litotipo si presenta abbastanza fratturato a causa degli eventi tettonici e allo stato attuale la vegetazione presente e gli eventi atmosferici  hanno contribuito alla riattivazione del movimento, lungo le diverse giaciture/discontinuità.

L’amministrazione comunale ha incaricato il geologo rocciatore, Angelo Leotta, che prevede dapprima la rimozione mirata e controllata della parte restante che tende a scivolare verso valle, per poi procedere con tutta probabilità al posizionamento di una barriera paramassi.

 

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