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Frane e inondazioni: i numeri allarmanti del Belpaese

L’Irpi ha pubblicato il rapporto relativo all'annualità 2017, siamo una Nazione morfologicamente fragile: oltre duemila sfollati per gli eventi legati al dissesto idrogeologico

Frana in Sicilia
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L’Italia è un paese a forte rischio idrogeologico, dove frane e inondazioni sono fenomeni diffusi, ricorrenti e pericolosi. E’ questo il quadro allarmante – ma già noto – che emerge dal Rapporto Periodico sul rischio posto alla popolazione italiana da frane e inondazioni, anno 2017, redatto dall’Irpi, l’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il rapporto, come spiegano i tecnici del Cnr, “illustra i livelli di rischio individuale da frana e inondazione, oltre a contenere informazioni sugli eventi più intensi, in termini di danni diretti alla popolazione, occorsi in Italia fra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2017”.

Rischio idrogeologico: i numeri del 2017

In Italia nel 2017 si sono verificate 21 frane e 6 inondazioni con almeno un morto o un ferito. In particolare, i decessi per frane sono stati 6, quelli per inondazione sono stati 10; gli evacuati e i senzatetto addirittura 2.143, per un totale di 75 località colpite lungo lo Stivale. In particolare, i morti si sono registrati soprattutto in Toscana, ben 8, in Sicilia 2 e poi uno a testa in Abruzzo, in Piemonte, in Trentino Alto Adige, in Veneto, in Lombardia ed in Emilia. In generale, tutte le Regioni italiane hanno fatto i conti con una frana o un’inondazione nel 2017, ad eccezione della Puglia e della Sardegna.

I principali eventi con vittime da frana e da inondazione

L’Irpi individua tre eventi particolarmente gravi e che hanno segnato il 2017 italiano da un punto di vista idrogeologico, soprattutto perché si sono verificate delle vittime.

  • Colata di detrito a Cortina d’Ampezzo (Belluno), 5 agosto 2017

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto violenti temporali hanno interessato l’ampezzano, con oltre 111 mm di pioggia in 48 ore. Precipitazioni che hanno innescato numerosi fenomeni di dissesto idrogeologico: una donna ha perso la vita lungo la strada regionale 48, trascinata con la propria auto da una colata di detrito nella zona del Rio Gere, mentre 50 persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni nella località Alverà.

  • Alluvione di Livorno, 10 settembre 2017

Nella notte tra il 9 e il 10 settembre i territori di Livorno, Rosignano Marittimo e di Collesalvetti sono stati interessati da eventi meteorologici di notevole intensità che hanno portato all’esondazione del Rio Ardenza e del Rio Maggiore, provocando la perdita di 8 vite umane, l’evacuazione di numerose famiglie, danneggiamenti ad infrastrutture ed edifici pubblici e privati. Un evento drammatico, in una notte nel Livornese è caduta tanta pioggia quanto ne cade di solito in 5 mesi. In particolare, a causa dello straripamento del Rio Ardenza e del suo affluente Rio Forcone, 4 persone hanno perso la vita. Le altre 4 vittime sono annegate all’interno del loro appartamento in viale Nazario Sauro, dove il Rio Maggiore ha completamente allagato il pianterreno di una palazzina. “Le vittime di questa alluvione – si legge nel rapporto – sono state colte all’improvviso, senza aver avuto alcun tipo di allertamento e senza essere state messe a conoscenza delle condizioni critiche e del potenziale rischio che stavano subendo”.

  • Alluvione di Brescello (Reggio Emilia), 12 dicembre 2017

Dal 10 al 12 dicembre fenomeni meteorologici intensi hanno interessato diverse zone dell’Emilia Romagna, causando ingenti danni. Le piogge hanno colpito soprattutto la parte montana dei bacini dei fiumi Trebbia, Taro, Parma, Enza, Secchia, Panaro e parzialmente del Reno, con valori di pioggia accumulata nelle 48 ore superiori ai 200 mm. L’alluvione ha causato gravi danni soprattutto nel centro abitato e nella zona industriale di Lentigione in seguito all’esondazione dell’Enza, dove più di 1.100 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case. Un anziano, colpito da un attacco cardiaco dopo aver spalato il fango della propria abitazione, è deceduto. Anche il fiume Parma è esondato in prossimità del centro di Colorno, nel Parmense; alcune famiglie residenti nell’area inondata sono state fatte allontanare.

Indici regionali di mortalità media tra il 1967 e il 2016

Interessante il dato degli indici regionali di mortalità media per frana e per inondazione nel periodo compreso tra il 1967 e il 2016, dati storici che sicuramente non si discostano troppo da quanto accaduto nel 2017. L’Irpi spiega che “il rischio individuale è il rischio posto da un pericolo (frana, inondazione) a un singolo individuo, ed è espresso dall’indice di mortalità. L’indice di mortalità è il rapporto tra il numero dei morti in una popolazione in un periodo di tempo, e la quantità della popolazione media nello stesso periodo. Nel Rapporto l’indice di mortalità è dato dal numero di morti e dispersi in un anno ogni 100 mila persone”. Ebbene, l’indice di mortalità più alto (frane e alluvioni insieme) è del Trentino Alto Adige, con un tasso dello 0,758. Seguono la Valle d’Aosta (0,508) e la Liguria (0,154). Le regioni dove il tasso è il più basso sono il Molise (0,006), il Lazio (0,014) e il Veneto (0,016).

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