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Fresato d’asfalto, stop alla qualifica di rifiuto

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il regolamento del Ministero dell'Ambiente che stabilisce i criteri specifici in presenza dei quali il conglomerato bituminoso cessa di essere qualificato come rifiuto

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È entrato in vigore questa estate il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n.69 del 28 Marzo 2018 – “Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di conglomerato bituminoso ai sensi dell’articolo 184 -ter , comma 2 del Decreto Legislativo 3 Aprile 2006, n. 152”.

Dopo tanti dibattiti dottrinali e giurisprudenziali sulla classificazione del fresato d’asfalto come sottoprodotto o residuo di produzione, arriva finalmente un chiaro segno dal ministero dell’Ambiente che, col suddetto provvedimento composto di 6 articoli e 2 allegati ed in attuazione dell’art. 184-ter del Codice Ambientale, individua le condizioni e i criteri specifici in presenza dei quali il conglomerato bituminoso cessa di essere qualificato come rifiuto.

Ma vediamo in dettaglio quali sono i principali contenuti del decreto e quali sono le indicazioni operative in merito.

Che cos’è il fresato d’asfalto? Come viene classificato?

Secondo la UNI EN 13108-8 con il termine fresato d’asfalto si intende il “conglomerato bituminoso recuperato mediante fresatura degli strati di rivestimento stradale, che può essere riutilizzato come materiale costituente per miscele bituminose prodotte in impianto a caldo“.

A tal proposito, la stessa norma specifica i requisiti per la classificazione, stabilendo i controlli da effettuare per accertare eventuali impurità del fresato come materie plastiche, legno, metallo o altri materiali non pertinenti, la frequenza di esecuzione delle prove nonché il contenuto di legante e la determinazione della distribuzione granulometrica.

Ed è entrando in merito alla classificazione del fresato d’asfalto che subentra l’art. 184, c.3, del D.Lgs. n. 152/2006. Secondo tale decreto infatti, il conglomerato bituminoso, una volta recuperato, viene qualificato come rifiuto speciale.

Ma sorgono spontanee la domande: il conglomerato bituminoso è sempre pericoloso? Quando può essere classificato come residuo di produzione o come sottoprodotto?

Ai fini della corretta gestione di tale rifiuto, occorre utile individuare ed esaminare, dal punto di vista operativo, le casistiche che si possono prospettare a seconda della qualifica che detto materiale può assumere ed è proprio in merito a questo, che viene attribuito il cosiddetto Codice CER (v. Allegato D. Parte IV, del D.Lgs. n. 152/2006) per la classificazione del medesimo.

Entrando nel dettaglio, data l’attività di provenienza dalla quale il fresato decade, risulta ragionevole ritenere che si possa generare un rifiuto a cui competono due codici CER c.d. a specchio, uno pericoloso e uno non pericoloso, ossia:

  • 17.03.01* – miscele bituminose contenenti catrame di carbone;
  • 17.03.02 – miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17.03.01.

Altro si deve riguardo la classificazione del fresato d’asfalto come residuo di produzione o sottoprodotto. A riguardo infatti, basta porre particolare attenzione sulle condizioni di cui all’art. 184-bis del D.Lgs. n. 152/2006 ed in particolare sull’art. 2, c.1, lett. b) del Decreto n. 264 del 13 Ottobre 2016 –  “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti”, che definisce residuo di produzioneogni materiale o sostanza che non è deliberatamente prodotto in un processo di produzione e che può essere o non essere un rifiuto”, confermando con ciò, che il sottoprodotto deve scaturire da un processo con conseguente esclusione dei residui di consumo o, per esempio, del fresato d’asfalto).

Quali sono i principali contenuti del Decreto n. 69 del 28 Marzo 2018

Il punto principale del Decreto n. 69 del 28 Marzo 2018 lo si può considerare all’interno dell’art. 3 dello stesso, ove è specificato che, ai fini dell’art. 1 del medesimo ed ai sensi dell’art. 184-ter del D.Lgs. n. 152/2006, il conglomerato bituminoso cessa di essere qualificato come rifiuto ed è qualificato granulato di conglomerato bituminoso se soddisfa contemporaneamente i seguenti 3 criteri:

  • È utilizzabile per gli scopi specifici di cui alla parte a) dell’Allegato 1;
  • Risponde agli standard previsti dalle norme UNI EN 13108-8 (serie da 1-7) o UNI EN 13242 in funzione dello scopo specifico previsto;
  • Risulta conforme alle specifiche di cui alla parte b) dell’Allegato 1.

Il rispetto delle precedenti condizioni deve essere inoltre attestato dal produttore tramite una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ai sensi dell’art. 47 del DPR n. 445/2000, redatta al termine del processo produttivo di ciascun lotto utilizzando il modulo di cui all’Allegato 2 e deve essere inviata tramite raccomandata con avviso di ricevimento ovvero con una delle modalità di cui all’art. 65 del D.Lgs. n. 82 del 7 marzo 2005, all’autorità competente e all’agenzia di protezione ambientale territorialmente competente.

Il produttore deve, poi, conservare presso l’impianto di produzione, o presso la propria sede legale:

  • La suddetta dichiarazione di conformità, anche in formato elettronico, mettendola a disposizione delle autorità di controllo che la richiedono;
  • Per cinque anni, un campione di granulato di conglomerato bituminoso prelevato, al termine del processo produttivo di ciascun lotto, in conformità alla norma UNI 10802:2013 ai fini della verifica di sussistenza dei requisiti di cui all’art. 3 del provvedimento con la precisazione che le modalità di conservazione del campione devono essere tali da garantire la non alterazione delle caratteristiche chimico-fisiche del granulato di conglomerato bituminoso prelevato e a consentire la ripetizione delle analisi.

Le norme transitorie e finali

Le norme transitorie sono contenute nell’art. 6 del provvedimento in cui è precisato che il produttore, entro 120 giorni dall’entrata in vigore dello stesso e, quindi, entro il 3 luglio 2018, deve presentare all’autorità competente un aggiornamento della comunicazione effettuata ai sensi dell’art. 216 o un’istanza di aggiornamento dell’autorizzazione ai sensi ai  sensi  del Titolo III-bis della Parte II e del Titolo I, Capo IV, della Parte IV del D.Lgs. n. 152 del  3 aprile 2006, con la precisazione che nelle more dell’adeguamento il granulato di conglomerato bituminoso prodotto può essere utilizzato se presenta caratteristiche conformi ai criteri di cui all’art. 3 del provvedimento, attestate mediante dichiarazione di conformità ai sensi dell’art. 4 del provvedimento stesso.

 

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