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Geologi, professione discriminata? I contenuti della “Carta per l’Italia”

I geologi italiani, nel loro congresso nazionale, hanno consegnato al Governo una "Carta per l'Italia", documento programmatico per una difesa attiva del territorio. Un segnale forte da una professione forse troppo bistrattata?

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Il 30 aprile si sono chiusi i lavori del Primo Congresso Nazionale dei Geologi italiani a Napoli, dove è stata presentata la Carta per l’Italia. Si tratta di un documento programmatico che vuole mettere l’accento sul ruolo attivo che i geologi potrebbero avere nella società e nella difesa del territorio. Proviamo ad esaminare, dal nostro punto di vista, i contenuti di questo documento, coscienti che esso sia un tentativo di sollevare l’attenzione su una professione forse talvolta poco considerata.

Intanto, a certificare la crucialità del ruolo della difesa del territorio, è stato già il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, intevenendo in occasione della presentazione della Carta. Galletti ha affermato che “serve lavorare su ciò che è mancato drammaticamente per decenni: una vera cultura della prevenzione e della cura verso il territorio. Di quel disinteresse ora ne stiamo pagando gli effetti più gravi, visti gli eventi estremi che si abbattono ininterrottamente sul suolo nazionale mettendone a nudo le fragilità strutturali”.

Le peculiarità di questa Carta per l’Italia dei geologi rispondono di fatto a quanto descritto all‘art. 62 del d.lgs 152/2006 (Parte terza – Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche), ovvero:

“1. I comuni, le province, i loro consorzi o associazioni, le comunità montane, i consorzi di bonifica e di irrigazione, i consorzi di bacino imbrifero montano e gli altri enti pubblici e di diritto pubblico con sede nel distretto idrografico partecipano all’esercizio delle funzioni regionali in materia di difesa del suolo nei modi e nelle forme stabilite dalle regioni singolarmente o d’intesa tra loro, nell’ambito delle competenze del sistema delle autonomie locali.
2. Gli enti di cui al comma 1 possono avvalersi, sulla base di apposite convenzioni, del Servizio geologico d‟Italia – Dipartimento difesa del suolo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) sono tenuti a collaborare con la stessa”.

Nel caso di qualsiasi evento la conoscenza e le misure da adottare in caso di emergenza rappresentano un aspetto fondamentale che, non deve essere osservato dai soli addetti ai lavori, ma anche dalla cittadinanza. È stato infatti osservato che il 50% delle vittime è riconducibile alla mancata educazione dell’emergenza.

Questo è un aspetto fondamentale, richiamato nel documento “Carta per l’Italia” che – secondo i geologi – può essere perseguito attraverso ad esempio lezioni frontali nella scuola di educazione ambientale, unitamente alla conoscenza del territorio. A quest’ultimo deve quindi essere affiancata un’attività di monitoraggio relativa sì agli eventi passati che hanno interessato l’area, ma anche l’evoluzione e i cambiamenti a cui è soggetto. Si tratta pertanto di un’attività conoscitiva dinamica che non si deve esaurire in una tempistica prefissata ma parallela ad un monitoraggio continuo e duraturo nel tempo.

Venendosi a configurare tale situazione, quanto mai necessaria e costruttiva per l’ambiente, la professione del geologo, spesso discriminata (ingiustamente), deve essere rivalutata e corrispondente ad un’attività necessaria per l’immediato futuro.

Contenuti salienti della Carta per l’Italia
Nel comunicato stampa pubblicato lo scorso 29 aprile si ha avuto un’anticipazione su quelle che sono le richieste dei geologi italiani, che ci sembrano onestamente quanto mai precise e mirate:

1) Istituzione del Fascicolo del Fabbricato (o Carta d’Identità dell’edificio)
Si tratta di un documento, che se ben redatto, è fondamentale poiché oltre a descrivere l’opera potrebbe contenere le prescrizioni di manutenzione ordinaria che lo interessano, unitamente alle caratteristiche del territorio circostante in termini ad esempio di peculiarità utili alla definizione della vulnerabilità e dell’esposizione ad un determinato evento.

2) Redazione di un piano per il rischio idrogeologico, è stata infatti lamentata la mancanza di una legge organica in materia di difesa del suolo.

3) Istituzione effettiva del geologo di zona
Al fine di operare una difesa preventiva ad attiva del territorio alla figura del geologo, prevista dal d.lgs. 152/2006, potrebbero competere le seguenti mansioni (bozza per la stesura della proposta di legge “Monitoraggio e salvaguardia del territorio per la mitigazione del dissesto idrogeologico e la prevenzione dalle catastrofi naturali” – Modifiche al d.lgs. 152/2006 del 27/11/2013 (Bozza di legge-27.11.2013.pdf), che prevede inoltre l’istituzione degli uffici geologici territoriali di zona a sei mesi dall’entrata in vigore della legge):

  • monitoraggio territoriale ai fini dell’attività di valutazione/previsione e prevenzione dei rischi geologici o qualsiasi altra forma di calamità naturale;
  • istituzione di un presidio territoriale idrogeologico (previsto dalla DPCM del 27/02/2004);
  • svolgere attività di vigilanza sulla rete idrografica secondaria;
  • partecipare a progetti di studio e ricerca condotti da enti ed istituti riconosciuti;
  • supportare la protezione civile comunale nella predisposizione e piena attuazione dei piani di emergenza;
  • supportare gli uffici tecnici comunali nella programmazione di interventi di mitigazione preventiva nelle aree a rischio idrogeologico;
    individuare le aree a pericolosità e rischio idrogeologico facendogli corrispondere informazioni quali ambiti territoriali, popolazione, infrastrutture e insediamenti esposti.

4) Riconoscimento della sicurezza sismica degli abitati come esigenza collettiva di carattere primario.
5) Aggiornamento delle attuali normative in materia di attività estrattive.

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