Geologia forense, le mille applicazioni tra terra e cielo | Ingegneri.info

Geologia forense, le mille applicazioni tra terra e cielo

Rosa Maria Di Maggio ci illustra le applicazioni della geologia forense: alcuni casi studio saranno presentati a Roma il 12 febbraio 2018

Geologia forense: georadar
Geologia forense: georadar
image_pdf

In occasione della giornata Geologia forense che in programma a Roma il 12 febbraio 2018, abbiamo approfondito con l’esperta Rosa Maria di Maggio le applicazioni e l’utilità della geologia forense nello studio del territorio, tra cui gli illeciti contro l’ambiente, la persona ed il patrimonio. La geologia di per sé è un ambito di studio affascinante e ricco di stimoli, applicato all’ambito giuridico diventa strumento di lavoro utile e importante.

Cos’è la geologia forense e quali sono gli ambiti principali di applicazione?

“La Geologia Forense comprende differenti discipline delle Scienze della Terra e studia numerose tecniche scientifiche applicabili ai casi giudiziari, al fine di fornire supporto alle attività investigative di Polizia Giudiziaria, mediante la ricerca e l’analisi di fonti di prova, nel contesto di numerose tipologie di reato, sia in ambito penale che civile.

Mineralogia, geochimica, geofisica, fotointerpretazione, geomorfologia, geotecnica, pedologia, geoarcheologia sono tra le discipline che possono fornire un’utile chiave di lettura dell’ambiente che interessa un illecito di qualsiasi natura.

Il contesto ambientale proprio della geologia forense può entrare a far parte della dinamica criminale in diverse situazioni: esso può essere il luogo ove nascondere un cadavere od oggetti preziosi, o può essere testimone di un delitto. Numerose dinamiche criminali vengono svolte in aree all’aperto e l’ambiente, non essendo ovviamente un sistema chiuso, svolge un duplice ruolo, passivo ed attivo.

Questo contesto ambientale può avere due identificazioni: è identificabile come passivo in quanto può essere il principale depositario di tracce ed elementi di prova la frequentazione dello stesso da parte sia della vittima che dell’autore di un reato.

Diventa attivo poiché può risultare protagonista della dinamica criminale, laddove, per esempio, se ne è abusato nelle fasi di progettazione e costruzione di infrastrutture, discariche o manufatti architettonici, ma anche laddove esso lasci tracce probanti su indumenti ed oggetti, come per esempio tracce di terriccio rinvenute su indumenti ed attrezzi.

L’approccio rigoroso delle Scienze della Terra alle investigazioni giudiziarie e la crescente necessità di risolvere differenti tipologie di reato in diversi contesti ed ambienti hanno permesso non solo di migliorare le tecniche sulla scena del crimine ed in laboratorio, ma anche di beneficiare di nuovi approcci afferenti al campo della fisica, della chimica, della biologia e della geoarcheologia”.

Quali attività include la fotointerpretazione in campo forense e di quali strumenti operativi si avvale il geologo?

“La fotointerpretazione di riprese aeree è particolarmente utile in ambito forense; infatti è particolarmente efficace quando è difficile, a volte impossibile, visionare direttamente i luoghi oggetto dell’indagine attraverso sopralluoghi diretti di campagna, oppure quando è necessaria una visione generale ed immediata di un determinato territorio, per individuare elementi utili alle indagini: vie di fuga, ostacoli naturali ed antropici, nascondigli etc. Le fotografie aeree possono dare utili informazioni specialmente laddove il territorio ha subito modificazioni nel tempo che hanno coinvolto attività illecite contro l’ambiente ed il territorio, quindi reati ambientali (abusivismo edilizio, discariche abusive e/o non controllate, deforestazione, attività estrattiva illecita, ecc.) o reati contro la persona e l’umanità, vale a dire occultamento di corpi o realizzazione di fosse comuni.

La fotointerpretazione permette di ricavare informazioni, di tipo qualitativo e/o semi-quantitativo, sul contesto territoriale di una data area, mediante l’osservazione stereoscopica di immagini fotografiche riprese da satellite, aereo, drone o da terra. Il confronto tra foto aeree riprese in anni successivi permette inoltre di svolgere una analisi multi-temporale di uno stesso territorio, vale a dire lo studio di come negli anni uno stesso territorio è cambiato per interventi naturali o antropici, compresi quelli di natura illegale.

Negli studi di carattere geologico e geomorfologico si fa largo uso di foto aeree riprese da aeromobile scattate da altezze comprese tra qualche centinaio di metri e 3000-4000 m di quota. Ogni fotogramma ha impresso su di un lato un’immagine (data strip), che rappresenta gli strumenti di bordo: una livella sferica a bolla centrale che controlla l’orizzontalità dell’aeromobile; un orologio che indica l’ora della ripresa aerea; il giorno, il mese e l’anno del volo; un altimetro che fornisce la quota di volo espressa in metri o in piedi; una targhetta con il numero di serie della camera e della distanza focale dell’obiettivo; il numero progressivo del fotogramma. Sono proprio questi elementi caratteristici presenti nel data strip a rendere ogni singolo fotogramma come un importante documento utile alle indagini forensi in campo geoambientale; in sostanza, avremo un’immagine fedele della ‘realtà terreno‘ e delle attività antropiche che su di essa insistono, riferita ad un preciso momento. Infine, lo stereoscopio è un particolare strumento, costituito da un sistema di lenti convergenti, che consente di osservare in contemporanea due fotogrammi distinti fornendo un’immagine tridimensionale. Lo stereoscopio in pratica dirige gli assi ottici degli occhi nei punti corrispondenti della coppia di fotogrammi”.

L’utilizzo del georadar nella geologia forense: qual è l’utilizzo e quali sono gli ambiti di applicazione?

“La tecnica georadar o GPR (Ground Penetrating Radar) permette di localizzare gli oggetti sepolti nel terreno o nei manufatti sulla base di fenomeni di interazione fra le onde elettromagnetiche e gli oggetti stessi.

Dal punto di vista concettuale, l’immagine che si ottiene è del tutto simile ad un’ecografia. L’analisi viene svolta inviando nel sottosuolo impulsi elettromagnetici (onde radar) attraverso un’antenna trasmittente posta sulla superficie del terreno; tali impulsi si propagano nei materiali e vengono riflessi da oggetti o strutture sepolte che presentano proprietà elettromagnetiche differenti da quelle delle rocce o dei suoli circostanti. Le onde riflesse vengono acquisite attraverso una antenna ricevente, anch’essa posta sulla superficie del terreno, elaborate restituendo un’immagine (che è una scansione bidimensionale, detta sezione radar) nella quale sulle ascisse si ha la posizione delle antenne lungo il profilo e in ordinate il tempo di andata e ritorno dell’impulso emesso e ricevuto dalle antenne. Tali tempi vengono poi convertiti in profondità attraverso l’uso di diverse tecniche di analisi di velocità degli impulsi elettromagnetici che si propagano nel sottosuolo. Il sistema inoltre può elaborare una serie di mappe relative a profondità diverse, esattamente come si opera nella ricostruzione delle immagini TAC o di risonanza magnetica.

Questa applicazione permette di ricostruire la geometria orizzontale dei bersagli sepolti, di stimarne la profondità e, in condizioni particolarmente favorevoli, di valutarne anche la dimensione verticale. La massima profondità di penetrazione dipende, a parità di proprietà del materiale investigato, dalla frequenza radar utilizzata anche se, nei terreni più comuni, antenne con frequenza compresa fra 250 e 500MHz (le frequenze più comunemente utilizzate) raramente permettono indagini più profonde di 4-5 m.

Il georadar presenta una serie di notevoli vantaggi nelle applicazioni forensi: permette di acquisire i dati in formato digitale e di visualizzare i risultati durante l’esecuzione della prospezione stessa (questo aspetto permette di modificare o correggere le modalità d’acquisizione dei dati durante l’indagine); permette di rilevare la presenza di oggetti di differente natura e composizione (metallici e non metallici come plastiche, resine, legno, materiali da costruzione, inquinanti non conduttori, fosse, tombe, tracce di scavo e corpi sepolti); lo strumento può essere utilizzato in aree aperte ma anche all’interno di strutture abitative, sui pavimenti e sui solai, sulle pareti, sulle colonne e sui piloni. Tutte queste caratteristiche fanno del georadar lo strumento elettivo per le indagini forensi e, soprattutto, per i sopralluoghi investigativi in cui i tempi di verifica sono particolarmente limitati e molte volte richiedono tecniche di indagine non distruttive. In ambito forense il georadar viene utilizzato in particolare per la ricerca e la localizzazione di corpi sepolti, diverse tipologie di oggetti obliterati in vari ambienti (quali armi, esplosivi, rifiuti ed inquinanti, ecc.) e cavità, quali bunker, intercapedini”.

Può darci un’idea di casi pratici di applicazione della geologia forense?

“I casi pratici, in cui l’applicazione delle tecniche di geologia forense possono essere di fattivo supporto alle indagini giudiziarie, sono numerosissimi ed interessano differenti tipologie di reati contro l’ambiente, la persona e il patrimonio.

Per esempio, la localizzazione di numerose discariche abusive in alcune provincie campane è stata possibile proprio tramite le tecniche di geologia forense. Dapprima è stato svolto uno studio aereo dei siti, che è consistito nell’analisi delle immagini prodotte dai sensori aviotrasportati del Servizio Aereo della Guardia di Finanza, con voli sia in diurno sia in notturno. Successivamente è stata effettuata un’analisi multi-temporale del territorio su base aerofotografica: in pratica è stato effettuato il confronto di foto aeree storiche con le immagini aeree più recenti al fine di studiare le modifiche morfologiche degli invasi noti e delle aree di sversamento ignote. Infine, è stato fatto il calcolo delle volumetrie degli invasi con un software di fotogrammetria digitale, da coppie stereoscopiche di aerofotogrammi. Tali analisi hanno permesso di confermare attività illecite sui rifiuti in quasi tutti i siti sospetti, per un totale di circa una novantina di siti.

Successivamente sono stati svolti studi in situ per verificare l’effettiva presenza di rifiuti, per mezzo di tecniche geofisiche (tra cui il georadar) e per analizzare la tipologia e la quantità di inquinanti nei terreni e nelle acque (sia superficiali che di falda) per mezzo di tecniche geochimiche, anche al fine di pianificare futuri interventi di bonifica.

Anche le analisi dei materiali geologici possono essere di fattivo supporto alle indagini giudiziarie.

Per esempio le analisi dei terreni possono fornire importanti informazioni per collegare un soggetto ad un luogo e per chiarire la dinamica di un crimine, perché può essere trasferito da un luogo all’altro per semplice deposizione su superfici mobili, quali calzature, pneumatici, tappetini di veicoli o attrezzi da lavoro. Molti crimini vengono commessi in aree all’aperto dove l’ambiente, che non è un sistema chiuso, è capace di interscambiare elementi con chi lo frequenta; quindi il terreno può facilmente venire in contatto con l’autore di un crimine o con la sua vittima. Sugli indumenti, le calzature o l’autovettura di un colpevole possono depositarsi granelli di sabbia provenienti dalla scena del delitto; su attrezzi da lavoro si possono ritrovare particelle di suolo che possono ricondurre al luogo ove sono state sotterrate armi e/o esplosivi; nella scena di un crimine possono essere presenti tracce di fango estranee all’ambiente che possono indicare la provenienza o la localizzazione di un probabile autore del reato. A titolo esemplificativo, si ipotizzi il caso in cui la vittima di un omicidio sia stata trasportata altrove rispetto al luogo in cui è stata uccisa; l’analisi di campioni di terreno può fornire utili indicazioni circa il legame esistente tra la vittima, il mezzo con il quale è stata trasportata, il luogo ove è stato commesso il reato e un sospettato”.

L’Identikit: Rosa Maria Di Maggio

Rosa di maggio

Rosa Maria Di Maggio si è laureata con lode in Scienze Geologiche, indirizzo vulcanologico-petrografico, presso l’Università Sapienza di Roma. Ha esperienza ultradecennale in campo forense, maturata presso il Servizio Polizia Scientifica della Polizia di Stato. Ha svolto oltre ottanta casi giudiziari con riferimento alle analisi dei terreni e dei materiali inorganici, tra i quali numerosi high profile cases e casi di interesse internazionale. Esperto della scena del crimine e del repertamento di tracce e microtracce di natura inorganica.

Ha pubblicato articoli scientifici su riviste nazionali ed internazionali, ha redatto contributi scientifici per diversi libri dedicati alle scienze forensi ed è autrice e curatrice del primo libro italiano sulla Geologia Forense.

Rosa Maria Di Maggio attualmente ricopre la carica di membro della Commissione Direttiva della IUGS Initiative on Forensic Geology, nell’ambito dell’International Union of Geological Science, con incarico di funzionario per l’Europa e rappresentante per l’Italia.

 

 

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Geologia forense, le mille applicazioni tra terra e cielo Ingegneri.info