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Gestione delle acque di lavaggio dei cassonetti stradali

Ecco come trova applicazione l’istituto del “deposito temporaneo”

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Una società produttrice di un rifiuto costituito da soluzioni acquose di scarto non contenenti sostanze pericolose, derivanti dalla gestione delle acque di lavaggio dei cassonetti industriali, ha sottoposto alla Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare un quesito (scarica qui la nota con il quesito) relativo alla possibilità di effettuare il deposito temporaneo di dette acque presso le proprie sedi operative presenti sul territorio del comune nel quale svolge il servizio di igiene urbana.
Il caso in oggetto rientra nella fattispecie disciplinata dall’articolo 230 del D.Lgs. del 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” dedicato ai rifiuti derivanti da attività di manutenzione delle infrastrutture.
Il comma 1 di tale articolo recita “Il luogo di produzione dei rifiuti derivanti da attività di manutenzione alle infrastrutture, effettuata direttamente dal gestore dell’infrastruttura a rete e degli impianti per l’erogazione di forniture e servizi di interesse pubblico o tramite terzi, può coincidere con la sede del cantiere che gestisce l’attività manutentiva o con la sede locale del gestore della infrastruttura nelle cui competenze rientra il tratto di infrastruttura interessata dai lavori di manutenzione ovvero con il luogo di concentramento dove il materiale tolto d’opera viene trasportato per la successiva valutazione tecnica, finalizzata all’individuazione del materiale effettivamente, direttamente ed oggettivamente riutilizzabile, senza essere sottoposto ad alcun trattamento”.

La relazione esistente tra deposito temporaneo e luogo in cui i rifiuti sono prodotti ha generato dubbi applicativi fin dalle origini della norma. A tal proposito, la Direttiva 2008/98/CE suggerisce di operare una netta distinzione tra deposito preliminare dei rifiuti “in attesa della raccolta”, raccolta di rifiuti e deposito di rifiuti in attesa del loro trattamento. Il deposito preliminare di rifiuti è da intendersi come attività di deposito in attesa della raccolta in impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero o smaltimento.
In linea con quanto stabilito dalla Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti, il D. Lgs. n. 152/2006 (come modificato dal D.Lgs. n. 205/2010 e dalla Legge 6 agosto 2015, n. 125) ha qualificato il “deposito temporaneo” come “il raggruppamento dei rifiuti e il deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto di detti rifiuti in un impianto di trattamento, effettuati, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, da intendersi quale l’intera area in cui si svolge l’attività che ha determinato la produzione dei rifiuti o, per gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui gli stessi sono soci, alle seguenti condizioni:
1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) n. 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;
3) il “deposito temporaneo” deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose;
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalità di gestione del deposito temporaneo”.

Chiarito che, in questa particolare fattispecie, il luogo di produzione del rifiuto può essere la sede locale della società istante, in applicazione delle specifiche disposizioni previste dal Testo Unico Ambientale, può essere effettuato un deposito temporaneo delle acque di lavaggio derivanti da tale attività presso le sedi locali dell’impresa dislocate sul territorio servito. Per sede locale del gestore deve intendersi quella più prossima al luogo in cui siano stati eseguiti i lavaggi.
Sono richieste, ovviamente, le autorizzazioni necessarie al trasporto dei rifiuti, la tenuta del registro di carico e di scarico e il rispetto delle modalità tecnico/amministrative di svolgimento del deposito temporaneo; in assenza di uno solo dei requisiti normativi richiesti, il deposito non potrà considerarsi “temporaneo” e dovrà essere qualificato come:
– “deposito preliminare”, se il collocamento dei rifiuti venga effettuato in attesa di un’azione di smaltimento;
– “messa in riserva”, qualora il materiale sia in attesa di un’operazione di recupero;
– “abbandono”, quando non siano previste successive operazioni di smaltimento e di recupero;
– “discarica abusiva”, in caso di abbandono di rifiuti reiterato nel tempo e rilevante in termini spaziali e quantitativi.

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