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“Google Earth” vale come prova penale

Utilizzabili come prova nel giudizio penale i fotogrammi scaricati dal sito internet “Google Earth”. Si combatte anche così la lotta contro il degrado del territorio

foto satellitare
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Sul web a caccia di abusi edilizi. Si combatte anche così la lotta contro il degrado del territorio.
Ma la giurisprudenza cosa ne pensa? Sono valide le prove fotografiche satellitari in caso di reati edilizi ed ambientali?

 

Che valore hanno le prove fotografiche tratte dal servizio Google Earth?

Affrontando un caso di responsabilità penale per reati in materia edilizia, la Cassazione penale (sez. terza, 19 ottobre 2017, sentenza n. 48178) si occupa, tra l’altro, della possibilità di utilizzare come prova nel giudizio penale, i fotogrammi scaricati dal sito internet “Google Earth”.

In sintesi, quindi, la Cassazione risponde all’interrogativo se Google Earth può essere utilizzato al fine di provare fatti che si riferiscono all’imputazione, alla punibilità e alla determinazione della pena o della misura di sicurezza, ovvero fatti dai quali dipende l’applicazione di norme processuali (cfr. art. 188 cod. proc. pen.).

 

Cassazione penale: le immagini “Google Earth” sono prove documentali

La Suprema Corte risponde in senso affermativo all’interrogativo, confermando la possibilità di assumere come prova le immagini reperibili da un software (programma, nel caso di specie, distribuito da Google) che genera immagini virtuali del pianeta Terra utilizzando immagini satellitari ottenute dal telerilevamento terrestre, fotografie aeree e dati topografici memorizzati in una piattaforma GIS.

In effetti, le immagini scaricate da “Google Earth”, spiegano i Giudici, “rappresentano fatti, persone o cose”; pertanto costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili ai sensi dell’art. 234, comma 1, cod. proc. pen., o 189, cod. proc. pen.

 

Acquisizione e valutazione della prova: i fotogrammi corrispondono al vero?

In particolare, nel nostro processo penale è consentita “l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo” (art. 234, comma 1, cod. proc. pen.) e quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge (c.d. prova atipica), il giudice può assumerla se essa “risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudica la libertà morale della persona” (art. 189, cod. proc. pen.).

D’altronde, precisa poi la Cassazione, il ricorrente, nel caso di specie, non deduce nemmeno di essersi opposto alla loro acquisizione, né risulta che lo abbia fatto.

La pronuncia in commento precisa poi, però, che ben altra questione è quella relativa alla valutazione del contenuto dei fotogrammi in parola, nonché quella concernente la corrispondenza al vero di quanto in essi rappresentato.

Tuttavia, conclude sul punto la Cassazione, tale questione non risulta essere stata eccepita in modo diretto dal ricorrente in sede di legittimità.

 

Sul web a caccia di abusi edilizi…

I fotogrammi in questione, pertanto, costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili e, nel caso di specie, sono stati utilizzati in un caso in cui è stata, tra l’altro, ritenuta sussistente la responsabilità penale per reati in materia edilizia (inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dal titolo IV, d.P.R. 380/2001, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire; cfr. art. 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001), oltre che per falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481, cod. pen.).

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