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I piani di gestione delle acque e del rischio alluvioni al forum ‘Fuori dal fango’

Siamo stati al forum di Torino, dove e' stata indagata la complessita' degli strumenti pianificatori e la loro sovrapposizione. Il nostro report

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La redazione degli strumenti pianificatori (PAI, Piano di Gestione delle Acque, Piano di Gestione delle Alluvioni) relativamente al dissesto idrogeologico è un’operazione non banale che rappresenta un risultato derivante dalla cooperazione, dal confronto e dalla collaborazione di diversi enti, quali ad esempio l’Autorità di Bacino (per quanto fosse stata abrogata e da sostituirsi con l’Autorità di distretto), la Regione, le Province, i Comuni, il Dipartimento di Protezione Civile.

Il 23 dicembre 2014 sono stati pubblicati i Progetti relativi al piano di gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA) e di Piano di Gestione delle Acque (PdG).

A questo proposito lo scorso 22 aprile 2015 si è tenuto a Torino il V Forum di informazione pubblica “Fuori dal fango“, il cui obbiettivo è stato quello di riunire gli stati generali per discutere il tema del dissesto idrogeologico nella Regione Piemonte (facente parte dell’Autorità di bacino del Po), alla luce di quanto disposto dall’Europa attraverso le Direttive 2000/70 CE e 2007/70/CE.

 

LEGGI ANCHE: Direttiva europea acque e Distretti idrografici: a che punto siamo?

 

La giornata, articolata in due fasi, ha previsto nel pomeriggio l’incontro tecnico volto a chiarire le connessioni tra le diverse pianificazioni e la programmazione degli interventi, seguendo come filo conduttore il tema legato alla riduzione del rischio idraulico e idrogeologico.

Comune denominatore agli interventi susseguitesi la conoscenza e la risposta del territorio, gli eventi passati, la prevenzione, la previsione e la coscienza del problema del privato cittadino.

 

 

1) La programmazione attraverso Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo (ReNDiS)

Questo progetto nasce nel 2005 a partire dall’attività di monitoraggio che l’ISPRA svolge, per conto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sull’attuazione di Piani e programmi di interventi urgenti per la mitigazione del rischio idrogeologico finanziati dal Ministero stesso.

Tra gli obiettivi principali di ReNDiS vi è quello di fornire un quadro informativo aggiornato delle opere e delle risorse impegnate nel campo di difesa del suolo, condiviso tra tutte le Amministrazioni che operano nella pianificazione ed attuazione degli interventi. Ciò rappresenta quindi uno strumento conoscitivo potenzialmente in grado di migliorare il coordinamento e, quindi, l’ottimizzazione della spesa nazionale per la difesa del suolo, nonché di favorire la trasparenza e l’accesso dei cittadini alle informazioni.

L’interfaccia di navigazione (ReNDiS-web) fornisce, a chiunque si colleghi al sito, la possibilità di consultare i dati principali degli interventi censiti e di visualizzarne il quadro d’insieme per i diversi ambiti geografici. Per gli Enti e le Amministrazioni coinvolti dal progetto, inoltre, sono disponibili una serie di funzionalità specifiche che, previa registrazione ed autenticazione, permettono l’accesso ad un set di dati più esteso e l’invio di informazioni ed aggiornamenti in tempo reale‘ (http://www.rendis.isprambiente.it/rendisweb/).

 

 

Interrogazione della mappa sul sito ReNDiS, circa la registrazione degli eventi franosi e alluvionali (http://www.rendis.isprambiente.it/rendisweb/geo.jsp?id_reg=01).

 

 

 

Numero di interventi conclusi a favore della difesa del suolo suddivisi per Regione 

 

2) Discussione del PGRA (Piano Gestione Rischio Alluvioni) e del Piano di Gestione delle Acque (PdG)

Il PGRA rappresenta lo strumento di pianificazione richiesto dalla Direttiva europea 2007/60/CE, recepita dalla legge nazionale 49/2010, in cui devono essere contenute, tra gli altri, le mappe di pericolosità alluvioni in cui sono presenti tre possibili scenari di pericolosità: L (low): bassa; M (medium): media; H (high): alta.

Suddette mappe saranno un supporto per la redazione del Piano di gestione e dovranno rispondere ai requisiti stabiliti dalla comunità europea. Questo strumento è previsto dalla Direttiva Quadro sulle Acque (Direttiva 2000/60/CE), che ha l’obiettivo di istituire in Europa un quadro per la protezione delle acque (intese di qualsiasi natura), al fine di ridurre l’inquinamento, impedire un ulteriore deterioramento e migliorare l’ambiente acquatico, promuovere un utilizzo idrico sostenibile e contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità. La Direttiva 2000/60/CE prevede che, entro il 22 dicemebre 2015, gli Stati membri debbano raggiungere un buono stato ambientale per tutti i corpi idrici e individua nel Piano di Gestione (PdG) lo strumento conoscitivo, strategico e operativo attraverso cui gli Stati devono applicare i suoi contenuti a livello locale.

Per quanto concerne la Regione Piemonte si è rilevato che il 65% dei comuni ha adeguato il proprio piano regolatore al PAI, questo dato è il risultato dei prospetti presenti nell’Allegato n.5 ‘Contributi alle mappe di pericolosità e di rischio pervenuti dal pubblico nell’ambito del processo partecipato – Relazione Regione Piemonte‘ (http://pianoalluvioni.adbpo.it/il-piano-di-gestione-alluvioni/progetto-di-piano-di-gestione-del-rischio-alluvioni/).

 

3) Coordinazione con l’attività di Protezione Civile

Il Dipartimento di Protezione Civile entra in gioco nel PGRA per gli aspetti legati a:

  • l’attivazione di previsione e monitoraggio;
  • il ruolo dei presidi idraulici;
  • i piani di laminazione (quanto previsto nella parte III della Direttiva 2000/60/CE);
  • il supporto ai piani di emergenza.

 

4) Discussione degli sviluppi futuri del PGRA

Le caratteristiche e l’impianto del PRGA deve essere conoscitivo, orientativo circa le strategie da intraprendere, non vincolante (ovvero le modalità di scelta su come attenersi al piano dipendono dalla situazione) e si deve occupare delle aree ad elevata pericolosità, poiché l’intero territorio invece è competenza del PAI (Piano di Assetto Idrogeologico). Tra le zone ad elevata pericolosità vengono riconosciute quelle corrispondenti alle aree prioritarie di intervento (ARS), che corrispondono a nodi idraulici critici (nel caso del Piemonte, ad esempio Ivrea, Torino e Alessandria), ovvero si pratica una scomposizione del bacino. Il PGRA è quindi uno strumento strategico che si affianca al PAI e che deve possedere degli obiettivi che dovranno poi essere relazionati alla Comunità Europea, come previsto dalla direttiva. Per il distretto Padano gli obiettivi sono:

  • migliorare la conoscenza del rischio: attività che prevede l’eduzione del cittadino non necessariamente tecnico;
  • migliorare la performance dei sistemi difensivi esistenti (come previsto dal PAI, verificandone l’operatività);
  • ridurre l’esposizione al rischio, ovvero lavorare sul contesto urbano prevedendo una delocalizzazione dei beni esposti al rischio);
  • dedicare un maggiore spazio ai corsi d’acqua, applicando anche una riqualificazione e applicando una corretta regimazione;
  • difesa delle città e dell’area metropolitana (una proposta è quella di inserire vasche di laminazione nei bacini idrici, il che porterebbe a una diminuzione delle portata con tempo di ritorno di 200 anni).
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5) Il piano dei sedimenti (PGS)

Quattro sono gli interventi caricati in ReNDiS e sei in fase di costruzione. Questo piano costituisce un punto di incontro tra le due direttive.

 

6) Finanziamenti

In base al decreto “Sblocca Italia”, convertito nella legge n. 164/2014, è istituita la figura Commissario Straordinario a cui sarà affidata la parte gestionale degli interventi. È alla firma del Ministero dell’Ambiente e delle Infrastrutture il DPCM che stabilirà le condizioni tecniche affinché l’intervento sia ritenuto finanziabile, ovvero in base al dettaglio dell’intervento (sarà data la precedenza a quegli interventi in cui è presente un alto valore di esposizione al rischio, cercando di spingere i grado di progettazione oltre il livello preliminare), al suo impatto e ai benefici che ne conseguiranno una volta realizzato. Per ciascuna Regione sarà quindi redatta una scala di priorità d’intervento in cui a ciascuno di essi sarà attribuito un valore pesato. Ciò comporterà un cambiamento nella presentazione delle schede informative prodotte da ReNDiS che dovranno, quindi contenere le seguenti voci:

  • classificazione dell’area (coerentemente con quanto previsto dal PAI);
  • esposizione e vulnerabilità;
  • descrizione dell’evento;
  • descrizione dell’intervento (in cui saranno fornite le classi di pericolosità o rischio raggiunte una volta terminato l’intervento previsto).
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