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I vantaggi del regolamento EMAS per le energie rinnovabili in Italia

Il regolamento EMAS nel settore delle energie rinnovabili in Italia induce un miglioramento continuo delle prestazioni ambientali

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In Italia, negli ultimi anni, si è avuto un significativo aumento del contributo al fabbisogno energetico nazionale da parte delle fonti rinnovabili, in perfetta linea con il trend europeo. Basti pensare che solo nel 2011, la produzione nazionale ha registrato un incremento delle energie rinnovabili (bioenergie, eolica, idrica e fotovoltaica) pari al 7,8% rispetto al 2010, con l’energia eolica e quella fotovoltaica che hanno raggiunto rispettivamente i 9,8 miliardi di kWh (+8%) e i 10,7 miliardi di kWh (+469,2%) per quanto riguarda la produzione netta.

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In questo diagramma viene riportato in termini percentuali la potenza efficiente lorda delle differenti tecnologie rinnovabili. L’energia idroelettrica è la più impiegata, seguita rispettivamente da quella fotovoltaica, eolica, produzione da biomasse e geotermica (Fonte: Elaborazione ISPRA su dati GSE/Terna 2011)

L’energia idroelettrica che copre mediamente il 10-15% del fabbisogno energetico nazionale, dopo essere stata la principale fonte di energia elettrica e aver coperto gran parte del fabbisogno energetico fino agli anni settanta, è andata gradualmente diminuendo negli anni. La produzione di energia idroelettrica infatti si è assestata su valori costanti da una quarantina di anni ed è stata progressivamente superata dalla produzione termoelettrica in grado di soddisfare il crescente fabbisogno energetico degli ultimi decenni. Il potenziale della risorsa idroelettrica quindi è stato già pienamente sfruttato non lasciando grosse prospettive di espansione per questo settore.

Le altre tipologie di energie rinnovabili invece presentano notevoli margini di miglioramento e di espansione testimoniati dal loro crescente apporto al settore produzione di energia specialmente negli ultimi anni. Il settore fotovoltaico, in particolare, è quello che più di tutti ha fatto registrare una crescita esponenziale per quanto riguarda la potenza istallata, incrementando il suo valor da 1 GW a 15 GW tra il 2009 e il 2012. Attualmente il settore fotovoltaico consente di coprire fino al 30% circa del fabbisogno elettrico durante i picchi estivi di domanda e assicura complessivamente oltre il 6% del fabbisogno Nazionale. L’Italia risulta al momento il secondo paese al mondo per potenza fotovoltaica istallata, seconda solo alla Germania. La regione italiana che presenta la maggiore potenza istallata è la Puglia seguita da Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.

Lo strumento che definisce i criteri di incentivazione nazionale nel settore fotovoltaico è il Conto Energia, che a seconda della tipologia di impianto fotovoltaico installato, della potenza prodotta e della data di entrata in esercizio dell’impianto, riconosce differenti tariffe incentivanti. Il 27 agosto 2012 entra in vigore il V Conto Energia (D.M. 5 luglio 2012) che, rispetto ai precedenti conti energia, ha introdotto delle novità significative come:
• la tariffa onnicomprensiva, che si applica all’energia immessa in rete. Si tratta di una tariffa che include sia il valore dell’incentivazione sia quello dell’energia ceduta alla rete. L’energia che invece non viene immessa, ma autoconsumata, gode di un premio definito premio per l’autoconsumo. La tariffa incentivante precedentemente veniva applicata su tutta l’energia prodotta dall’impianto, indipendentemente dall’uso fatto (vendita o autoconsumo). Sia la tariffa onnicomprensiva che il premio per l’autoconsumo variano in funzione della potenza dell’impianto e del sito di istallazione;
• la possibilità di usufruire degli incentivi per gli impianti fino a 12 kW, per quelli fino a 50 kW purché realizzati in sostituzione dell’amianto e per gli impianti tra 12 kW e 20 kW che richiedono una tariffa ridotta del 20%. Si avvalgono di questi incentivi alcune tecnologie particolari come il fotovoltaico a concentrazione. Per tutti gli altri impianti occorre invece essere iscritti all’apposito Registro.

Per quanto riguarda l’energia eolica, l’Italia sta attraversando un momento di incertezza dovuto al complicato quadro normativo, ma vanta comunque quasi 7 GW istallati che le consento di collocarsi al terzo posto in Europa e al sesto nel mondo come potenza installata. I parchi eolici non sono distribuiti uniformemente sul territorio nazionale ma si concentrano principalmente in alcune zone montuose dell’Appennino e nel meridione, con in testa la Sicilia, la Sardegna, la Campania e la Puglia per numero di impianti.

Il potenziale della risorsa eolica presenta diverse prospettive di miglioramento anche se attualmente la crescita di questo settore è meno sostenuta rispetto ad altri Paesi a causa dell’assenza di una legge quadro o di un testo unico sulle energie eoliche al quale si aggiunge talvolta l’avversione di diverse comunità locali per i parchi eolici a causa dell’impatto visivo, della rumorosità e dei presunti danni all’agricoltura e agli allevamenti. Riguardo quest’ultimo punto, l’interesse e gli investimenti verso tecnologie offshore sono destinati ad aumentare visto la possibilità di costruire grandi impianti lontani da zone abitate, scongiurando così le eventuali opposizioni verso la realizzazione di impianti eolici di grande taglia.

L’attuale politica industriale dell’eolico risulta essere piuttosto deficitaria poiché manca di un adeguato coordinamento pubblico-privato nella ricerca, di incentivi e investimenti sufficienti e di una disciplina autorizzativa più snella.

Il settore delle biomasse ha significativamente aumentato il suo contributo al sistema energetico negli ultimi anni. I residui forestali, il biogas, i rifiuti solidi urbani e gli oli vegetali vengono utilizzati per la produzione di energia elettrica e termica, mentre i biocarburanti vengono impiegati per alimentare l’autotrazione.

Nonostante il suo apporto al fabbisogno nazionale resti inferiore rispetto a molti Paesi, le biomasse pesano per l’11% della produzione elettrica da rinnovabili e per il 2,6% di quella complessiva. Secondo l’ultimo rapporto statistico pubblicato dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), a partire dal 1999 il settore ha fatto registrare un incremento medio annuo del 14.8% della potenza installata in Italia che alla fine del 2009 ha raggiunto un valore 2018 MW. La maggior parte della potenza, circa il 62% del totale, appartiene agli impianti alimentati da rifiuti solidi urbani e da biomasse solide. Oltre il 50% della potenza installata è localizzata in tre regioni: Lombardia, Emilia Romagna e Campania.

Il regolamento EMAS III sposa i principi espressi dall’attuale politica comunitaria in materia di ambiente dandone piena attuazione e facendo dell’impegno al miglioramento continuo delle prestazioni ambientali un obiettivo prioritario anche nel settore energetico. La gestione degli aspetti ambientali attraverso un approccio sistematico e pianificato consente infatti di ottenere notevoli benefici in termini di risparmio di risorse e efficienza energetica, elementi essenziali nell’attuale politica energetica e ambientale dell’UE favorendo quindi la razionalizzazione e il risparmio di energia e materie prime. A tal proposito è stato dimostrato che EMAS consente a tutti i tipi di organizzazioni di ottenere un risparmio energetico annuale che da solo supera i costi annuali di mantenimento della registrazione EMAS.

Per questi motivi lo schema EMAS è particolarmente adatto in un settore resource-intensive come quello della produzione di energia elettrica, costretto a incrementare continuamente la propria produttività al fine di soddisfare la crescente domanda energetica in un contesto nel quale limitatezza e incremento dei prezzi delle materie prime (es: combustibili fossili) sono dei problemi molto attuali.

Un altro aspetto da evidenziare è quello relativo alle problematiche associate al cambiamento climatico, particolarmente significative in un settore ad elevato impatto ambientale come quello della produzione dei energia elettrica. Gli skateholder sono sempre più sensibili riguardo le tematiche ambientali che coinvolgono mutamenti climatici e si aspettano che lo siano pure le organizzazioni. In quest’ottica l’adozione di EMAS rappresenta un mezzo per migliorare le performance ambientale anche dal punto di vista delle emissioni. L’opportunità di documentare periodicamente le proprie emissioni industriali, attraverso uno specifico set di dati, oltre a testimoniare la volontà di garantire trasparenza sul proprio operato da parte delle organizzazioni, agevola quest’ultime nell’individuazione di espedienti e soluzioni a basso costo che aiutano la riduzione di inquinanti e gas serra nei processi di produzione di energia elettrica.

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