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Il carico neve e la formazione di una valanga

Come si formano le valanghe? A cosa è dovuto il carico di neve? Alle domande risponde l'esperto

formazione valanga
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Le valanghe sono masse di neve in movimento in grado di generare danni anche catastrofici a persone e/o cose. “Una valanga è una massa di neve che si mette in moto, in modo istantaneo, a seguito della rottura delle condizioni di equilibrio del manto nevoso presente su un pendio sufficientemente inclinato, per cause naturali o accidentali e precipita verso valle per effetto della forza di gravità ed in condizioni di scarso attrito”.

Solitamente si verificano in territori montuosi caratterizzati da precipitazioni solide che possono coinvolgere ambiti quali, ad esempio, le infrastrutture, le vie di comunicazione e i fabbricati civili ed industriali. Una volta che la neve si è posata al suolo non mantiene inalterate le proprie caratteristiche, bensì subisce delle trasformazioni (metamorfismi) a seguito dell’azione dei seguenti agenti:
• Temperatura esterna ed umidità dell’aria;
• Calore interno della terra;
• Vento: ha una notevole influenza sul manto nevoso dal momento che provoca nella neve una trasformazione di tipo meccanico con formazione di grani fini caratterizzati da una maggiore coesione e una maggiore densità rispetto al manto nevoso originario. La neve erosa da un preesistente manto nevoso situato in una localizzazione sopravento si accumula in un sito sottovento dando luogo ad uno strato di neve ventata che chiameremo lastrone da vento. Un lastrone di neve depositato dal vento è la trappola più pericolosa per chi si muove in montagna;
• Nuove precipitazioni solide o liquide od occulte (nebbia);
• Soleggiamento diretto.

Il manto nevoso, per effetto dell’azione degli agenti sopra menzionati, diventa con il passare del tempo una struttura stratificata; gli strati possono avere uno spessore variabile, dall’ordine del millimetro fino a diversi decimetri ed i parametri che li contraddistinguono e che gli esperti misurano sono: la coesione, cioè la capacità da parte dei singoli grani di neve di rimanere uniti tra loro in virtù delle forze intermolecolari; la densità; la forma e la dimensione dei cristalli; infine l’umidità.

I rapporti che intercorrono tra i singoli strati definiscono la struttura del manto nevoso. Se ad esempio all’interno di un manto nevoso vi è una situazione per cui uno strato con scarsa coesione si trova al letto di uno strato ad elevata coesione, è evidente che tale assetto conferisce a quel manto una struttura debole: lo strato a scarsa coesione fungerà da piano di scivolamento dello strato coesivo che sta al tetto.
In ogni caso affinchè una valanga possa generarsi è necessario che il pendio su cui il manto nevoso giace abbia un’inclinazione minima, rispetto all’orizzontale. Più precisamente:
• α >25° se di neve umida;
• α >30° se di neve asciutta
Al di sopra dei 50° i pendii divengono meno pericolosi dal momento che a partire da tale inclinazione la neve non è più in grado di accumularsi in quantità significative e tende a distaccarsi dallo stesso già durante la nevicata, attraverso piccole colate di neve. E’ anche vero che sotto i 30° è molto difficile che si possa generare un distacco, tant’è che convenzionalmente si attribuisce ai 28° il limite inferiore di distacco.

L’inclinazione critica del pendio è condizione necessaria affinché una valanga possa generarsi ma ovviamente non sufficiente, dal momento se la struttura del manto nevoso è stabile e non vi sono accidenti meteorologici in grado di indebolirne la struttura repentinamente, quel manto potrà rimanere in equilibrio con ampi margini di sicurezza anche su pendii al di sopra della soglia critica. Viceversa, se il manto nevoso è caratterizzato da una struttura debole, per effetto ad esempio della presenza al suo interno di strati a debole coesione (i cosiddetti strati deboli), basterà una lieve alterazione per innescare la valanga, come ad esempio la sollecitazione dovuta al passaggio di una singola persona. Come per le frane, anche per le valanghe si possono quindi elencare una serie di cause predisponenti e di cause scatenanti. Le prime possono essere ascritte a:
• pendii con inclinazione >25°/30°;
• presenza di strati deboli all’interno del manto nevoso;
• presenza di lastroni da vento.
Le cause scatenanti invece a:
• nuove nevicate;
• Aumento della temperatura del manto per effetto di un aumento della temperatura esterna o per precipitazioni piovose o foehn;
• nuova azione eolica;
• passaggio di persone o animali;
• caduta di sassi o cornici;
• scuotimento dovuto a sisma.

Le valanghe possono essere classificate in relazione:
1. alla coesione e quindi della geometria della superficie di distacco:
a. Valanga a debole coesione, se la zona di distacco e puntiforme
b. Valanga a lastroni, se la zona di distacco ha una certa estensione lineare;
2. alla superficie di slittamento:
a. Valanga di superficie, se non viene interessato l’intero spessore del manto nevoso;
b. Valanga di fondo, se tutto il manto nevoso si distacca;
3. alla forma del percorso:
a. Valanga di versante, se interessa versanti aperti più o meno regolari;
b. Valanga incanalata, se interessa avvallamenti o canaloni;
4. all’umidità della neve:
a. Valanga di neve densa, nel caso di neve asciutta (si tratta generalmente di valanghe a lastroni);
b. Valanga di neve bagnata (si tratta generalmente di valanghe a debole coesione);
5. al tipo di movimento:
a. Valanga radente, se il moto avviene parallelamente al pendio;
b. Valanga nubiforme, nel caso di neve molto fredda che, in presenza di pendii molto ripidi con salti di roccia, si mescola all’aria formando una nube che può muoversi con velocità anche dell’ordine dei 300 km/ora.

Foto 1 valanga a debole coesione, di versante

Foto 1 valanga a debole coesione, di versante

Foto 2 Valanga incanalata, a debole coesione

Foto 2 Valanga incanalata, a debole coesione

Foto 3 Valanga di versante, di fondo e a lastroni

Foto 3 Valanga di versante, di fondo e a lastroni

Foto 4 Valanga di versante, di superficie e a lastroni

Foto 4 Valanga di versante, di superficie e a lastroni

Foto 5 Valanga di versante, di superficie e a debole coesione

Foto 5 Valanga di versante, di superficie e a debole coesione

Foto 6 Valanga nubiforme

Foto 6 Valanga nubiforme

Fonti consultate/web
Dott. Geol. Galatà Giovanni “Introduzione allo studio delle valanghe”, Ordine dei Geologi Regione Abruzzo, 23 maggio 2017

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