Il rischio idrogeologico riguarda l'85% dei comuni italiani | Ingegneri.info

Il rischio idrogeologico riguarda l’85% dei comuni italiani

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Ecosistema Rischio 2011, l’indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile, ha monitorato le attività di prevenzione realizzate da oltre 1.500 fra le 6.633 amministrazioni comunali italiane classificate a rischio idrogeologico potenziale più elevato.

Ben 1.121 tra i comuni intervistati (85%) rilevano la presenza sul proprio territorio di abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in zone a rischio frana. Inoltre il 56% dei comuni sottolinea la presenza in zone a rischio di fabbricati industriali, interi quartieri (31%), strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali (20%) e strutture ricettive turistiche o commerciali (26%).

Una situazione di pericolo, quella che emerge dal dossier che stima riguardi oltre 5 milioni di persone. A fronte di ciò sono ancora poche le amministrazioni (29%) che affermano di essere intervenute in maniera positiva nella mitigazione del rischio idrogeologico. Migliore, invece, appare la situazione nell’organizzazione del sistema locale di protezione civile: l’82% dei comuni intervistati ha dichiarato di avere un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, anche se soltanto la metà lo ha aggiornato negli ultimi due anni.

Il 69% dei comuni interpellati ha dichiarato di aver svolto regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica, e il 70% di avere realizzato opere per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua o di consolidamento dei versanti franosi.

Intanto, le delocalizzazioni procedono a rilento: soltanto 56 comuni intervistati (4%) hanno affermato di aver intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 2% dei casi si è provveduto con interventi analoghi su insediamenti o fabbricati industriali.

Altro punto dolente riguarda l’informazione alla popolazione sui rischi idrogeologici, sui comportamenti da adottare in caso di pericolo, sui contenuti del piano d’emergenza e sulla formazione del personale. Soltanto il 33% dei municipi che hanno risposto al questionario ha organizzato iniziative rivolte ai cittadini e il 29% ha predisposto esercitazioni per testare l’efficienza del sistema locale di protezione civile.

Quest’anno nessun comune raggiunge la classe di merito “ottimo” nella classifica predisposta da Legambiente sulla mitigazione del rischio idrogeologico. I più virtuosi sono Peveragno (Cn), Endine Gaiano (Bg), e Senigallia (An).

Le “maglie nere”, invece, vanno a Bagnoli Irpino, Moschiano e Quindici (Av), Castelmassa (Ro), Biccari (Fg), Garessio (Cn), Sannicandro di Bari (Ba), Monterosso Calabro (Vv). Fanalino di coda, Lagnasco (Cn), con un punteggio pari a zero. In questi comuni è presente una pesante urbanizzazione delle zone esposte a pericolo di frane e alluvioni e non sono state avviate sufficienti attività mirate alla mitigazione del rischio, né dal punto di vista della manutenzione del territorio, né nell’organizzazione di un efficiente sistema comunale di protezione civile.

O.O.

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