Dalle discariche abusive all'archeologia: come e quando si effettua un'indagine magnetica? | Ingegneri.info

Dalle discariche abusive all’archeologia: come e quando si effettua un’indagine magnetica?

Il geologo e geofisico Sandro Veronese ci illustra l'importanza e le applicazioni dell'indagine magnetica anche in campo ambientale

Ing. Geologo Sandro Veronese
Ing. Geologo Sandro Veronese
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Abbiamo interpellato il geologo/geofisico Dr. Sandro Veronese che ci ha illustrato l’impiego dell’indagine magnetica al fine di individuare, ad esempio, strutture antropiche nel sottosuolo oppure discariche abusive. In quest’intervista si tratterà l’uso dell’indagine magnetica per il reperimento di manufatti antropici nel sottosuolo. Nello specifico:

L’indagine magnetica: principi e limiti di utilizzo

Come è condotta un’indagine magnetica?

Dove si può utilizzare un’indagine magnetica?

Applicazioni in ambito archeologico

Applicazioni nel settore ambientale

L’ indagine magnetica: principi e limiti di utilizzo

La prospezione magnetica si basa sulla misura dell’intensità del Campo Magnetico Terrestre (C.M.T) che come è noto avvolge il pianeta Terra. Se si misura l’intensità del C.M.T all’interno di un’area di qualche ettaro, si scopre che il valore del C.M.T è praticamente lo stesso in tutta l’area (astraendo naturalmente dalla variazione diurna del C.M.T.).

Se invece, nel sottosuolo sono presenti strutture antropiche, come lo sono quelle archeologiche, l’intensità del C.M.T nei pressi delle strutture sarà diverso da quello che caratterizza il C.M.T nelle zone lontane dalle stesse.

Il fatto che le strutture archeologiche (ma non solo, ad esempio anche i paleoalvei sono in grado di alterare il C.M.T ) siano in grado di modificare l’andamento del C.M.T. è una scoperta che risale agli anni ’50.

In breve due sono i meccanismi fisici che, agendo sulle strutture, fanno sì che le stesse siano individuabili:

  • la magnetizzazione termorimanente: caratterizza le strutture che hanno subito l’azione del fuoco, come ad esempio fornaci, focolari, e tutte le strutture costituite da mattoni cotti e da rocce magmatiche , è in estrema sintesi dovuta all’azione del calore e alla presenza del C.M.T. Si può dire che rappresenta una magnetizzazione fossile.
  • la magnetizzazione indotta caratterizza particolari strutture quali sepolture ad inumazione, paleosuoli, fossati e paleoalvei; strutture che sono generalmente costituite da sedimenti caratterizzati da una suscettività magnetica differente da quella del terreno in cui sono sepolti.  Questa magnetizzazione è dovuta all’attuale C.M.T che agisce su mezzi caratterizzati da una divera suscettività magnetica.

Ad ogni buon conto quale che sia il meccanismo, magnetizzazione termorimanente o  indotta, responsabile della comparsa delle “anomalie magnetiche” di aree cioè dove i valori del C.M.T differiscono  dal valore medio,  l’individuazione delle anomalie è la finalità dell’indagine magnetica.

Come è condotta un’indagine magnetica?

L’indagine magnetica o prospezione magnetica comporta la misura dell’intensità del campo magnetico e /o del suo gradiente verticale, lungo prefissati profili.

Lo strumento solitamente impiegato è il magnetometro al cesio, con il quale si possono fare fino a 10 misure al secondo. Operativamente si segue la seguente procedura: si cammina lungo il profilo ed in funzione della velocità dell’operatore, che può variare tra 1 e 2 m/sec,  si campiona l’intensità del campo magnetico ogni 10, 20 cm.

Dal momento che i profili sono generalmente distanti 0,5 e 1,0 m, si capisce che l’indagine, ad esempio di un’area di 1 ettaro, comporta la registrazione di diverse decine di migliaia di misure dell’intensità del campo magnetico. I programmi dedicati per le indagini magnetiche restituiscono i dati(valore del C.M.T) attraverso  mappe  2D.

Dalla lettura delle suddette mappe  si cerca di individuare le anomalie che per forma ed intensità possono essere state originate da strutture di interesse archeologico. E’ evidente che l’interpretazione dei risultati di una indagine magnetica presuppone una notevole esperienza, che si acquisisce in anni se non decenni.

Dove si può utilizzare la metodologia magnetica?

Il metodo magnetico è impiegato in ambiti non antropizzati, in aperta campagna e comunque sufficientemente lontano da sorgenti di campi magnetici continui che, sovrapponendosi al campo magnetico terrestre ne rende inutilizzabile la misura.

Ad esempio si deve fare attenzione e valutare il grado di disturbo che potrebbe interessare le misure magnetiche per la presenza nelle vicinanze dell’area da investigare di una linea ferroviari elettrificata, e/o di una linea telefonica.

Attenzione va posta anche alla natura del terreno, se il suolo è il risultato dell’alterazione di rocce vulcaniche, è molto probabile che l’area indagata presenti anomalie dovute alla presenza di minerali ferromagnetici, anomalie che potrebbero oscurare quelle eventualmente prodotte dalle strutture antropiche.

Questo problema per fortuna non esiste in Pianura Padana, ma si incontra in alcune aree dell’Italia centrale.

Infine il metodo magnetico non può essere impiegato in città, o in zone fortemente antropizzate vista ad esempio la presenza di fabbriche e/o centrali elettriche.

Applicazioni in ambito archeologico

Ho iniziato nel lontano 1982 realizzando una indagine magnetica sulla Mutera di Oderzo, l’antica città romana  di Opitergium, utilizzando un magnetometro a protoni che impiegava 5 secondi per fare una misura del C.M.T.

Oggi nello stesso intervallo di tempo, ovvero in 5 secondi, usando un magnetometro al cesio è possibile eseguire  50 misure, ciò rende possibile l’investigazione di aree di diverse decine di ettari.

L’indagine magnetica  individuò la presenza al centro della Mutera di una fornace romana e grazie a questa scoperta la Mutera venne dichiarata monumento archeologico e salvata dalla distruzione (leggasi spianamento) cui erano state sottoposte altre collinette artificiali simili alla Mutera presenti in Veneto.

Immagine fornita dal geol. Veronese

Immagine fornita dal geol. Veronese

Nel 1990 ho realizzato una indagine magnetica ed elettrica che hanno portato alla scoperta dell’area sacra di Lova di Campagna Lupia in provincia di Venezia. L’area sacra è costituita da due templi, una stoà ed un propileo.

Nel 1991 ho realizzato una indagine magnetica sul sito archeologico di Altino (Venezia), indagine che ha portato alla scoperta della parte orientale della città romana  di Altinum di cui ho ricostruito la struttura urbana.

Nel 2000 ho condotto una indagine magnetica in Turchia per conto della  Bilkent University  di Ankara a Kinet Hoyuk una località nella Piana di Isso sul mare Mediterraneo presso il confine con la Siria.   L’indagine ha portato alla scoperta di due strade romane imperiali del III e IV secolo D.C.

Applicazioni nel settore ambientale

Il metodo magnetico viene impiegato con brillanti risultati anche nel settore ambientale, ad esempio nella ricerca di discariche selvagge e in generale di oggetti ad esempio bidoni e fusti sepolti che possono contenere sostanze pericolose per l’ambiente e inquinanti.

 Chi è Sandro Veronese?

Il Dr. Sandro Veronese geologo/geofisico libero professionista dirige dal 1981 lo STUDIO GEO-LAND. Dopo la laurea (1976) è rimasto tre anni all’Istituto di Mineralogia di Ferrara in qualità di Esercitatore per il corso di Fisica Terrestre conducendo ricerche sulla metodologia “Induced Polarization Time–Domain”, i risultati  sono stati presentati al 42°meeting della European Association of Exploration Geophysicists ad Instanbul nel 1980 .

Nel 1981 ha iniziato ad occuparsi della applicazione delle metodiche geofisiche nella ricerca archeologica e nella tutela ambientale. Negli anni accademici 2001/2002, 2002/2003 è stato Docente del corso di “Metodi geofisici applicati alla ricerca archeologica” agli studenti della Laurea Specialistica in  Archeologia e Conservazione dei Beni Archeologici  dell’Università  Ca’ FOSCARI di Venezia.

E’ inoltre membro della “Environmental and Engineering Geophysical Society” (EEGS) e della “European Association of Archaeologists” (EAA), è impegnato nel miglioramento delle metodologie geofisiche in ambito archeologico ed ambientale e alla loro divulgazione partecipando con comunicazioni ed articoli a convegni nazionali ed internazionali.

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