Ingegneria ambientale, l'Oice chiede piu' concorrenza | Ingegneri.info

Ingegneria ambientale, l’Oice chiede piu’ concorrenza

L'appello dell'Oice in un workshop a Roma: "Universita' avvantaggiate nelle gare pubbliche, rivedere le regole"

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L’Oice, l’associazione delle organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica, chiedere “regole più concorrenziali per lo sviluppo dell’ingegneria ambientale e per interventi di maggiore qualità”. L’appello arriva dal workshop sulla sostenibilità ambientale tenutosi il 19 febbraio a Roma, presso la sede di Confindustria, che ha visto confrontarsi esponenti della committenza e degli operatori del settore dell’ingegneria ambientale.

“L’iniziativa che abbiamo organizzato dimostra ancora una volta il rilievo di questo settore dell’ingegneria che l’Associazione sostiene e promuove fin dai lontani anni ’80 quando organizzammo il Convegno ‘La rivoluzione ambientale’”, ha affermato Patrizia Lotti, presidente Oice. “E’ passato tanto tempo, ma una cosa è senz’altro rimasta immutata: la centralità del progetto in ogni intervento che affronta le tematiche ambientali e il ruolo fondamentale delle società di ingegneria nell’integrazione delle competenze specialistiche”.

“Occorre prendere atto della crescita del nostro settore e delle nostre società che, dopo molti anni in cui hanno operato un po’ soffocate dalla presenza dei colossi stranieri, adesso riescono ad acquisire un ruolo autonomo e di rilievo grazie alle proprie capacità tecniche e professionali maturate negli ultimi venti anni”, ha aggiunto Patrizia Vianello, vice presidente con delega per l’ambiente. “Allo stesso modo con piacere abbiamo registrato i grandi passi in avanti compiuti nel campo della sostenibilità ambientale dall’industria italiana che ha investito molto e contribuito fortemente alla creazione di occupazione qualificata”.

Sulla questione della maggiore concorrenza e competitività, Vianello chiede anche “di fare chiarezza anche sui ruoli di alcuni attori come le Università, che possono collaborare con noi, ma non possono mettere al centro delle loro funzioni istituzionali la partecipazione a gare pubbliche da una posizione di indubbio vantaggio rispetto alla concorrenza privata; ugualmente occorre definire con maggiore precisione quali debbano essere le funzioni delle Arpa. Poi occorre fare in modo di affidare”, conclude, “valutando la qualità delle offerte e non solo il prezzo, come spesso accade quando sono le grandi società pubbliche, ancorché formalmente private, ad aggiudicare i contratti”.

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