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Ingegneria naturalistica: come scegliere le piante

Gli interventi di ingegneria naturalistica sono pratiche per le sistemazioni antierosive e di consolidamento. Breve guida alla scelta delle piante

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Gli interventi di ingegneria naturalistica sul territorio interessato dal dissesto idrogeologico prevedono l’impiego di piante vive negli interventi antierosivi e di consolidamento dei versanti accanto a soluzioni tecniche tradizionali, con la finalità di ricostruire l’ecosistema naturale. Il motivo è da ricercarsi nell’azione protettiva esercitata dalla vegetazione nei confronti dell’erosione del suolo, dei deflussi delle acque superficiali e dei fenomeni d’instabilità dei versanti.

Le azioni meccaniche indotte sui versanti consistono in una protezione antierosiva dalle acque dilavanti unitamente alla stabilizzazione dello strato superiore del suolo a opera degli apparati radicali, con la riduzione dell’erosione e del trasporto solido a valle. Lungo versanti con copertura vegetale densa, la velocità di deflusso delle acque è circa un quarto di quella che si avrebbe, a parità di pioggia, su suoli privi di vegetazione e, di conseguenza, l’azione erosiva, che varia con il quadrato della velocità, può scendere fino a 1/16.

Le piante e i popolamenti forestali in particolar modo, svolgono un’importante funzione idrologica: le foglie intercettano le precipitazioni, causando perdite dovute ad assorbimento ed evaporazione, le radici e i fusti fanno crescere la scabrezza del terreno e la permeabilità del suolo, aumentando la capacità d’infiltrazione, le radici assorbono l’umidità dal suolo che si perde nell’atmosfera mediante la traspirazione.

Gli effetti contrari alla stabilità del versante sono legati al peso degli alberi che sovraccarica il versante e all’esposizione al vento delle piante che trasmettono forze dinamiche al versante.

Affinché l’intervento di ingegneria naturalistica sia ritenuto efficace occorre considerare diversi fattori tra cui, ad esempio:

  • –> l’analisi delle caratteristiche bioclimatiche e geomorfologiche delle aree di intervento;
  • –> l’analisi della flora, con particolare attenzione alle specie da impiegare per le loro caratteristiche biotecniche;
  • –> un’accurata selezione delle specie da impiegare;
  • –> una definizione dei criteri progettuali.

Rimane valido il principio di adottare nella scelta progettuale le tecniche a minor livello di energia (complessità, tecnicismo, artificialità, rigidità e costo) a pari risultato funzionale/biologico.

Per quanto concerne la scelta delle specie da adottare, è meglio impiegare il più possibile materiali naturali e specie autoctone, soprattutto nelle aree protette dove inoltre è bene abbinare materiali biodegradabili.

L’uso di materiali artificiali è idoneo nel caso di dissesti geotecnici e/o idraulici per la protezione delle infrastrutture e degli insediamenti costruiti nelle prossimità.

 

Interazioni vegetazione-versante che ne influenzano la stabilità

 

 

Le piante impiegate negli interventi devono possedere le seguenti caratteristiche:

  1. 1) caratteristiche tecniche, che a loro volta si distinguono tra:
  • –>difesa dall’erosione attraverso la copertura del terreno e la riduzione delle azioni indotte dalle precipitazioni;
  • –>aumento e miglioramento dei parametri geotecnici corrispondenti alla resistenza del terreno, ad esempio la coesione;
  • –>regolazione del gradiente ideologico del terreno, inteso come fenomeni di evaporazione, formazione e miglioramento del suolo;
  • –>riduzione della velocità di scorrimento superficiale;
  • –>riduzione della forza di trascinamento dell’acqua;
  1. 2) caratteristiche biologiche, che consistono in:
  • –>resistenza alla sommersione anche per lunghi periodi (è il caso dell’impiego di salice o pioppo bianco);
  • –>capacità di rigenerazione e adattamento all’ambiente di inserimento;
  • –>capacità di getto di radici avventizie;
  • –>capacità riproduttiva per via vegetativa.

 

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