Italiasicura, ente inutile? Intervista a Mauro Grassi | Ingegneri.info

Italiasicura, ente inutile? Intervista a Mauro Grassi

Abbiamo intervistato Mauro Grassi, Direttore della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, per parlare della chiusura di Italiasicura e di dissesto idrogeologico

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Da venerdì scorso, 13 luglio, è entrato in vigore il decreto legge “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità (GU Serie Generale n.160 del 12-07-2018) che riassegna le competenze dei diversi Ministeri, tra cui quello dell’Ambiente (art. 2). Attraverso questo provvedimento, chiude ufficialmente i battenti la missione governativa Italiasicura.

Italiasicura è nata come struttura di missione atta a coordinare i diversi enti e le amministrazioni in merito agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico ma, al contempo, ha consentito di dare una decisa azione di stimolo, supporto, monitoraggio, controllo. Di fatto con l’insediamento del nuovo Governo” – afferma Mauro Grassi, Direttore della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche – “le possibili azioni erano sostanzialmente tre:

  • Lasciare attiva la struttura di missione e cambiare il personale che ne faceva parte, in modo da dare continuità al lavoro fatto finora;
  • Lasciare attiva la struttura ed inalterato l’organico;
  • Sciogliere la struttura di missione.

È stata scelta la terza strada, definendo l’organizzazione inutile”.

Cosa si perde attraverso questa scelta?

La scelta del Governo è assolutamente legittima, quello che rammarica è il mancato passaggio di consegne tra la struttura di missione ed il Ministero dell’Ambiente. Era praticamente pronto un piano per il Centro Nord di 1.200 milioni di euro che vedeva un’attività coordinata tra le Regioni, il Governo e la BEI (Banca europea per gli investimenti) volta alla mitigazione del rischio idrogeologico. La mancata comunicazione implica un ripartire da zero sotto molteplici aspetti: primo tra tutti lo stretto rapporto di collaborazione che si è tessuto in questi anni con le diverse Regioni. È un aspetto non banale, in quanto la possibilità di partire con un bagaglio culturale di conoscenza di quanto fatto fino ad oggi consentiva una progressione e non una ripartenza.

Quale sara la sorte delle Linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico?

L’augurio è che venga utilizzato e soprattutto aggiornato: è un risultato importante, che dimostra quanto il percorso sia stato partecipativo ed attivo, non solo da parte delle amministrazioni ma anche del privato cittadino e dal professionista. Sia attraverso le schede di sintesi che i documenti facente parte della base di conoscenza è stato dato un indirizzo alleattività di mitigazione del rischio.

Linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico

Secondo lei, questa scelta come si rifletterà sui cantieri di Italiasicura?

Per quanto riguarda i cantieri attivi immagino proseguiranno con la rete commissariale. Attraverso Italiasicura abbiamo svolto un lavoro di coordinamento quotidiano, pensato e realizzato passo dopo passo non solo con i Ministeri e le Regioni coinvolte, ma anche con le autorità di distretto, le università, gli ordini professionali, la società civile e le imprese, tutti a vario titolo impegnati sul dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Si è trattato di un lavoro di programmazione a lungo periodo che ha portato risultati importanti: i maxi lavori tuttora in corso specie sul Bisagno e Ferreggiano a Genova o sull’Arno a Firenze; l’elaborazione del primo Piano di opere e interventi contro il dissesto del nostro Paese con la programmazione di nuove risorse per più di 9 miliardi sulla difesa del territorio e l’avvio o la conclusione di circa 1400 cantieri in tutta Italia.
Italiasicura non si è occupata solo dissesto idrogeologico ma anche della sicurezza nelle scuole: con l’opcm 3274/2003 veniva richiesta l’indicazione della vulnerabilità sismica per le costruzioni esistenti. A partire del 2016 con il bando IDES fino ad oggi con la

Programmazione Triennale 2018-2020: c’è stato un rinnovato interesse in materia. Secondo il suo punto di vista cosa cambierà?

La missione Italiasicura ha coordinato le diverse discipline anche a livello ministeriale, le azioni del Ministero delle Infrastrutture, ad esempio, sono state condivise con quello dell’Ambiente e viceversa. Questo metodo apparentemente logico è non banale, è stato fatto un lavoro importante ed anche in questo caso la possibilità di intervento è stata prevista, deve essere appresa ed applicata, per questo torno a ripetere che un passaggio di consegne sarebbe stato un ottimo punto di partenza.

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