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La crisi ‘taglia’ i rifiuti urbani

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Confermando una tendenza manifestatasi già negli anni scorsi, la crisi economica continua a influenzare in modo significativo la produzione di rifiuti urbani in Italia: se tra il 2010 e il 2011 il calo era pari al -3,4%, la diminuzione prosegue anche nel 2012, con 2,5 milioni di tonnellate in meno (- 7,7%). La produzione nazionale si attesta al di sotto di 30 milioni di tonnellate, un valore analogo a quelli registrati negli anni 2002/2003. Il calo è evidente anche nel dato pro capite: nel 2012 ogni singolo abitante ha prodotto 504 kg di rifiuti, ben 32 kg in meno rispetto al 2010, con differenze territoriali significative, dai 637 kg pro capite dell’Emilia-Romagna alla Basilicata, al di sotto dei 400 kg.

E’ quanto emerge dal Rapporto Ispra 2013 sui Rifiuti Urbani, presentato nelle ore scorse all’interno di una conferenza stampa a Roma. Frutto del risultato di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati, svolta dall’Istituto in collaborazione con le Arpa/Appa, il Rapporto riporta i i dati del biennio 2011-2012 relativi alla produzione, alla raccolta differenziata e alla gestione dei rifiuti urbani, al sistema di gestione dei rifiuti di imballaggio, oltre a effettuare il monitoraggio dell’applicazione della tariffa rifiuti, l’analisi economica dei costi del ciclo integrato dei rifiuti urbani ed il monitoraggio della pianificazione territoriale.

Sono molti i dati che confermano l’influenza della crisi, e di conseguenza della contrazione degli scambi commerciali, sul comparto dei rifiuti, come ad esempio la contrazione dell’immesso al consumo di imballaggi (11,2 milioni di tonnellate) sul mercato nazionale nel 2012, pari al 3,4% corrispondente a quasi 400 mila tonnellate. Meno marcata è la riduzione degli imballaggi primari legati tipicamente ai consumi alimentari.

Di contro, il Rapporto registra l’aumento della spesa media annua pro capite per il servizio di igiene urbana, pari a 157,04 euro, +4,6% rispetto al 2010. I costi sono attribuibili alla gestione dei rifiuti indifferenziati per il 42,6%, alle raccolte differenziate per il 24%, allo spazzamento e al lavaggio delle strade per il 14,4% e ai costi generali del servizio e del capitale investito perla rimanente percentuale. A livello di distribuzione geografica dei costi, si spende molto di più al Centro (193 euro pro capita), mentre la cifra scende a 144 euro al Nord e si attesta sulla media nazionale, 157 euro, al sud. Un singolo kg di rifiuto urbano richiede 29,2 centesimi per essere gestito (27 cent. al Nord, 31 al Centro e 32 al Sud). La percentuale di copertura dei costi del servizio con i proventi dalla Tarsu e dalla tariffa sui rifiuti passa dall’83,9% del 2001 al 94,1% del 2011, ancora al di sotto della copertura totale dei costi prevista dalla normativa vigente in materia.

Il rapporto passa poi in esame altri dati, come la diffusione della raccolta differenziata in Italia e la gestione dello smaltimento. La differenziata è in lieve aumento: 37,7% del totale nel 2011 e 39,9% nel 2012. E’ sempre il nord l’area italiana dove la differenziata è più diffusa, con una percentuale di raccolta complessiva che supera il 50%, mentre Centro e Sud raggiungono rispettivamente 32,9% al 26,7%. A livello regionale, le regioni più ‘virtuose’ sono Veneto e Trentino Alto Adige (62,6% e 62,3%), mentre Sicilia e Calabria mostrano tassi inferiori al 15%.

Sul fronte dello smaltimento, 12 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sono gestiti in discarica, circa il 39% dei rifiuti urbani prodotti, 1,5 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011 (-11,7%). Il numero delle discariche per rifiuti non pericolosi che hanno smaltito Ru, nel 2012, è pari a 186, sei in meno del 2011, confermando la tendenza già evidenziata nell’ultimo quinquennio. Dal 2003 hanno chiuso 288 discariche, l’80% delle quali al Sud (229 unità), 43 al Nord e 16 al Centro.

Infine il rapporto rileva l’esportazione di oltre 311 mila tonnellate di rifiuti urbani nel 2011, di cui circa 310 mila sono rifiuti non pericolosi (il 99,7%). La destinazione più praticata è l’Austria, con oltre 71 mila tonnellate, il 23% del totale esportato, poi la Cina (17,5%), l’Ungheria (16,9%) e la Germania (10,1%). Sono state invece importate oltre 261 mila tonnellate di rifiuti urbani di cui solo 40 tonnellate sono rifiuti pericolosi. Il Paese da cui proviene il maggior quantitativo di rifiuti urbani è la Francia,con oltre 188 mila tonnellate (72% del totale importato),s eguono Svizzera (15,7%) e Austria (4,9%).

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