La gestione rifiuti, opportunità per il professionista tecnico: intervista all'ing. Barbara Thomas | Ingegneri.info

La gestione rifiuti, opportunità per il professionista tecnico: intervista all’ing. Barbara Thomas

Abbiamo intervistato l'ing. Barbara Thomas, esperta in ambito ambientale, per parlare dell'evoluzione della normativa rifiuti e delle opportunità che il settore riserva al professionista tecnico. In vista del Master Gestione Rifiuti di Ipsoa

L'ing. Barbara Thomas, tra i docenti del Master in Gestione Rifiuti della Scuola di Formazione Ipsoa
L'ing. Barbara Thomas, tra i docenti del Master in Gestione Rifiuti della Scuola di Formazione Ipsoa
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Prende il via a Padova il 4 novembre 2016 una nuova edizione del Master Gestione rifiuti, percorso ormai collaudato ed efficace di formazione professionale specifica frutto dell’esperienza della Scuola di formazione Ipsoa. Rivolto a ingegneri, professionisti che si occupano di gestione rifiuti, tecnici e consulenti ambientali, il Master guarda anche ai giovani che pianificando la propria attività professionale desiderino inserirsi in questo settore specifico ma con molte opportunità. A tal proposito esiste anche la possibilità di usufruire di borse di studio (per scoprire come, scarica la brochure alla fine dell’articolo).

Abbiamo parlato a lungo con uno dei docenti del Master, l’ing. Barbara Thomas, delle normative più recenti in tema rifiuti e dei nuovi requisiti richiesti al professionista (ingegnere e non) che intende operare nel settore.

La gestione dei rifiuti è uno dei settori che cambia più velocemente il quadro normativo di riferimento. Perché? Può formulare un sintetico quadro delle più importanti normative recentemente introdotte negli ultimi mesi?
La normativa sui rifiuti, così come in generale la normativa ambientale, è purtroppo, per coloro che devono applicarla, piuttosto complessa. In molti casi la normativa italiana e quella della Comunità Europea si intrecciano e spesso con tempistiche diverse, tali per cui ci si trova a dover applicare norme e leggi create in tempi diversi con finalità diverse. Tutto questo comporta una grossa difficoltà innanzitutto a conoscere quali siano gli adempimenti previsti nelle varie situazioni e in secondo luogo a interpretarne il significato. Raramente infatti la legislazione risulta chiara e priva di qualunque dubbio; molto più spesso si deve essere al corrente anche della giurisprudenza nata nel seguito all’applicazione di quella legge, per conoscerne l’effettiva interpretazione.

La legislazione ambientale prende forma nel 1982 con il D.P.R. 915, che per primo andò ad identificare in Italia la gestione dei rifiuti, in particolare di quelli tossici e nocivi. Era infatti attuazione delle prime direttive europee: n. 75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili e n. 78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi. Di fatto venivano gettate le basi per quegli adempimenti che conosciamo ancora oggi: classificazione dei rifiuti, autorizzazioni per la loro gestione, registri di carico e scarico, formulari di identificazione. Il passo successivo è stato il famoso Decreto Ronchi (D.Lgs. n. 22/1997) che ha creato l’architettura completa che ancora oggi applichiamo alla gestone dei rifiuti. Il decreto è ovviamente ancora l’attuazione di direttive comunitarie: 91/156/CE sui rifiuti, 91/689/Ce sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio. Il Decreto Ronchi però “migliora” la definizione di rifiuto, si incentra sulla possibilità di recupero dei rifiuti più che sullo smaltimento degli stessi, introduce il principio comunitario del “chi inquina paga”, definisce il deposito temporaneo e la classificazione dei rifiuti in urbani e speciali e la suddivisione tra speciali pericolosi e non pericolosi. E a questo decreto fanno riferimento i numerosi decreti ministeriali che negli anni ’90 completano il quadro normativo di riferimento introducendo gli aspetti più operativi ed applicativi della normativa.

 

 

Il passaggio temporale successivo è l’introduzione del D.Lgs. n. 152/2006 Norme in materia ambientale, anche conosciuto come Testo Unico ambientale in quanto doveva inglobare in un unico testo le disposizioni relative alla gestione dei rifiuti, degli scarichi idrici, delle emissioni in atmosfera, ecc. In questo decreto la gestione dei rifiuti viene ad essere inglobata nella Parte IV, ma senza che vi siano modifiche sostanziali rispetto al Decreto Ronchi. Si attendevano una serie di cambiamenti che sarebbero dovuti essere emanati con decreti successivi, che però purtroppo non hanno mai visto la luce.

Il passaggio successivo è stato ancora un volta dettato dalla Comunità Europea con la nuova Direttiva 2008/98/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. n. 205/2010, tradottosi con la sostituzione integrale della Parte IV del Testo Unico Ambientale. Le modifiche più significative hanno riguardato la definizione di rifiuto, la responsabilità estesa del produttore, l’introduzione del concetto di “cessazione della qualifica di rifiuto” e i sottoprodotti, la modifica della definizione di deposito temporaneo, ecc. ma anche l’introduzione del Sistema di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI).

A questo quadro generale, che ad oggi non ha subito ulteriori modifiche, si affiancano però anche temi più tecnici ma non senza conseguenze. L’evoluzione della normativa in materia di sostanze e miscele pericolose, con l’introduzione del Regolamento CLP, ha ovviamente avuto forti conseguenze anche nel modo dei rifiuti. l’applicazione dei nuovi principi di classificazione delle sostanze pericolose doveva necessariamente portare alla modifica anche della classificazione dei rifiuti pericolosi. Così è stato, con tempi diversi. Se il regolamento CLP è datato 2008 e ha completato la propria applicazione nel 2015 (ricordiamo le date del 2010 per la nuova classificazione delle sostanze pericolose e del 1° giugno 2015 per la riclassificazione anche di tutte le miscele), il Regolamento n. 1357 sulla riclassificazione dei rifiuti è datato dicembre 2014, comunque in tempo per la scadenza del 1° giugno 2015. L’altro tema che ormai è da valutare attentamente è l’applicazione della normativa ADR sulla sicurezza dei trasporti di merce pericolosa su strada anche al trasporto di alcuni rifiuti pericolosi.

A fianco del filone principale ci sono poi le evoluzioni delle norme specifiche per tipologie di rifiuti: rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), pneumatici fuori uso (PFU), rifiuti sanitari, oli esausti, terre e rocce da scavo, pile ed accumulatori, ecc.

Rimangono comunque sempre aperti numerosi temi a cui ancora non è stata data una legislazione chiara: l’applicazione del SISTRI, la definizione del criterio di pericolosità dei rifiuti HP14 “ecotossico”, le modalità di recupero dei rifiuti da autorizzare, l’elenco dei codici CER non esaustivo, le registrazioni dei rifiuti secondo decreti degli anni ’90, il concetto di “End of waste” e di sottoprodotto… e l’elenco potrebbe essere molto più lungo.

La Comunità Europea è ancora al lavoro su tutti questi temi, perché ormai è chiaro a tutti che normativa complessa e poco chiara significa perdere la possibilità di inviare a recupero grandi flussi di materiale, oggi etichettato come rifiuto, e permettere comportamenti illeciti e lesivi per l’ambiente.

Quanto è importante, in un quadro normativo così complesso, che il professionista del settore dimostri disponibilità all’aggiornamento e alla formazione? E qual è il rischio per chi non si tiene informato?
L’aggiornamento per un professionista del settore è essenziale e deve essere continuo. Ogni mese la normativa evolve: dai piccoli cambiamenti alle grandi rivoluzioni. Pensiamo ad esempio alle revisioni complete del testo unico avvenute nel 2010, ma anche alle piccole variazioni, che magari però avranno grandi ripercussioni a livello pratico. Mi riferisco ad esempio all’introduzione nell’ordinamento italiano della metodica ADR per la classificazione dei rifiuti “ecotossici” o alla modifica dell’agosto 2015 relativamente alle definizioni di deposito temporaneo e di produttore di rifiuti. Apparentemente quest’ultima una modifica semplice, legata ad una procedura di infrazione per l’Italia per non aver recepito adeguatamente la Direttiva europea, ma che potrebbe comportare ripercussioni significative essendo andata a modificare la base di tutta la normativa.

Il problema è spesso rappresentato dal fatto che ripercussioni anche di piccole modifiche nella legislazione potranno essere visibili solo col tempo e con le interpretazioni giurisprudenziali del caso.
Un professionista, se vuole essere un riferimento per la propria azienda, deve quindi mantenere molto alto il proprio livello di competenza ed essere sempre pronto a recepire i cambiamenti, interpretarli e metterli in pratica.

Quali sono le reali possibilità di impiego per chi si specializza nella normativa sulla gestione dei rifiuti? Può profilare le professionalità coinvolte sia sul piano giuridico che – soprattutto – tecnico anche alla luce del programma del Master Gestione Rifiuti di Ipsoa?
La normativa sui rifiuti è divenuta sempre più essenziale in tantissimi settori privati e pubblici. Dal settore industriale alla pubblica amministrazione tutte le imprese, gli enti privati e pubblici devono sottostare alla complessa normativa in materia di gestione rifiuti e alla sua costante evoluzione.
Le figure professionali coinvolte possono essere tante: dai responsabili tecnici delle imprese coinvolte direttamente negli impianti di recupero e smaltimento, ai consulenti che supportano qualunque impresa industriale, fino alle associazioni che aiutano i piccoli artigiani, sono tante le figure in modi diversi devono conoscere la normativa e le sue sfaccettature. Ma anche la gestione dei cantieri di grandi dimensioni, di aree soggette a bonifica e altre particolari attività, nonché le aziende che raccolgono e gestiscono i rifiuti per conto dei comuni, necessitano di professionisti competenti poiché comunque devono garantire l’applicazione rigorosa delle normative sui rifiuti, pena pesanti sanzioni.
Il Master Gestione Rifiuti di Ipsoa contempla sfaccettature diverse per tentare di fornire le basi comuni della legislazione in materia di gestione rifiuti e per approfondire tanti di questi temi.
I moduli del Master sono infatti stati progettati per fornire un inquadramento generale completo sia della gestione dei rifiuti urbani che di quelli speciali; sono poi affiancati moduli specifici che inquadrano temi importanti: la classificazione dei rifiuti e l’ADR, i RAEE, gli impianti di recupero e smaltimento, le procedure amministrative, particolari tipologie di rifiuti, ecc.

Come è cambiata negli ultimi vent’anni la figura del professionista che si occupa di ambiente? Alcuni temi (penso ad esempio agli Pneumatici Fuori Uso o ai rifiuti sanitari) sono di introduzione piuttosto recente. Sia a livello ‘teorico’ che ‘pratico’, quali sono le sfide più importanti che questa figura oggi deve raccogliere?
Evoluzione è sinonimo anche di aumento di complessità. In generale le tematiche ambientali sono cresciute negli ultimi anni in modo esponenziale. Chiaramente il tema della gestione dei rifiuti è cresciuto con esse e con la consapevolezza che i rifiuti rappresentano un grande problema ma anche una grande occasione.
Sempre di più la normativa si è trovata costretta a regolamentare attività e procedure per gestire rifiuti che probabilmente un tempo neanche esistevano, pensiamo ad esempio all’esigenza che si sta ponendo recentemente relativa allo smaltimento dei moduli fotovoltaici.
Le priorità nella gestione dei rifiuti sono sempre più chiare: possibilmente evitare la produzione dei rifiuti, altrimenti recuperare i materiali e riciclare quanto più è possibile, inviare almeno a termovalorizzazione e solo in ultima alternativa pensare alle discariche.
Il tema del recupero è prioritario così come lo è la progettazione dei beni in ottica di un futuro recupero dei materiali stessi. In questa visione la gestione dei rifiuti, così come in generale la gestione di molte tematiche ambientali, devono diventare parte integrante dei processi di business delle imprese e portare a rivedere i nostri stessi processi di produzione industriale.
La sfida è continua. È trasformare un grave problema, quale quello della produzione continua ed abnorme di rifiuti tipica della nostra cultura moderna, in una occasione per migliorare l’ambiente, recuperare materiali e fornire energia in modo sempre più efficiente.
I professionisti ambientali sono e saranno sempre di più figure chiave in tutti questi processi di reengineering nel mondo industriale, in generale, e nel mondo dei rifiuti, in particolare.

Perché, in sintesi, il programma del Master Gestione Rifiuti Ipsoa consente un quadro di aggiornamento sul tema di elevato profilo?
Il master si propone di fornire un grande quadro di insieme dell’argomento e un approfondimento competente ed aggiornato della normativa e della sua interpretazione su specifici temi, in modo tale che ciascuno possa avere la possibilità di comprendere le logiche che muovono il settore e appropriarsi degli strumenti per proseguire in autonomia gli approfondimenti nel settore specifico di interesse. Consci del fatto che il tema rifiuti è troppo ampio per poter essere sviluppato in un unico corso in modo completo, sono stati scelti i temi e gli argomenti di maggior rilevanza e spesso meno conosciuti per aiutare le principali figure professionali a muoversi con dimestichezza in un mondo oltremodo complesso.

Barbara Thomas è ingegnere, progettista, Consulente ADR, Consulente per la progettazione, l’implementazione e la certifi cazione di Sistemi di Gestione del settore manifatturiero, alimentare e dei servizi, Auditor per grandi gruppi del settore manifatturiero e alimentare, Consulente senior Gruppo 2G Management Consulting.

Per conoscere calendario, docenti, modalità e requisiti per accedere alle borse di studio, clicca questo link o scarica di seguito la brochure del Master.

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