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Le agroindustrie, ‘giganti’ del fabbisogno idrico

Le agroindustrie utilizzano grandi volumi di acqua e producono reflui che richiedono particolari trattamenti

settore agroindustriale
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Le agroindustrie richiedono e utilizzano grandi volumi di acqua, che è impiegata per trasporto e condizionamento di materie prime, come ingrediente, come agente di sgrassatura, in processi di ebollizione e di raffreddamento.

Definizione di ‘agroindustria’

L’agroindustria è l’insieme di industrie che hanno collegamenti diretti con il settore agricolo. Include i sistemi di produzione agricola e si estende alle imprese che forniscono beni per agricoltura (fertilizzanti, pesticidi, macchinari) e a quelle che trasformano le materie prime e li trasformano in prodotti commerciabili . In questo senso, il settore agro-industriale non si limita ai soli ai prodotti alimentari ma comprende anche settori paralleli di sfruttamento delle risorse agricole (biogas, agroenergie, biomasse, biomateriali, oli essenziali, ecc).

Fabbisogni idrici e reflui: caratteristiche

Il fabbisogno idrico dei processi industriali può essere stagionale, come nel caso d’industrie legate alla trasformazione dei prodotti vegetali, o continuo nel corso dell’anno, come per esempio in industrie di trasformazione della carne o del latte.

Pur se è difficile generalizzare, data la diversità di materie prime e di processi, le acque reflue sono caratterizzate da:

  • elevato contenuto di sostanze organiche e biodegradabili e, di conseguenza da una alta domanda di ossigeno. Nello specifico il carico organico è prevalentemente costituito da proteine e da grassi;
  • elevato tenore di sostanze solide sospese che pone il problema della loro separazione e dello smaltimento dei fanghi così prodotti.

Lo scarico delle acque reflue è disciplinato dalla Parte III, sezione II del Decreto Legislativo n.152 del 3 aprile 2006, cd. Testo Unico Ambientale (TUA), o anche Codice dell’Ambiente.

La norma, che recepisce la Direttiva 2000/60/Ce, definisce valori limite di concentrazione per le varie sostanze contenute nelle acque reflue specificatamente riportati nella Tabella 3, Allegato 5 alla Parte III. Concentra inoltre l’attenzione sulla qualità del corpo idrico recettore prevedendo lo sviluppo di attività di monitoraggio per la quantificazione del danno ambientale esercitato dalle attività antropiche e indirizza verso l’adozione di sistemi di depurazione “appropriati” in base a specifici obiettivi di qualità delle acque naturali. Per i reflui agro-industriali, al fine di rispettare i limiti riportati nella suddetta Tabella 3, è necessario sottoporre lo scarico a un controllo analitico mensile (durante il periodo di massima lavorazione della materia prima) verificando in particolare i seguenti parametri: pH, S.S.T., COD, BOD5, azoto ammoniacale/nitroso/nitrico, rame; nel restante periodo dell’anno sono previsti controlli quadrimestrali, mantenendo tutte le analisi a disposizione del personale di vigilanza.

Gli standard dell’industria agro-alimentare specificano inoltre che l’acqua di processo destinata al riutilizzo (anche per scopi di pulizia) deve essere almeno di qualità pari all’acqua potabile.

 

AUTORE: Prof. Maurizio Borin, Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente (DAFNAE)- Università di Padova, [email protected]

 

I contenuti del presente articolo sono in pubblicazione su  Progetti Tecnologie Procedure n. 2/2015, allegato ad Ambiente & Sviluppo, Wolters Kluwer, n.11-12/2015.

 

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