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Legambiente e i vent’anni di Ecosistema urbano

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A vent’anni di distanza dalla prima edizione (1994), il rapporto Ecosistema urbano continua a fare il punto sulle performance ambientali dei Comuni italiani, analizzando parametri diventati sempre più centrali nella valutazione dei modelli urbani, come la diffusione della mobilità pubblica, la gestione dei rifiuti, delle acque reflue, dei consumi idrici, le polveri sottili. In attesa del nuovo rapporto (previsto a ottobre 2013), è stata presentata nei giorni scorsi una nuova ricerca intitolata “Trasformazioni Urbane”, che mette a confronto questi parametri sull’arco temporale disponibile a partire dal 2003 al 2011, rispetto alle 15 città italiane con più di 200 mila abitanti, per una popolazione complessiva pari a un sesto di quella del Paese: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona.

“Per molti anni Ecosistema Urbano è rimasto un esperimento “pilota”, ma nel tempo è stato presto preso ad esempio come modello di studio e approfondimento in Italia e all’estero”, ha dichiarato – Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, promotrice del rapporto insieme ad Ambiente Italia e con la collaborazione del Sole 24ore.

Il rapporto inquadra i centri urbani italiani come “fortemente indietro sul fronte della mobilità alternativa” e che “faticano a mettersi in gioco per trasformarsi in centri urbani ecosostenibili”. Nonostante piccoli miglioramenti, sul fronte della capacità di depurare i reflui, passata dal 70% medio del 1993 al 90% del 2011, e della differenziata (da 4,4% medio del 1993 a 37,9% del 2011), la città italiana oggi è segnata da profonde emergenze sul piano della mobilità pubblica: si passa dai 97 viaggi per abitante all’anno effettuati in media sui bus nel 1994 (primo anno disponibile), agli 80 del 2003, per attestarsi a poco più di 83 in media nel 2011. Il progressivo abbandono del mezzo pubblico trova conferma nella crescita costante dell’utilizzo dell’auto, con il risultato di città più inquinate e invase dalle quattro ruote. Il tasso di motorizzazione è rimasto stabile nel tempo: nei capoluoghi di provincia è di 63,8 auto ogni 100 abitanti nel 2011 (E.U. XIX ed.). Era di 60 auto ogni 100 abitanti nel 1993 e 62 nel 2003 (E.U 2005). Non va molto meglio in tema di piste ciclabili e isole pedonali: se nel 2003 erano 85 i capoluoghi che adottavano le isole pedonali e avevano un’estensione media di 0,20 mq per abitante, oggi ad averne istituita almeno una sono 98 capoluoghi esaminati su 104 mentre l’estensione è cresciuta di poco, 0,34 mq per abitante. Per quanto riguarda le piste ciclabili nonostante il trend di crescita degli ultimi anni (in particolare a Milano, Torino e Padova), le città italiane rimangono ancora indietro rispetto alle capitali europee: si pensi che Helsinki, Stoccolma e Hannover da sole eguagliano i 104 capoluoghi italiani.

Rispetto alle polveri sottili (Pm10) le 15 città campione registrano un trend altalenante. Milano e Torino si confermano ancora al di là della media dei 40 mg/mc attestandosi oltre i 50 mg/mc di media. Meglio invece Bari, Bologna, Firenze, Napoli, Padova, Roma, Venezia e Verona che migliorano costantemente abbassando i valori medi annui. Un esempio positivo è Genova, che nel 2003 Genova partiva da 67,3 mg/mc di media, mentre oggi si attesta a 26,5 mg/mc, confermandosi (per il quinto anno consecutivo, dal 2007) molto al di sotto dei limiti per la protezione della salute umana.

Positivi i dati sui consumi idrici: in quasi tutte le città è stato ridimensionato il consumo medio per abitante al giorno di acqua potabile. Eccezioni negative sono Catania e Messina, dove i cittadini hanno progressivamente aumentato il consumo di acqua potabile medio giornaliero. Discorso analogo per la capacità di depurare i reflui: se nel 2003 erano 10 i capoluoghi di provincia che dichiaravano di depurare meno del 50% dei reflui e 38 quelli che avviavano al depuratore più del 95% delle acque nere, nel 2011 sono 6 le città che dichiarano di avviare al depuratore meno del 50% delle acque di fogna e 47 i capoluoghi che sono in grado di servire con il depuratore più del 95% degli abitanti.

Infine, la produzione rifiuti urbani e la raccolta differenziata: la prima ha registrato nel corso degli anni un calo altalenante, legato presumibilmente alla sopraggiunta crisi economica. La seconda ha, invece, avuto un andamento più dinamico: nei capoluoghi italiani la media della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti è da sempre in crescita. Nel 2003 (dati E.U. 2005) era al 18,3%, oggi (dati 2011, E.U. XIX ed.) si attesta su una media (ponderata) di 37,9%. Resta però ancora da centrare l’obbiettivo normativo del 60% di Rd, fissato per il 2011. Nessuna delle 15 città esaminate lo raggiunge, quella che vi si avvicina di più è Verona.

Il rapporto completo è visibile al link.

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