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Legge di Bilancio 2018: piano invasi contro la siccità da 250 milioni di euro fino al 2022

Obiettivi: risparmio energetico, contrasto alle perdite delle reti, realizzazione di nuovi invasi

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L’art. 49 della Legge finanziaria 2018 prevede l’istituzione di un piano nazionale finalizzato a interventi urgenti per la realizzazione dei invasi multiobiettivo, la diffusione di strumenti mirati al risparmio di acqua negli usi agricoli e civili, la pianificazione degli interventi volti a contrastare le perdite delle reti acquedottistiche e a contrastare la siccità e il dissesto idrogeologico.

Come anticipo delle risorse dal Piano Nazionale, è previsto lo stanziamento a breve termine di un finanziamento complessivo da 250 milioni in 5 anni ( 50 milioni all’anno dal 2018 al 2022), che serviranno a incrementare il sistema degli invasi (che attualmente cattura appena l’11% dell’acqua piovana) tramite opere concordate tra i concessionari e i gestori delle opere idriche già attivi sul territorio e le Regioni e il Governo.
Per la realizzazione delle opere, la legge dà indicazione di utilizzare società in house dello Stato dotate di competenza tecnica specifica in materia. Non dovrebbero quindi essere attivate procedure di affidamento. Per valutare lo stato di avanzamento degli interventi e conoscere in tempo reale lo stato dei diversi investimenti, saranno attivate banche dati pubbliche.

Gli investimenti necessari
Ma siamo ancora lontani dal livello ottimale di investimenti, necessario per far fronte alla crisi idrica: in Italia si investe ogni anno in questo campo l’equivalente di 30 euro per abitante, in Germania 80 euro, in Francia 90, nel Regno Unito 100. L’associazione dei consorzi di bonifica (Anbi) stima in 20 miliardi il fabbisogno di interventi per completare tutti gli invasi che sarebbero necessari a livello nazionale, per mitigare i danni dovuti alla siccità che, solo nel 2017, dovrebbero ammontare a circa 6 miliardi, soprattutto nel settore agricolo, senza considerare l’altra faccia della crisi: il dissesto idrogeografico.

La riorganizzazione del Servizio Idrico Integrato
In sintonia con la normativa sugli standard di servizio per l’approvvigionamento idropotabile (D.lgs n. 31/2001) e sulle caratteristiche di mitigazione degli impatti di acque reflue trattate sui corpi idrici recettori (D.Lgs. n. 152/1999), l’istituzione degli Ambiti Territoriali Ottimali (Ato) ha consentito una razionalizzazione della gestione dei servizi idrici: dai precedenti 7800 soggetti (all’incirca) siamo scesi a 100 gestori attivi nei 116 capoluoghi. In 105 città si tratta di gestori specializzati, in otto i servizi sono affidati in economia e in quattro sono presenti entrambe le forme di gestione.
La copertura del servizio di acquedotto, rapportato alla popolazione residente, risulta intorno al 97,7% dei residenti per l’acqua potabile, 93,4% per la rete fognaria e 88,9% per la depurazione. L’acqua è prelevata per circa l’85% da acque sotterranee e per il restante 15% da acque superficiali. Secondo una recente ricerca Istat, nelle reti dei capoluoghi di provincia sono immessi annualmente oltre 2,5 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile.
Ma non tutta quest’acqua arriva all’utente: le dispersioni di rete interessano il 38,3% del volume immesso. Più di quattro comuni su cinque (tutti i grandi tranne Milano) le perdite di rete superano il 20% con dispersioni particolarmente elevate a Bari, Messina, Palermo, Catania e Cagliari (dove si perde più di metà dell’acqua immessa nella rete). Dispersioni inferiori al 15% si rilevano soltanto a Monza, Mantova, Udine, Pordenone, Macerata, Fermo, Foggia e Lanusei (fonte: Green.it).

Le proposte dell’Anbi
Anbi propone un piano pluriennale di interventi che prevede 3.709 interventi per un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro.

Le priorità sono:

  • realizzare serbatoi e vasche di espansione e laminazione delle piene per contenere la cospicua quantità di acqua della stagione piovosa e conservarla per la stagione irrigua;
  • ammodernare e razionalizzare le reti consortili per lo scolo delle acque e completare, ammodernare e rendere più efficienti gli esistenti impianti di irrigazione collettiva.

Tali obiettivi dovrebbero essere conseguiti all’interno di un Piano nazionale di piccoli e medi invasi, nonché di infrastrutture per razionalizzare l’utilizzo della risorsa, che prevede la realizzazione, in 20 anni, di circa 2.000 interventi, per i quali i Consorzi di bonifica e di irrigazione già dispongono di oltre 400 progetti definitivi ed esecutivi.

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