Linee guida rischio idrogeologico: parla il coordinatore Giovanni Menduni | Ingegneri.info

Linee guida rischio idrogeologico: parla il coordinatore Giovanni Menduni

A poche settimane dalla pubblicazione della versione 2 del documento, ascoltiamo la spiegazione del prof. Giovanni Menduni del Politecnico di Milano, coordinatore del gruppo di lavoro che sta curando le linee guida

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Il documento che espone le “Linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico” (scaricalo qui) è arrivato alla sua seconda versione, dopo che si è chiusa la prima fase della consultazione pubblica nella quale, in maniera permanente, soggetti più o meno strutturati possono apportare il proprio contributo e proporre osservazioni o suggerimenti.

Si tratta della prima tappa di un processo partecipato, dal quale si sono ottenuti numerosi riscontri da una vasta platea di soggetti, cittadini, professionisti, amministratori, docenti, portatori di interessi, prima, tra questi ultimi, la Rete delle Professioni tecniche. Il proposito di Italiasicura è quello di sviluppare una comunità cooperante che faccia crescere nel Paese un rinnovato interesse diffuso sul tema del dissesto, coinvolgendo in maniera proattiva una platea sempre più ampia diversificata.

In merito a questo documento abbiamo interpellato il professore Giovanni Menduni, docente di “Rischio idrogeologico e protezione civile” presso il Politecnico di Milano, nonché coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto e sta attivamente curando le linee guida, anche nella loro gestione partecipativa.

Come leggere questo documento?
Il messaggio delle linee guida sta, tra le altre cose, in una lettura “estesa” della Direttiva “Alluvioni 2007/60/CE: il rischio idrogeologico va valutato e gestito su tutte le sue componenti. Diversi sono difatti gli elementi che concorrono a definirlo: vulnerabilità, esposizione e pericolosità. Quando si pensa al contrato del rischio, la mente corre subito alla realizzazione di un’opera strutturale. Certamente le opere costituiscono un roccioso pilastro, generalmente irrinunciabile in ogni strategia integrata di gestione. Proprio quella locuzione, “gestione integrata”, costituisce tuttavia la chiave per una lettura più profonda del problema. L’intervento strutturale si deve collocare difatti all’interno di un contesto ampio, fatto di azioni complesse che vanno dallo sviluppo di comunità resilienti, ai sistemi di monitoraggio, previsione e allerta fino ai sistemi locali atti a ridurre la vulnerabilità degli edifici.

Si inserisce così il tema della progettazione
Il progetto strutturale, proprio perché si colloca in sinergia con altri, deve porsi dunque in chiave organica al contesto territoriale e descrivere una chiara declinazione dei propri obiettivi: quali effetti produce l’opera in termini di abbattimento della pericolosità. Su questo presupposto è possibile effettivamente usufruire al meglio di tali effetti ma, di più, poterli efficacemente collocare in un’ottica appunto integrata, anche in relazione a una analisi e a un bilanciamento tra benefici e costi.
Proprio il concetto di gestione integrata e analisi benefici/costi (scheda n. 2 delle Linee guida) pone il problema della gestione degli scenari post operam, in particolare per quanto attiene alla difesa della vita umana, agendo anche sulla esposizione e la vulnerabilità. Da qui scaturisce definizione di “bene non negoziabile”, e cioè di beni la cui perdita risulterebbe insostenibile per garantire il sostanziale recupero dello status quo ante successivamente ad un evento calamitoso.

«L’intervento», troviamo nelle “Linee, «non deve incrementare la loro esposizione e deve tendere anzi a ridurla, per quanto possibile e ragionevole. In ogni caso l’intero sistema di gestione del rischio deve garantire che la probabilità di perdita di questi beni, qualora vengano correttamente seguite le procedure di emergenza esplicitate nei diversi strumenti di pianificazione, risulti pari a quella che si registra in condizioni ordinarie. L’analisi dei costi deve conseguentemente essere estesa anche alle misure da adottare per la gestione di questo specifico rischio, laddove l’intervento non possa provvedere per intero».

L’esempio della vita umana, la cui perdita è evento tragicamente irreversibile, tanto da rendere del tutto inappropriata qualsiasi forma di valorizzazione economica, è in questo senso, paradigmatico. Ma si potrebbero aggiungere i beni culturali, tanto diffusi quanto preziosi nel nostro Paese, o ulteriori aspetti che sono magari indispensabili alla sopravvivenza di una piccola o grande comunità.
Nella definizione, come abbiamo visto, c’è un passo, «qualora vengano correttamente seguite le procedure di emergenza esplicitate nei diversi strumenti di pianificazione» che è fondamentale e merita di essere approfondito. Il contributo proattivo delle comunità costituisce un elemento indispensabile da mettere in atto attraverso un coinvolgimento dei cittadini in termini di formazione, informazione e partecipazione.
Queste considerazioni consentono di ampliare il ragionamento verso l’analisi benefici/costi: si tratta di uno strumento che ha primo presupposto, come abbiamo visto, il disegno degli scenari di pericolosità post operam. Tale patrimonio informativo consente di stimare i benefici in termini di danni futuri evitabili durante il ciclo di vita dell’opera e che possono essere così confrontati con i relativi costi di realizzazione, manutenzione e gestione del rischio residuo. Le opzioni tecniche, soprattutto di fronte a questioni così intrinsecamente complesse, non sono mai univocamente determinate. L’intervento strutturale offre una molteplicità di opzioni che, a loro volta, condizionano le azioni per una adeguata gestione del rischio post operam.

Come leggere la struttura del documento?
La struttura delle linee guida prevedono una navigazione per approssimazione successive. Vi è per questo una “home page” composta da 12 schede tematiche che riportano a
– una base di conoscenza: ovvero nozioni e approfondimenti che integrano ed esplicitano i procedimenti possibili per la redazione del progetto di intervento;
– un glossario, documento la cui uscita è prevista a giorni e rappresenta uno strumento aperto e dinamico in cui sono contenute le parole chiave richiamate nelle linee guida e linkabili direttamente dal documento;
– un osservatorio sulle norme: un costante aggiornamento in materia legislativa”.
Il processo partecipativo ha carattere permanente ed ogni ulteriore contributo sarà comunque pubblicato online.

Giovanni Menduni

Il prof. Giovanni Menduni

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