Materiali riciclati in edilizia? Sei casi concreti | Ingegneri.info

Materiali riciclati in edilizia? Sei casi concreti

Dal vantaggio dell'inserimento di materiali di scarto nell'industria delle costruzioni ai casi concreti realizzati (anche) in Italia. Una panoramica

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Lo scorso giugno 2017 è stato pubblicato il Rapporto dell’Osservatorio Recycle, promosso da Legambiente, il cui obiettivo è quello di raccontare e di approfondire i cambiamenti derivanti dall’utilizzo di materiali riciclati anche in ambito edile, sotto la spinta della Direttiva 2008/98/CE, recepita a livello nazionale, che prevede che nel 2020 si raggiunga un obiettivo pari al 70% del riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione.
«Oggi è possibile dare risposta a questi problemi, lo dimostrano i tanti Paesi dove ormai da anni si sta riducendo la quantità di materiali estratti con una forte spinta al riutilizzo di rifiuti aggregati e inerti provenienti dal riciclo, oltre che con regole di tutela del paesaggio e gestione delle attività. In Italia esistono oggi circa 2.500 cave da inerti (sono oltre 4.700 in tutto) e almeno 14.000 abbandonate, di cui oltre la metà sono ex cave di sabbia e ghiaia.
Cambiare questa situazione, aprendo un filone della green economy che in tutta Europa sta creando ricerca, innovazione e posti di lavoro, è nell’interesse del sistema delle imprese italiane.
Eppure, accanto a queste grandi opportunità sono rilevanti i problemi che l’applicazione incontra. I processi stanno procedendo infatti troppo lentamente e le imprese che in questi anni hanno investito in ricerca e sviluppo su materiali e aggregati provenienti dal riciclo si trovano di fronte a barriere normative spesso insuperabili».

I vantaggi nell’investimento sulla Green Economy nelle costruzioni
1) Le esperienze europee dimostrano un aumento in termini sia occupazionali sia di attività imprenditoriali, testimoniate dalla nascita di filiere specializzate.
2) Si ha una sensibile riduzione del prelievo da cava: «arrivando al 70% di riciclo di materiali di recupero si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di fermare la produzione di almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno».
3) Riduzione delle emissioni di gas serra: «aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, diventerebbe possibile riasfaltare 26.000 km di strade. Il risparmio energetico ottenuto, considerando che non si userebbero più materiali derivati dal petrolio, sarebbe di oltre 400.000 MWh. Ossia il consumo in più di due anni di una città come Reggio Emilia, con un taglio alle emissioni di CO2 pari a 225.000 t».

Gli ostacoli all’utilizzo dei materiali riciclati nelle costruzioni
Il rapporto Recycle sottolinea che il primo ostacolo deriva dai cantieri: «in molti capitolati è ancora previsto l’obbligo di utilizzo di alcune categorie di materiali da cava o comunque “naturali” di fatto impedendo l’applicazione per quelli provenienti dal riciclo. Eppure oggi non valgono più scuse, nel Rapporto sono descritti cantieri di edifici e di infrastrutture che dimostrano l’efficacia di materiali provenienti dal riciclo, come aggregati riciclati e asfalti derivati dal riutilizzo di pneumatici usati con prestazioni certificate».
In realtà un avanzamento è stato fatto grazie all’ Criteri Ambientali Minimi. «Tra i lavori stradali e quelli edilizi è chiaro come ormai si possa intervenire con l’utilizzo di questi materiali in situazioni molto diverse fra loro (dal Palaghiaccio di Torino al nuovo Molo del Porto di La Spezia, dal Passante di Mestre all’Aeroporto di Malpensa).
La Provincia di Trento è uno dei migliori esempi in Italia vista la pubblicazione di un capitolato tecnico per l’uso dei riciclati nei lavori di manutenzione pubblica, con le schede prodotto e l’elenco prezzi, destinato proprio a promuovere tra gli addetti ai lavori questo tipo di materiali».
Altro aspetto corrisponde alla definizione di RIFIUTO, ovvero in quale momento della sua vita il rifiuto smette di essere tale per essere considerato materiale riciclato (Direttiva 98/2008), unito alla classificazione del materiale quale “prodotto” idoneo e certificato per la costruzione?
Infine l’ultimo ostacolo, lamenta il rapporto Recycle è l’assenza di riferimenti chiari e obblighi per l’utilizzo di materiali provenienti dal riciclo nei cantieri dei Lavori Pubblici. Lo scenario definito dalla Direttiva 2008/98/CE può proseguire solo se si hanno riferimenti chiari che accompagnino la crescita nell’uso dei materiali fino al target del 70% di riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione previsto al 2020.

La risposta italiana
1) Il Decreto Legislativo n. 205/2010 ha recepito la Direttiva 2008/98/CE.
2) Legge n. 221/2015 (Collegato Ambientale) – art. 34: si prevedono modifiche al codice dei contratti pubblici (DL 163/2006) in modo da chiarire gli obblighi per le stazioni appaltanti in materia di sostenibilità energetica e ambientale, attraverso la definizione di criteri ambientali minimi, anche in materia di “affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione”.
3) D.Lgs. n. 50/2016 (Codice Appalti) – artt. 17 – 19: sono state introdotte disposizioni per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali e agevolare il ricorso agli appalti verdi, attraverso la valutazione dei costi del ciclo di vita, inclusa la fase di smaltimento e recupero. Anche in questo caso è prevista l’introduzione di criteri ambientali minimi negli appalti pubblici, da adottare con Decreto del Ministero dell’Ambiente.
4) Decreto del Ministero dell’Ambiente (24 Dicembre 2015) dei Criteri Ambientali Minimi, ai sensi della Legge 296/2006, per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione.

Esempi di utilizzo di materiali riciclati

 

Juventus Stadium (TO)

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Sono stati impiegati materiali dismessi del vecchio Stadio “Delle Alpi”:
• 40.000 metri cubi di calcestruzzo, frantumati ed utilizzati come sottofondo del rilevato strutturale del nuovo impianto;
• 5.000 tonnellate di acciaio;
• 2.000 metri quadrati di vetro;
• 300 tonnellate di alluminio.
Risparmio economico stimato in circa 2 milioni di euro.

Agenzia per l’Ambiente (Arlington – Virginia – USA)

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Gli edifici contengono, in media, il 27% di materiale riciclato, come scorie aggregate ricavate dal cemento (circa 670.000 tonnellate utilizzate). Prima della costruzione, il team del progetto ha sviluppato un piano di gestione dei materiali da C&D, includendo il monitoraggio dei materiali di scarto derivati dalla costruzione. La maggior parte di questi materiali sono stati separati in cassonetti specifici materiali in cantiere, che sono stati poi portati ai riciclatori C&D. I principali materiali riciclati utilizzati sono legno, acciaio, cemento, asfalto, cartone e carta. Si stima che circa il 71% (circa 2.000 tonnellate) dei materiali da C&D generati durante la costruzione è stata riutilizzata e quindi non messa in discarica.

Rebrick (Danimarca)

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Il progetto danese “REBRICK” quasi 10 anni fa dall’idea di una gestione più efficiente dei rifiuti da demolizione e si basa sulla pulizia automatica di mattoni di argilla. Dal momento che la combustione dei nuovi mattoni è una pratica che richiede un elevato livello di consumi energetici e di risorse naturali, il riutilizzo di mattoni permette di evitare l’emissione in atmosfera di 2 Kg di CO2 per mattone.
Ciò avviene attraverso lo smistamento automatico dei rifiuti di demolizione, dove i vecchi mattoni sono separati e puliti con “raspatura vibrazionale”. L’applicazione di questa tecnica ha permesso di realizzare alcuni edifici come asili, depositi e scuole.

GRAB – Pista Ciclabile (Roma)

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Lo scorso anno è stato inaugurato un primo tratto di pista ciclabile del progetto GRAB (Grande Raccordo Anulare delle Bici), a Lungotevere Oberdan, ripavimentato con asfalto green e tecnologico, studiato ad hoc per le piste ciclabili. Il tratto di pista ciclabile, in precedenza caratterizzato da una pavimentazione sconnessa, è stato sostituito con asfalti e additivi di ultima generazione, che hanno permesso di utilizzare per oltre metà materiale proveniente dal riciclo. Inoltre l’aggiunta di materia prima seconda permette di abbassare le temperature di lavorazione, e di conseguenza di risparmiare energia e di ridurre i vapori bituminosi, aumentando di quasi il doppio la vita delle pavimentazioni grazie a speciali polimeri.

Mattoni riciclati (BZ)

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Tutti i laterizi prodotti in Italia dall’azienda Wienerberger contengono almeno il 10% di materiale riciclato sul peso del prodotto. In particolare il nuovo complesso residenziale Casanova EA8 a Bolzano, composto da 85 unità residenziali suddivise in tre blocchi compatti, presenta il 20% del contenuto dei laterizi da materiale riciclato e di recupero.
La struttura ubicata all’estremo sud della città alto atesina, fa parte di un progetto urbano che richiama i castelli dell’area, con alcuni edifici disposti attorno ad una corte centrale aperta e verde, dalla quale è possibile percepire gli altri spazi del quartiere ed il paesaggio circostante.
L’edificio è costituito da un telaio e solai in cemento armato, con solette dello spessore di 25 cm, per incrementare le prestazioni acustiche e di accumulo termico.
L’involucro esterno è costituito dalla soluzione Wienerberger Porotherm BIO PLAN 25, per i muri perimetrali e un cappotto con pannelli in lana di roccia di cm 18 per l’isolamento termico, raggiungendo un valore di trasmittanza di U=0,149 W/m2K. Questa soluzione è stata scelta per gli ottimi valori di conduttività termica e per il suo potere fonoisolante.
Inoltre, grazie ad una comprovata facilità di posa, questa soluzione rende i lavori di cantiere facili e veloci. I tempi di posa si riducono fino al 50% grazie al perfetto incastro dei blocchi e all’impiego della malta speciale Porotherm BIO PLAN che è facilmente mescolabile con acqua all’interno di un normale secchio. Questa innovativa malta permette di ridurre al minimo l’uso di silos, gru o betoniere, consentendo di risparmiare sul consumo di acqua ed energia elettrica in cantiere.
Inoltre, grazie ai giunti orizzontali di solo 1 mm, il consumo di malta si riduce del 90%, non ci sono sfridi e il cantiere risulta più pulito.

Autostrada del Brennero
L’intervento effettuato nei pressi di Rolo (RE) ha riguardato circa 8.000 metri quadrati. La tecnologia impiegata in questo caso è DRY, con un conglomerato di granulometria 0/14 mm., realizzato con bitume modificato con polimeri sbs e additivi per la riduzione delle temperature di produzione e stesa, non superiori a 165°C e 150°C rispettivamente ed aggiunta di polverino di gomma da PFU di granulometria 0/4 dmm a fine processo di muscolazione.
La pavimentazione sperimentale a bassa temperatura ha dimostrato di mantenere le caratteristiche tipiche di capacità drenante associando a queste ultime una buona riduzione del rumore generato dal rotolamento da traffico veicolare (-2db rispetto ad una pavimentazione tradizionale coeva) ed una riduzione degli spazi di arresto stimata del 25%.
La posa del conglomerato è avvenuta a temperatura non superiore a 150°C con effetti benefici in ordine alla ridotta emissione di fumi ed emissioni di cattivi odori tipiche di soluzioni di applicazione a temperature standard (superiori di 30/40°C).
Allo stato attuale la pavimentazione non presenta difettosità di sagoma né ha richiesto interventi manutentivi (leggi di più qui)

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