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Nasce la Carta per il rilancio sostenibile del fotovoltaico, per ripotenziare il settore

Associazioni di settore e grandi player firmano un accordo finalizzato a ridare nuova linfa al settore italiano, tra revamping e nuovi investimenti

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Recuperare la produzione perduta a causa del decadimento tecnologico e rilanciare il settore italiano in un’ottica sempre più funzionale verso gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030: sono questi gli assi portanti della nuova “Carta per il fotovoltaico”, un accordo firmato presso la sede del Gse a Roma lo scorso 13 giugno dai grandi operatori dell’energia solare italiana e dalle associazioni di settore.
La “Carta del rilancio sostenibile del fotovoltaico” costituisce una dichiarazione volontaria degli operatori, che si impegnano a seguire determinati princìpi per rinnovare e sviluppare gli impianti fotovoltaici. L’intesa è stata sottoscritta da tutte le principali aziende e associazioni: ANIE Rinnovabili, ASI Azienda Solare Italiana, Eco-PV, EF Solare Italia, Elettricità Futura, Enel Green Power, Enerray, Esapro, Falck Renewables, Green Arrow, GSF Global Solar Fund, RTR, Tages, Terna. La carta è basata su uno studio Althesys, che quantifica le potenzialità dell’ammodernamento degli impianti utility scale, sottolineando quando sia urgente investire per non perdere energia pulita.

“Il fotovoltaico italiano – ha sottolineato Alessandro Marangoni, ceo di Althesys e coordinatore della ricerca – è un perno degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, e dovrà quindi essere sviluppato sia sui grandi impianti che sulla generazione distribuita. È necessario mettere mano al parco fotovoltaico italiano, recuperando la produzione persa a causa del decadimento tecnologico e investendo in nuove installazioni. La Carta sottoscritta dai principali operatori, che punta a svilupparli nel modo più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, è un passo importante. Significa non solo garantire il rispetto degli obiettivi europei e nazionali su energia e clima, ma anche creare valore per le imprese e per l’intero sistema Paese.”
Lo studio rileva come il parco fotovoltaico italiano, nonostante un’età media ancora bassa e compresa tra gli 8-10 anni (6 anni l’età media degli utility scale), mostri diverse criticità che ne limitano in parte l’efficienza. Il decadimento della produzione è stimabile nel 2,2% annuo al 2016, ben superiore a quello fisiologico previsto al momento dell’installazione.

Con il forte calo dell’installato dopo la fine dei Conti Energia (meno di 400 MW medi annui nel periodo 2014-2017), la nuova potenza si limita a sostituire quella “perduta”: al 2030, la perdita totale sarebbe di 5.000 MW, pari al 25% della potenza esistente al 2017.
Gli impianti utility scale affetti da problematiche raggiungono il 40% del totale (2,5-3,3 GW), con un costo complessivo per l’ammodernamento che si aggirerebbe tra 220-270 milioni di euro. Circa 19 MW usciranno dall’incentivazione tra il 2029 ed il 2035, ma potranno continuare a produrre se mantenuti efficienti, dato che la loro vita utile è stimabile in 25-30 anni.
Per raggiungere i target, l’Italia dovrebbe dunque avviare un processo di ammodernamento del parco fotovoltaico utility scale (che è lo 0,8% degli impianti totali, ma ben il 43,7% della potenza), in modo da mantenerlo efficiente attraverso interventi di revamping e repowering. Dal revamping si potrebbero recuperare fino a 4.000 MW di potenza al 2030, mentre il repowering può fornire, alla stessa data, 1.550-1.700 MW aggiuntivi.
Serve però una policy specifica, che preveda un quadro regolatorio chiaro e stabile che dia certezze sulla possibilità di intervenire sugli impianti, una semplificazione dei processi autorizzativi per gli ampliamenti e un coordinamento per lo sviluppo della rete.
Parallelamente, è necessario creare le condizioni per sviluppare nuovi impianti: la definizione di strumenti di classificazione del territorio, l’individuazione di “aree preferenziali”, un contesto normativo e di mercato adatto ai PPA, strumenti di sostegno indiretto come super ammortamenti e tax credit. Nell’immediato, è infine necessario che partano le aste previste dalla bozza di Decreto 2018-20, non ancora emanato e ormai urgente.

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