Osservatorio Ambientale Terzo Valico: aggiornato il Protocollo Gestione Amianto 2018 | Ingegneri.info

Osservatorio Ambientale Terzo Valico: aggiornato il Protocollo Gestione Amianto 2018

Il nuovo Protocollo Gestione Amianto redatto dall'Osservatorio Ambientale Terzo Valico è un vero e proprio manuale per tutti gli operativi di cantiere

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Lo scorso 14 marzo si è svolta a Genova una seduta dell’Osservatorio Ambientale Terzo Valico, durante la quale sono stati affrontati i seguenti temi:

L’aggiornamento 2018 del Protocollo Gestione Amianto

A distanza di 4 anni dalla prima versione, l’Osservatorio Ambientale per il Terzo valico dei Giovi ha ratificato l’attività del Gruppo di lavoro per l’aggiornamento del Protocollo Gestione Amianto, che capitalizza l’esperienza di oltre 21 km di gallerie scavate anche in presenza di amianto.

Il nuovo Protocollo – che nella sua prima versione aveva una veste più tecnico-scientifica – ora diventa un vero e proprio manuale per tutti gli operativi di cantiere, nonché un fondamentale documento di riferimento per la realizzazione dei lotti consegnati e in affidamento, una norma pragmatica da seguire in modo sistematico.

La prima novità riguarda il modello previsionale basato sulla geologia, che ora risulta più approfondito e quindi più attendibile, riducendone la cosiddetta “alea geologica”, ossia la probabilità di incorrere in imprevisti.

Altro avanzamento interessa il controllo dei valori di fibre presenti nell’aria, che ora avviene con una tecnica migliore rispetto a quella imposta dalla legge (SEM anziché MOCF) e determina anche un affinamento della definizione delle azioni derivanti dagli stati di allerta e quindi delle modalità di intervento da attuare in caso di presenza di amianto nelle rocce al fronte di scavo. L’affinamento coinvolge tutti i passaggi di controllo, campionamento e monitoraggio, dal fronte di scavo fino all’ambiente di vita, ovvero all’esterno delle recinzioni di cantiere.

Un’ulteriore implementazione riguarda poi il metodo di campionamento del fronte di scavo quando si impiega una Tunneling Bore Machine (TBM), situazione in cui il fronte di avanzamento non è direttamente ispezionabile. In tal caso si è resa compatibile l’operazione di indagine con la “produzione di cantiere”, senza complicanze per gli operatori. Vengono riportati alcuni esempi concreti di applicazione delle metodiche, come lo scavo di una situazione tipica con probabilità medio-bassa di incontrare amianto e una, altrettanto tipica, con probabilità alta.

Novità anche per quanto riguarda il controllo dello stato dell’aria, che ora viene svolto tramite una rete ben più articolata ed estesa a tutti i siti di deposito oltre che ai cantieri di scavo. Il controllo sarà sistematicamente allargato a tutti i nuovi siti di deposito che verranno attivati.

Nuova, infine, è anche la sezione che regola la gestione corretta delle acque utilizzate per abbattere le polveri di cantiere e dei siti di deposito senza impattare sull’ambiente.

Nuove linee guida per il monitoraggio delle polveri sottili

Nell’ambito del Piano di Monitoraggio Ambientale applicato da Cociv, è stato verificato che le lavorazioni connesse con l’opera Terzo Valico possono influire sui livelli di PM10.

Per capire l’entità di questo impatto sull’eventuale incremento, sia rispetto ai limiti normativi vigenti sia rispetto ai valori ambientali ante operam, sono state redatte delle Linee guida basate sui metodi di analisi e valutazione sviluppati dalle ARPA Piemonte e Liguria.

Le Linee guida, tenendo conto delle caratteristiche dei vari contesti ambientali in cui sono localizzati i cantieri (zone urbanizzate o più remote), definiscono i valori soglia in base ai quali identificare le possibili situazioni di impatto eccessivo sulla componente PM10.

In caso di superamento delle soglie, il documento definisce inoltre un protocollo di comunicazioni e interventi di mitigazione e stabilisce la necessità di chiarire eventuali responsabilità dei cantieri coinvolti, con la descrizione dettagliata delle operazioni di mitigazione adottate, la loro tempistica e il riscontro dell’efficacia delle azioni intraprese.

 Verifica geologica in località Trasta

Gli abitanti di Genova-Trasta (via Adda – Salita Ceresola – via Ciambrini – Pian dei Bianchi- zona sopra Lazzaretto), temendo la presenza di un dissesto del versante dove sono localizzate le loro abitazioni, conseguente alle lavorazioni del Terzo Valico, hanno chiesto di effettuare valutazioni tecniche al riguardo. L’area in esame è interessata dallo scavo di quattro gallerie principali (galleria di Valico – binario pari e dispari e Interconnessione Voltri – binario pari e dispari) e da gallerie minori di by-pass. Le gallerie sono realizzate a una profondità di circa 70-100 metri dal piano campagna; il fronte di avanzamento di tre delle gallerie principali ha già oltrepassato il versante in oggetto, mentre nel caso della quarta ha oltrepassato la verticale delle frazioni abitate.

Essendo note le criticità geoidrologiche del versante, prima dell’inizio lavori Cociv aveva redatto relazioni “testimoniali di stato” e allestito sistemi di monitoraggio, dai quali non sono risultati movimenti generalizzati di versante, ma movimenti superficiali contestualmente allo scavo delle gallerie. Riconoscendo quindi la correlazione tra le attività in corso e la comparsa di fessurazioni nei fabbricati presenti sul versante, Cociv ha già avviato le procedure assicurative per risarcire i proprietari danneggiati.

Accogliendo la richiesta degli abitanti, il 22 febbraio è stato effettuato un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi, cui hanno partecipato, oltre ad alcuni cittadini, rappresentanti di Cociv, Italferr, Arpa Liguria, Comune di Genova (Ufficio Tecnico e Protezione Civile) e del Commissario straordinario di Governo e componenti del Gruppo di lavoro Idrogeologia dell’Osservatorio Ambientale. I tecnici geologi e ingegneri presenti hanno confermato che non c’è evidenza di fenomeni profondi che possano coinvolgere il versante nel suo complesso e che i danni ai fabbricati e le lesioni in corrispondenza di alcuni tratti stradali sono imputabili a movimenti differenziali superficiali.

Anche se i dati strumentali da circa un anno non hanno più evidenziato ulteriori movimenti, i monitoraggi comunque proseguiranno con le frequenze previste in relazione alle attività da completare.

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