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Pericolo e rischio valanga: chi non è coinvolto?

Dalla cartografia valanghe allo studio completo di un sito valanghivo, passo dopo passo. Perché nessuno è esente

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Il rischio valanga interessa una moltitudine di ambiti della montagna: vi sono certamente abitati di montagna o singoli edifici, come pure infrastrutture viarie, e non solo, seriamente esposti a questa tipo di pericolo; tuttavia il rischio agente su buona parte di questi ambiti è relativamente basso, grazie alle opere di difesa realizzate negli anni, come pure alle attività di gestione ed allertamento espletate dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni.
Lo stesso dicasi per i Comprensori sciistici, generalmente ben protetti da opere di difesa e/o gestiti da appositi piani nei quali vengono indicate le situazioni di pericolo per le quali piste e impianti debbono rimanere chiusi. Complessivamente in questi tre ambiti (edifici, strade e comprensori sciistici) si verifica circa il 10% degli incidenti mortali in valanga.
La maggior parte delle vittime da valanga interessa invece ambiti montani definiti “non controllati”: si tratta di luoghi dove sempre più intensamente si svolgono attività ricreative come lo scialpinismo, lo sci fuori pista, l’escursionismo e l’alpinismo con o senza racchette da neve. Mediamente le vittime in valanga sull’intero arco alpino è di un centinaio all’anno, di cui più di tre quarti è rappresentato da scialpinisti e sciatori fuori pista.
In tutto l’arco alpino e in molti altri ambiti montani viene emesso, dalle regioni interessate dal pericolo valanghivo, il “bollettino neve e valanghe” a cadenza giornaliera o al più ogni due-tre giorni. Si tratta di uno strumento gratuito, facilmente accessibile attraverso web, telefono e satellite e standardizzato secondo i seguenti gradi di pericolo:

Figura 1 - Classificazione europea del pericolo valanghe

Figura 1 – Classificazione europea del pericolo valanghe

Come si può osservare il pericolo zero non esiste: in un qualsiasi ambito montano tutti i pendii innevati al di sopra della soglia critica di 25°-30° sono potenzialmente interessati dal distacco di una valanga. Il bollettino di cui sopra è uno strumento indispensabile per chi pianifica delle attività ricreative negli “ambiti non controllati dell’alta montagna”; lo è altrettanto per i soggetti che gestiscono la sicurezza valanghe nell’ambito dei centri abitati e delle strade, le cosiddette “Commissioni valanghe”, oppure nei Comprensori sciistici, “Responsabili della Sicurezza Valanghe”.

Cartografia valanghe
In Italia esistono 3 tipologie di cartografia relative alle valanghe:
il catasto valanghe gestito dal Corpo Forestale dello Stato: ha una valenza circoscritta all’ambito del Corpo Forestale dello stato e non è utilizzata dalle Amministrazioni ai fini pianificatori;
le Carte di Localizzazione Probabile delle Valanghe (C.L.P.V.): hanno invece una valenza urbanistica ai fini edificatori e sono gestite dagli uffici neve e valanghe delle regioni dell’arco alpino che aderiscono all’AINEVA (Associazione Interregionale Neve e Valanghe).
Si basano sulla cartografazione del fenomeno valanghivo estremo che ha interessato quel dato sito valanghivo da cui sono estrapolate le valanghe rilevate mediante fotointerpretazione (colore arancione) e quelle rilevate attraverso l’inchiesta sul terreno (colore viola). Ai fini urbanistici hanno valenza solamente le seconde.
Le C.L.P.V. vengono redatte, per convenzione, in scala 1:25.000 e riportano la situazione oggettiva di fatto, scevra di alcuna interpretazione. Non sono pertanto carte di rischio bensì di pericolosità del sito e costituiscono uno strumento indispensabile per la cartografia di base (al pari delle carte geologiche) ma non sono sufficienti né per operare un’esaustiva pianificazione territoriale né tanto meno per dimensionare ad esempio le opere di difesa valanghiva.
• I Piani delle Zone Esposte a caduta di Valanghe (P.Z.E.V.) o Carte delle Zone di Pericolo Valanghivo (P.Z.P.), sono finalizzate alla pianificazione territoriale e si avvalgono dell’impiego di modelli numerici. Sono redatte ad una scala maggiore rispetto alle precedenti, CLPV, 1:5.000 o 1:10.000 con la specifica finalità di valutare i danni che una valanga può provocare a persone, edifici, infrastrutture, nonché per la determinazione delle opere di difesa più idonee.
Esse devono prevedere necessariamente uno studio differenziato su due livelli:
• Analisi morfologico-valangologica del sito valanghivo: tale analisi si si sviluppa attraverso tre fondamentali aspetti:
– Studio della morfotopografia del sito valanghivo;
– Analisi dinamica del fenomeno estremo, ossia con maggior magnitudo;
– Frequenza dei fenomeni.
• Valutazione dei possibili danni e relativi criteri di gestione del rischio.

Studio completo di un sito valanghivo: i vari passi
1) Analisi storica e della documentazione esistente
La prima cosa da fare è acquisire il più ampio numero di notizie riguardo agli eventi valanghivi che hanno interessato quel determinato sito valanghivo. Tale ricerca è indispensabile e non ha nessun senso approntare modelli numerici se prima non si è pervenuti ad un’esauriente acquisizione di notizie storiche su quel sito valanghivo. Tali informazioni si possono ottenere attraverso la consultazione del catasto forestale e delle CLPV, sempre che siano stati redatti. In caso negativo (ma in ogni caso al fine di aggiornare le informazioni) è indispensabile compiere un’accurata ricerca storica attraverso la consultazione di archivi regionali, provinciali e comunali. Notizie utili si possono ottenere anche da archivi parrocchiali. In seguito è opportuno procedere ad interviste dirette sul posto a persone conoscitrici degli eventi valanghivi che si sono succeduti in quel particolare sito valanghivo: utile a tal riguardo è interagire con i servizi forestali locali, nonché con gli abitanti degli edifici potenzialmente interessati.

Figura 2 - distinzione del sito valanghivo in zona di distacco, di scorrimento ed accumulo

Figura 2 – distinzione del sito valanghivo in zona di distacco, di scorrimento ed accumulo

2) Studio della morfotopografia del sito valanghivo
La morfotopografia del sito valanghivo è finalizzata ad individuare la zona di distacco, la zona di scorrimento e la zona di arresto e accumulo di quel determinato sito valanghivo. Tale analisi si compie attraverso accurati sopralluoghi sul quel determinato sito valanghivo (analisi morfologica, vegetazionale, individuazione di testimoni muti ecc.) tenendo in debito conto le informazioni sugli eventi storici acquisiti attraverso al precedente analisi.
3) Analisi dinamica e Carta del pericolo
Questa analisi si compie avvalendosi di appositi modelli numerici sia in 2d che in 3d. Tali modelli sono generalmente predisposti per la redazione dei PZEV o PZP, il loro utilizzo è comunque utile in svariate situazioni. Particolare impulso per l’implementazione di tali modelli lo ha dato il Centro Valanghe di Davos (SLF-CH) che è stato il primo a metterli in commercio. Molte amministrazioni infatti fanno riferimento ai modelli di Davos (Aval 1d e Ramms). Molte Università, anche italiane, si sono prodigate nell’implementazione di modelli per l’analisi dinamica.
I fattori di input fondamentali sono i seguenti:
– inserimento del profilo topografico nel caso dei programmi 2d e del DTM per i programmi 3d;
– definizione dell’altezza massima della neve al distacco: questo parametro, di difficile valutazione, viene calcolato convenzionalmente considerando lo spessore di neve massima accumulatosi in tre giorni successivi nell’ambito di un evento perturbato: esso sarà tanto più accurato quanto più si dispone di stazioni nivometeorologiche nell’intorno di quel determinato sito valanghivo. Tale parametro, associato ai dati topografici, consente la determinazione del volume della valanga che varierà in funzione del tempo di ritorno assegnato.
– definizione dei parametri fisici della valanga: densità e angolo di attrito interno;
– determinazione dei parametri dinamici: coefficiente di attrito radente che dipende per lo più dalle caratteristiche della neve e coefficiente di attrito turbolento che dipende invece dalle caratteristiche del terreno (rugosità canalizzazione, vegetazione).
I risultati delle simulazioni di dinamica valanghiva saranno tanto più accurati quanto più si dispone di dati storici. Molto utili risultano infatti le simulazioni in back analysis.
Le simulazioni consentono in ogni sezione del flusso valanghivo di conoscerne la relativa altezza, la velocità e la pressione di impatto, in altre parole l’intensità. Questa in associazione con la probabilità di accadimento, ossia con il tempo di ritorno, consente di definire la pericolosità, secondo la matrice di Buwal:

Figura 3 - Matrice di Buwal, per valanghe radenti (a sinistra) e nubiformi (a destra)

Figura 3 – Matrice di Buwal, per valanghe radenti (a sinistra) e nubiformi (a destra)

Figura 4 - Esempio di Carta del pericolo di un sito valanghivo per valanghe radenti

Figura 4 – Esempio di Carta del pericolo di un sito valanghivo per valanghe radenti

Fonti consultate/web
Dott. Geol. Galatà Giovanni “Introduzione allo studio delle valanghe”, Ordine dei Geologi Regione Abruzzo, 23 maggio 2017

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