Plasmix: dalla raccolta differenziata un materiale pieno di potenzialità | Ingegneri.info

Plasmix: dalla raccolta differenziata un materiale pieno di potenzialità

Per la prima volta entra in un atto normativo italiano la definizione di plasmix , "insieme di plastiche eterogenee incluse negli imballaggi post-consumo e non recuperate come singoli polimeri”

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La proposta di legge che mira a promuovere l’utilizzo del plasmix sembra proprio in linea con la filosofia dell’economia circolare che è al centro del pacchetto normativo che la Commissione Juncker sta elaborando: l’Atto Camera n. 4502 è una proposta di legge presentata il 18 maggio 2017 da Stefano Vignaroli,  vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti che, in un certo senso, vuole invertire la rotta in una Italia in cui vengono dati “incentivi ai proprietari degli inceneritori che purtroppo bruciano queste plastiche per un totale di circa 300 milioni di euro annui” mentre non prevede nessun contributo per “chi, invece, vuole valorizzare in recupero di materia”.

In Italia – ha ricordato non molto tempo fa lo stesso Vignaroli:

“ci sono già delle imprese che utilizzano il plasmix per creare prodotti di alta qualità, come ad esempio tavoli di design italiano che vengono commercializzati in tutto il mondo, accessori e carenature di ciclomotori di una famosa azienda italiana, bancali, altalene, panchine e ogni genere di arredo urbano”, ma queste stesse imprese si scontrano «con condizioni sfavorevoli che si riassumono con alcuni gap di sistema: riciclare le plastiche miste ha costi industriali unitari superiori alla produzione di polimeri vergini; il mercato di sbocco dei prodotti in plasmix è ancora in una fase potremmo dire primordiale rispetto alle effettive potenzialità, e non è affatto sostenuto da norme, standard, regolamenti.”

Da questa premessa, quindi, nasce la proposta di legge adesso all’esame della  Commissione Ambiente.

 

La definizione di plasmix

L’articolo 1 della proposta definisce il plasmix come un “insieme di plastiche eterogenee incluse negli imballaggi post-consumo e non recuperate come singoli polimeri” che possono essere usate per produrre granuli da riciclo a base poliolefinica.

La definizione di “plasmix” entrerebbe per la prima volta in un atto normativo italiano dato che fino ad oggi viene utilizzata solo in ambito scientifico e dagli addetti ai lavori nel settore degli imballaggi e della raccolta differenziata: in tale contesto, con questo termine si fa riferimento all’utilizzo di plastiche derivanti dalla raccolta differenziata, che vengono sottoposte a riciclo meccanico, trasformate in scaglie e granuli e utilizzate come materia prima per creare nuove tipologie di prodotti.

 

La sperimentazione

In Italia, alcune sperimentazioni dei prodotti in plasmix riguardano l’azienda Revet e la linea Utiligreen di articoli per la casa. In particolare, la sperimentazione portata avanti da Revet in Toscana è il risultato di una serie di accordi per il riciclo delle plastiche, il primo dei quali firmato nel 2009 da Regione Toscana, Corepla e Revet S.p.A. e rinnovato più volte.

Esaminiamo brevemente alcune delle disposizioni previste dalla bozza in esame.

 

Campo di applicazione

La nuova normativa si dovrebbe applicare ai rifiuti classificati con i seguenti codici CER:

– 030307 scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di carta e cartone;

– 150102 imballaggi di plastica (l’allegato D fa riferimento a imballaggi in plastica);

– 150105 imballaggi in materiali composti (l’allegato D fa riferimento a materiali compositi);

– 191204 plastica e gomma;

– 191210 rifiuti combustibili;

– 191212 altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti;

– 160119 plastica.

 

Credito d’imposta per acquisti di prodotti da materiali post-consumo

La nuova legge (articolo 3 della bozza) riconoscerebbe a tutte le imprese un credito d’imposta, pari al 50% delle spese sostenute per l’acquisto di prodotti derivanti dai rifiuti, come individuati e classificati dall’articolo 2.

Il credito d’imposta del 50% si applicherebbe a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato, fino a un importo massimo annuale di 20.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite massimo complessivo di 40 milioni di euro per ciascun anno.

 

Certificazioni (art. 4)

Per l’assegnazione di contributi, agevolazioni e finanziamenti in materia ambientale, nella formulazione delle graduatorie dovrebbero essere presenti i seguenti “elementi obbligatori”:

  •  il possesso della certificazione “plastica seconda vita” (PSV) emessa dall’Istituto per la promozione delle plastiche da riciclo (IPPR);
  •  la conformità al protocollo europeo EuCertPlast.

 

Fondo per l’acquisto di prodotti realizzati con materiali post-consumo

Al fine di migliorare e di incrementare il riciclaggio delle materie plastiche e il recupero degli scarti non pericolosi, verrebbe istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente, un fondo, con una dotazione pari a 300 milioni di euro annui a decorrere già dal 2017, per l’acquisto di prodotti realizzati con i rifiuti indicati all’art. 2.

I beneficiari del fondo sarebbero enti pubblici territoriali e soggetti pubblici e privati proprietari o gestori di aree protette.

Tale fondo sarebbe destinato all’acquisto di:

  •  arredo urbano per parchi e giardini pubblici;
  •  prodotti per la viabilità e allestimento di percorsi;
  • contenitori per la raccolta differenziata di rifiuti;
  • attrezzature varie, purché realizzate con materiali derivati da plastiche miste, provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica o da selezione di rifiuti urbani residui (con le seguenti caratteristiche: certificazione plastica seconda vita; conformità alle specifiche tecniche dettate dalla circolare del Ministero dell’ambiente 4 agosto 2004).

In merito, il Ministro dell’ambiente dovrà emanare un apposito decreto attuativo.

 

Agevolazioni

La nuova legge estenderebbe l’applicazione delle agevolazioni tariffarie previste per le c.d. “imprese energivore” (ex art. 39 del D.L. 83/2012) a favore dei seguenti soggetti:

  • imprese che selezionano e riciclano gli imballaggi in plastica, le cui attività rientrano tra i codici ATECO 38 (attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti e recupero dei materiali)
  • imprese che recuperano i rifiuti indicati dall’art. 2 della bozza;
  •  impianti di trattamento dei veicoli fuori uso (VFU) che effettuano l’operazione di frantumazione ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera n), del D.Lgs. n. 209/2003, in possesso di autorizzazione integrata ambientale (AIA).

 

Obblighi per i costruttori di veicoli

Ulteriormente la nuova legge vorrebbe introdurre anche l’obbligo, per i produttori di veicoli, di realizzare i veicoli stessi utilizzando plastiche riciclate provenienti dal trattamento di veicoli fuori uso nelle seguenti percentuali minime:

  • almeno il 30%, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente proposta di legge;
  • almeno il 50%, dal 1° gennaio 2025.

 

Campagne di comunicazione istituzionale

Si prevede l’istituzione di un altro fondo, con una dotazione pari a 5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017, volto a realizzare progetti e iniziative di educazione ambientale, nonché specifiche campagne di comunicazione istituzionale dedicate al riciclo finalizzati a promuovere la cultura ambientale volta al riciclo degli imballaggi post-consumo e all’utilizzo di prodotti realizzati con materie prime seconde da riciclo.

 

Educazione ambientale nelle scuole del primo ciclo di istruzione

L’ultimo articolo (9) della proposta di legge prevede l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione ambientale come disciplina a sé stante e obbligatoria nei “programmi didattici” del primo ciclo di istruzione (elementari e medie).

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