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Professione Energy Manager: chi e’ e cosa fa

La professione di Energy Manager e' caratterizzata da competenze di natura manageriale, tecnica, economicofinanziaria, legislativa e di comunicazione

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L’Energy Manager (o Esperto in Gestione Energia) è una figura che nasce ai tempi della prima crisi petrolifera, nell’anno 1973, durante la quale il mondo si è trovato a dover affrontare una improvvisa diminuzione del flusso di petrolio proveniente dalle Nazioni OPEC. In occasione di quel brusco cambiamento di scenario, che ha comportato un aumento consistente delle quotazioni dei prodotti petroliferi, la tendenza è stata quella di individuare soggetti competenti ai quali affidare il compito di gestire il problema, favorendo la ricerca di nuove fonti di approvvigionamento alternative al petrolio. 
È nata così una figura professionale alla quale inizialmente non sono attribuite dirette responsabilità gestionali, ma che ha assunto un ruolo di consulenza interna alla struttura nella quale è collocata, il cui punto di forza non è tanto la competenza tecnica (comunque necessaria) e professionale, quanto quella di dialogo con la struttura operativa e con l’Alta Direzione, così da dar vita a una reale politica aziendale di conservazione dell’energia. 
Dagli anni Settanta a oggi i passi in avanti fatti sono stati numerosissimi, e la figura dell’Energy Manager ha assunto tratti più definiti, anche a seguito dell’introduzione di specifiche normative di riferimento.
La prima istituzionalizzazione italiana del Responsabile per la Conservazione e l’Uso Razionale dell’Energia avviene con la Legge n. 308/1982, ma è con la Legge n. 10/1991 che il suo ruolo assume maggior rilievo e importanza. In tale occasione, infatti, la nomina di un Energy Manager diviene obbligatoria all’interno di aziende con consumi superiori ai 10.000 TEP*/anno. 
Il ruolo dell’Energy Manager è quello di supporto al decisore in merito al miglior utilizzo dell’energia nella struttura di sua competenza, con una responsabilità limitata alla validità tecnica ed economica delle opportunità di intervento individuate. Ciò significa che tale figura dovrà avere interiorizzato i processi di produzione dei beni e dei servizi e, al contempo, detenere un’approfondita conoscenza delle tecnologie idonee a conseguire un uso razionale dell’energia. Di conseguenza l’Energy Manager potrà far parte dell’organizzazione, qualora esista un’idonea competenza professionale interna, ma potrebbe allo stesso modo essere nominato un professionista esterno.
In ogni caso la Circolare del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato del 2 marzo 1992 precisa come «dal punto di vista del profilo culturale-professionale il tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia si configura idealmente come un soggetto con un bagaglio di conoscenze acquisibili mediante laurea in ingegneria, pluriennale attività tecnica professionale successiva alla laurea nel settore in cui l’Organizzazione opera, esperienza nel campo degli studi di fattibilità e della progettazione di massima di sistemi per la produzione e l’utilizzo dell’energia, buona conoscenza delle tecnologie più avanzate nel settore».
Il lavoro dell’Energy Manager
Le attività che l’Energy Manager deve svolgere, secondo quanto previsto dall’art. 19, Legge n. 10/1991 sono:
• individuazione delle azioni, degli interventi, delle procedure e di quanto altro necessario per promuovere l’uso razionale dell’energia;
• predisposizione dei bilanci energetici in funzione anche dei parametri economici e degli usi energetici finali;
• predisposizione di dati energetici eventualmente richiesti da legge;
• redazione del piano di investimenti, a seguito dell’individuazione di specifici obiettivi di risparmio energetico;
• monitoraggio della realizzazione operativa degli interventi di razionalizzazione.
Poiché l’efficienza energetica interessa la quasi totalità delle aree aziendali è fondamentale che l’Energy Manager lavori in maniera coordinata con gli uffici responsabili dei vari settori. Inoltre, qualora l’organizzazione abbia già al suo interno un ufficio “qualità e ambiente” (come accade nella maggior parte delle aziende di medie/grandi dimensioni), questo dovrebbe essere integrato con gli altri Sistemi di Gestione aziendali esistenti, così da agire in maniera coordinata e ottimizzata.
L’Energy Manager si deve normalmente interfacciare con diverse funzioni aziendali per acquisire informazioni sull’andamento effettivo dei fabbisogni energetici dei processi aziendali, le quali, opportunamente sviluppate, contribuiscono in maniera fondamentale allo sviluppo di progetti di investimento da presentare alla Direzione insieme a una adeguata valutazione del loro ritorno economico. Collaborare con le diverse aree aziendali non solo consente di individuare potenzialità di miglioramento e aree di intervento, ma risulta necessario per innescare la creazione di un ambiente di lavoro favorevole, all’interno del quale le scelte aziendali, anche energetiche, siano condivise e sostenute.
Energy Manager in Italia
Gli Energy Manager attualmente operanti in Italia sono poco più di duemila, largamente sottodimensionati per numero di addetti e per peso professionale rispetto non solo agli obblighi di legge, ma anche rispetto alla dimensione economica e ambientale che il problema dell’uso sostenibile delle fonti di approvvigionamento oggi rappresenta. Questo accade perché il peso che l’efficienza energetica assume all’interno della realtà aziendale dipende indissolubilmente dall’importanza che il Top Management gli attribuisce. Per questo è opportuno non solo che l’Alta Direzione riconosca l’importanza della tematica e la integri all’interno dell’organizzazione nominando una figura preposta, ma soprattutto che ne consenta una gestione efficace, conseguibile mediante una nomina non solo formale bensì effettiva, supportata da un effettivo impegno da parte della Direzione Aziendale, affinché l’Energy Manager possa essere un reale ed valido sostegno alle decisioni strategiche aziendali.
* TEP è l’acronimo di “tonnellate equivalenti di petrolio” e rappresenta la quantità di energia che viene rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo; il suo valore è pari a circa 42 GJ.

L’autore


Giancarlo Paganin

Ingegnere, professore associato di tecnologia dell’architettura presso il Dipartimento ABC “Architecture, Built environment and Construction engineering” del Politecnico di Milano, dove svolge attività di didattica e ricerca occupandosi dei temi relativi a: qualità del progetto; qualità e innovazione del prodotto e del processo edilizio; sicurezza nell’uso degli ambienti costruiti e sicurezza dei lavoratori; gestione e manutenzione dei patrimoni immobiliari; efficienza energetica in edilizia. Dal 2003 è chairman del Gruppo di Lavoro del CEN “Comitato Europeo di Normazione” TC 319/WG7 “maintenance of buildings”. Dal 1994 svolge attività nell’ambito dei sistemi di gestione e di ispezione su progetti e cantieri.

L’autore


Fabiana Olivieri

Ingegnere, laureata con lode in “Gestione del costruito” presso il Politecnico di Milano. Si è precedentemente occupata di sistemi di gestione dell’energia, di gestione della sostenibilità degli eventi, di implementazione di un sistema di gestione integrato nell’ambito di una organizzazione internazionale operante nella gestione di patrimoni immobiliari. Attualmente è impiegata nel settore Real Estate in ambito di consulenza strategica e di fattibilità d’investimento, valutazione economico/finanziaria di progetto nonché di analisi di highest and best use in ottica di valorizzazione di asset e portafogli immobiliari.

Riferimenti Editoriali


ISO 50001

La chiave di lettura è quella di un approccio che persegua il miglioramento dell’efficienza a partire da una visione sistemica della gestione energetica del patrimonio costruito

Autore:   •   Editore: Wolters Kluwer Italia   •   Anno:

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