Progetto Amber: un atlante delle barriere esistenti sui fiumi europei | Ingegneri.info

Progetto Amber: un atlante delle barriere esistenti sui fiumi europei

Coordinato dal Politecnico di Milano, Amber è un progetto che punta a realizzare una mappatura senza precedenti per facilitare la gestione efficiente degli ecosistemi fluviali

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Adaptive Management of Barriers in European Rivers (AMBER) è il progetto europeo a cui partecipano venti istituzioni provenienti da undici Paesi europei. AMBER propone di sviluppare metodologie per la gestione adattativa delle barriere presenti lungo i fiumi europei con lo scopo di riabilitare in modo efficiente la connettività e il funzionamento degli ecosistemi fluviali tenendo conto della complessità e dei compromessi imposti dalla presenza delle barriere. Poiché il reale numero di barriere esistenti lungo i fiumi europei è al momento sconosciuto e di conseguenza lo è il loro impatto, uno dei principali obiettivi di AMBER è di realizzare un atlante delle barriere esistenti sui fiumi di tutta Europa. A questo proposito abbiamo contatto il professore Andrea Castelletti del Politecnico di Milano coordinatore del gruppo di ricerca Natural Resources Manangement partner del progetto AMBER e l’ingegnere Simone Bizzi esperto di geomorfologia fluviale e post-doc nello stesso gruppo.

Figura 1 – Spagna - Una delle sette barriere del Fiume Nalon  (Fonte: http://amber.international/)

Figura 1 – Spagna – Una delle sette barriere del Fiume Nalon
(Fonte: http://amber.international/)

È doveroso fare una premessa su ciò che si intende per barriera: per molti (anche scienziati) il termine “barriera” rimanda a qualcosa di molto grosso e il pensiero va alle grandi opere strutturali, in particolare alle grandi dighe. In realtà, anche piccoli sbarramenti costituiscono un’interruzione al naturale scorrimento dell’acqua e di quanto l’acqua porta con sé: sedimenti, nutrienti e organismi. Nel progetto Amber vogliamo ricostruire il reale impatto sui fiumi europei anche di queste barriere minori” – asserisce il professore Castelletti. “Ed è proprio qui che nasce la difficoltà della mappatura di questi elementi, in quanto non trattandosi di grandi opere la conoscenza è spesso scarsa anche a livello locale”.

Quali sono gli obiettivi del Progetto Amber?
Gli obiettivi del progetto Amber sono essenzialmente tre: il primo corrisponde a creare un primo inventario delle barriere fluviali. Attualmente il numero di barriere presenti sui fiumi Europei è sconosciuto ed è un’informazione di enorme valore per pianificare in modo efficiente dalla scala Europea e nazionale a quella regionale e locale l’utilizzo delle nostre risorse naturali”- asserisce il professore Castelletti ed aggiunge l’ingegnere Bizzi “mentre le grandi opere costituiscono opere più semplicemente identificabili, le piccole infrastrutture non sempre sono note ed identificate a grande scala, mentre il loro impatto cumulativo è sicuramente significativo sui processi di bacino. Per questo motivo, il Progetto Amber da un lato genererà un ATLAS aggiornato integrando i vari database esistenti a livello europeo a scala nazionale. In questo aspetto tra le nazioni partecipanti primeggiano per qualità di dati esistenti sistematizzati a scala nazionale Svezia, Francia e Svizzera. L’Italia presenta un database a scala nazionale accurato solo per le dighe maggiori e l’informazione sugli sbarramenti minori è gestita a livello regionale con grandi differenze tra regione e regione. Al fine di verificare la qualità delle informazioni esistenti il progetto AMBER percorrerà a piedi più di 1000 km di fiumi in Europa mappando le barriere esistenti. Questa informazione verrà utilizzata per comprendere la qualità dell’informazione esistente al confronto con il reale grado di antropizzazione dei fiumi europei. Parallelamente verrà sviluppato un esperimento di citizen science che si avvarrà dell’ausilio di una App per produrre una mappatura il più accurata possibile del reale grado di frammentazione dei sistemi fluviali in Europa. Il lancio dell’APP è previsto per il 21 aprile 2018 per il World Fish Migration day.

Figura 2 - Francia - Il fiume Loira (Fonte: http://amber.international/)

Figura 2 – Francia – Il fiume Loira
(Fonte: http://amber.international/)

Il secondo obbiettivo del progetto AMBER è creare strumenti per la valutazione degli impatti prodotti dai diversi tipi di sbarramenti fluviali. “Un gruppo di studio analizza l’alterazione del regime idrico, altri l’alterazione della connettività dei sedimenti attraverso modelli che simulano il tragitto dei sedimenti a scala di bacino dalla sorgente alla zona di deposito finale confrontando scenario con e senza sbarramenti. Infine altri gruppi ancora studiano l’alterazione sulla connettività ittica e sulla mobilità dei microorganismi necessari per una buona qualità ambientale prodotti da diversi tipologie di sbarramenti.”.
Infine, l’ultimo obiettivo e quello di creare sistemi di supporto alla gestione: “si mira a creare strumenti capaci di confrontare scenari alternativi di gestione ai fine di supportare le decisioni. Per esempio, quale sbarramenti rimuovere per primi, dove costruirne di nuovi, come operare quelli esistenti al fine di diminuire l’impatto sull’ecosistema. La maggiore parte delle opere esistenti, soprattutto quelle maggiori, ha un’età prossima alla sua vita nominale pertanto si pone un quesito di non semplice soluzione: è più conveniente operare interventi di manutenzione straordinaria oppure rimuovere, ma quest’ultima opzione come si riflette sul contesto ambientale in cui è collocata?”.

Figura 3 - Carleton Hall weir, Eamont Bridge, near Penrith, Cumbria (Fonte: http://amber.international/)

Figura 3 – Carleton Hall weir, Eamont Bridge, near Penrith, Cumbria (Fonte: http://amber.international/)

Il protocollo di acquisizione dei dati
I diversi database esistenti in Europa relativi agli sbarramenti sono stati creati con protocolli diversi e ci si è posti il problema di come armonizzare nel modo più efficiente possibile i dati esistenti senza perdere informazione. Si mira a sviluppare linee guida di raccolta dati coerenti tra i vari paesi membri implementabili da subito nella APP, che essendo utilizzabile anche per non addetti ai lavori deve garantire una certa semplicità di acquisizione.

mappa geografica

È stato messo a punto un protocollo in cui sono individuati dodici parametri preliminari utili alla qualificazione della barriera. Il progetto propone anche metodi più esaustivi per la caratterizzazione di uno sbarramento e il suo potenziale impatto ma questa ‘carta d’identità’ di uno sbarramento è stata definita come un’informazione di base minima necessaria per la generazione del primo ATLAS europeo degli sbarramenti fluviali. Tra i metodi più complessi di caratterizzazione degli sbarramenti e del loro impatto sui sistemi fluviali il progetto sta testando strumenti di monitoraggio da droni low-cost (circa 2000 euro). Si acquisisce informazioni su tratti lunghi dai 500m ad 1km per i quali è possibile generare informazioni ad alta risoluzione per creare modelli digitali del terreno, classificazioni di habitat e con acquisizione ripetute nel tempo anche stima dei processi morfologici di canale (stima delle aree erose e/o depositate). Questa informazione è infine integrata con dati provenienti dai satelliti (Sentinel 1 e 2) del programma Europeo di Earth Observation denominato Copernicus. L’informazione satellitare consente di generalizzare a scala più ampie la caratterizzazione del sistema fluviale, usando le informazioni ad alta risoluzione del drone come validazione.” – asserisce l’ingegnere Bizzi.

Table 1

Soggetto intervistato
Il gruppo di ricerca Natural Resources Management del Professor Andrea Castelletti del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano partecipa al progetto coordinando, insieme al Joint Research Centre, la costruzione dell’atlante delle barriere e la sua validazione su campo a scala europea. I ricercatori del DEIB contribuiscono anche allo sviluppo di modelli per il monitoraggio della connettività dei sedimenti a scala di bacino, avvalendosi anche di droni per la raccolta dati utili alla calibrazione dei modelli. Le Istituzioni che vi partecipano sono: Swansea University (UK), Durham University (UK), University of Southampton (UK), University of Highlands and Islands (Scotland), Technical University of Denmark (Denmark), University College Cork (Ireland), Inland Fisheries Ireland (Ireland), World Fish Migration Foundation (The Netherlands), Universidad de Oviedo (Spain), AEMS-Ríos con vida (Spain), European Regional Centre for Ecohydrology Polish Academy of Sciences (Poland), Inland Fisheries Institute (Poland), Politecnico di Milano – DEIB (Italy), Conservatoire National du Saumon Sauvage (France), WWF (Switzerland), Ingenieurbüro Kauppert (Germany), Uniper (Sweden), Innogy SE (Germany), European Commission JRC – Institute for Environment and Sustainability (Italy), Electricité de France (France).

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