GreenItaly 2015: benvenuti nell'era della 'professione verde' | Ingegneri.info

GreenItaly 2015: benvenuti nell’era della ‘professione verde’

I dati del Rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere parlano chiaro: continuano a crescere le imprese che investono nel 'green', e di conseguenza le opportunità professionali

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Il Rapporto GreenItaly 2015, promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere in collaborazione con il Conai, misura la forza crescente della green economy nazionale:

  • 372.000 aziende italiane (24,5% del totale) dell’industria e dei servizi che hanno investito in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2;
  • 102,497 miliardi di valore aggiunto (10,3% dell’economia nazionale);
  • 2 milioni 942mila addetti con competenze ‘verdi’ (13,2% dell’occupazione complessiva)
  • 294.200 assunzioni nel 2015 legate a competenze green (59% della domanda di lavoro).

Le imprese che hanno investito green o intendono farlo entro dicembre 2015, sono il 36% in più rispetto al 2014 e appartengono a tutti i settori della nostra economia, da quelli più tradizionali a quelli high tech, dall’agroalimentare all’edilizia, dalla manifattura alla chimica, dall’energia ai rifiuti.

Export e innovazione

Le imprese green esportano nel 18,9% dei casi, a fronte del 10,7% di quelle che non investono nel verde. Nella manifattura, il 43,4% contro il 25,5%. Le imprese green innovano di più delle altre: il 21,9% ha sviluppato nuovi prodotti o servizi, contro il 9,9% delle non investitrici. E nell’edilizia (13,5% contro 5,5%) e nel manifatturiero (30,7% contro 16,7%) lo scostamento è addirittura più ampio. Spinto da export e innovazione, il fatturato è aumentato, fra 2013 e 2014, nel 19,6% delle imprese che investono green, contro il 13,4% delle altre. Percentuali che nel manifatturiero salgono al 27,4% contro il 19,9%. E sono più presenti nei mercati extra-europei: India, Cina, Sud Africa e Arabia Saudita.

Il 14,9% delle assunzioni previste per il 2015 (74.700 posti di lavoro) riguarda green jobs, soglia cresciuta di 4 punti percentuali rispetto al 2009. Nell’area aziendale della progettazione e della ricerca e sviluppo si arriva al 67%, con i green jobs che diventano i veri protagonisti dell’innovazione.
Anche le nostre piccole e medie imprese portano il loro importante contributo e primeggiano a livello europeo sul fronte della ‘riconversione verde’ dell’occupazione: dalla fine del 2014, il 51% delle Pmi italiane ha almeno un green job, più che nel Regno Unito (37%), Francia (32%) e Germania (29%).

Primati energetici e nel riciclo dei rifiuti

L’Italia vanta importanti primati sul fronte dell’ambiente a livello europeo. A parità di valore prodotto, le nostre aziende utilizzano meno materie prime ed energia e producono meno rifiuti ed emissioni. Eurostat certifica che le imprese italiane, con 337 kg di materia prima ogni milione di euro prodotto, non solo fanno molto meglio della media Ue (497 kg), ma si piazzano seconde tra quelle delle grandi economie comunitarie dopo le britanniche (293 kg), davanti a Francia (369), Spagna (373) e ben avanti alla Germania (461).

Analoga dinamica si regista anche per l’energia utilizzata. Siamo secondi tra i big player europei, dietro al solo Regno Unito. Dalle 17 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro del 2008 siamo passati a 15: la Gran Bretagna ne brucia 12, la Francia 16, Spagna e Germania 18. L’Italia fa bene anche nella riduzione dei rifiuti. Con 39 tonnellate per ogni milione di euro prodotto (5 in meno del 2008) siamo i più efficienti in Europa, di nuovo molto meglio della Germania (65 t).

Nella riduzione delle emissioni in atmosfera, siamo secondi tra le cinque grandi economie comunitarie (113 tonnellate CO2, ultimi dati disponibili 2012), dietro solo alla Francia (91 t, in questo caso favorita dal nucleare) e, ancora una volta, davanti alla Germania.

L’Italia è leader europeo nel riciclo industriale: a fronte di un avvio a recupero industriale di oltre 163 milioni di tonnellate di rifiuti riciclabili su scala europea, nel nostro Paese sono stati recuperati 25 milioni di tonnellate, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 23). Il riciclaggio nei cicli produttivi ci ha permesso di risparmiare energia primaria per oltre 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio ed emissioni per circa 55 milioni di tonnellate di CO2. L’Italia è inoltre tra le principali economie europee, seconda solo alla Germania, in termini di percentuale di riciclo e di recupero di rifiuti di imballaggio, facendo meglio di Spagna, Francia e Regno Unito.

Geografia degli eco-investimenti

La green economy è diffusa in modo piuttosto uniforme lungo tutto lo Stivale, ma trova nel Nord del Paese il suo punto di forza. La Lombardia è la regione che guida la classifica regionale per numero delle imprese green, con quasi 71.000 casi che rappresentano poco meno di un quinto del totale. Seguono a distanza Veneto e Lazio, che si attestano sulle quote di 34.770 e 31.010 imprese green, poi Emilia Romagna e Campania, rispettivamente con 30.710 e 27.920 realtà che hanno investito per migliorare le loro performance ambientali. E quindi troviamo Piemonte con 27.330 imprese green, Toscana attestata sulla soglia di 26.770, poi Puglia con 23.300 casi, Sicilia 22.520 e ancora Marche 10.800.

Professioni verdi

Tra le figure professionali verdi, i green jobs più richiesti sono: l’installatore di impianti termici a basso impatto, l’ingegnere energetico, il tecnico meccatronico, l’ecobrand manager, l’esperto di acquisti verdi, l’esperto in demolizione per il recupero dei materiali, l’esperto del restauro urbano storico, il serramentista sostenibile, l’esperto nella commercializzazione dei prodotti di riciclo, il programmatore delle risorse agroforestali, l’esperto in pedologia – la scienza che studia il suolo, la genesi, sua composizione, le variazioni, soprattutto a fini agricoli – l’ingegnere ambientale, lo statistico ambientale e il risk manager.

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