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La responsabilità del produttore di rifiuti

La responsabilità del produttore di rifiuti permane per l’intera catena di trattamento dei medesimi. Analisi e panoramica secondo la legge

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In termini giuridici il produttore di rifiuti è definito dall’art. 183, comma 1-f) del D.Lgs. n. 152/2006 come “il soggetto la cui attività produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuovo produttore)”.
L’applicazione pratica di tale definizione comporta che, per individuare esattamente il produttore del rifiuto, deve essere sempre individuato il fatto identificativo del soggetto (produttore) che è l’attività esercitata da cui origina il rifiuto.
La nozione di produttore di rifiuto e le responsabilità connesse, sono state (e sono) oggetto di discussione e interpretazione dottrinale e giurisprudenziale secondo due linee di interpretazione:
• Estensiva, con la quale si individua il produttore del rifiuto non solo nel mero esecutore dell’attività da cui origina il rifiuto ma anche nel “soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione”; in tal senso al produttore si attribuisce una posizione “di garanzia” sull’intera gestione del rifiuto fino a destinazione (recupero o smaltimento) (1). Tale linea di principio assunta dalla giurisprudenza di Cassazione, porta a coinvolgere nella responsabilità della gestione dei rifiuti prodotti, ad es., il committente di lavori costruzione in relazione alla gestione dei rifiuti effettuata dall’impresa appaltatrice. Su tale linea si attestano anche alcune posizioni in dottrina (2);
• Restrittiva, con la quale si sostiene la limitazione delle responsabilità al solo produttore oggettivo del rifiuto (3), in ragione del fatto che l’interpretazione estensiva del produttore del rifiuto contrasta con il principio di tassatività e di responsabilità individuale.
Secondo questa linea interpretativa, “il produttore non è il committente che affida i lavori ma il soggetto che li esegue il quale deve osservare tutti gli obblighi previsti dalla legge(4).
Questa seconda linea interpretativa si pone, a nostro avviso, con migliore sostegno giuridico ma, data la compresenza della prima, estensiva, non è possibile trascurare tale punto di vista nella quotidiana gestione dei rifiuti prodotti. (N.d.A.: Tale nostra considerazione cautelativa è stata successivamente confermata con l’entrata in vigore del D.L. 78 del 6 luglio 2015, convertito dalla Legge 6 agosto 2015 n. 125, che, con l’art. 11, comma 16-bis, ha modificato la definizione di produttore nel modo seguente “Il soggetto la cui attività produce rifiuti e il soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione (produttore iniziale)”. Tale integrazione normativa ha equiparato, ex lege, il committente dei lavori al produttore effettivo del rifiuto con conseguenze gestionali affatto non trascurabili).

Il produttore di rifiuti, confermato responsabile per l’intera catena di trattamento dei medesimi (produzione – destinazione finale) dall’art. 188 del D.Lgs. n. 152/2006, può contare su tre criteri di esenzione dalla responsabilità previste dal medesimo articolo:
• quando il produttore iniziale ed il successivo detentore sono iscritti al SISTRI e hanno adempito agli obblighi previsti da tale sistema (dopo l’entrata in vigore di tale sistema);
• quando il conferimento dei rifiuti viene effettuato al servizio pubblico di raccolta, previa convenzione;
• quando il produttore sia in possesso della quarta copia del formulario ricevuta entro tre mesi dal conferimento del rifiuto.
In quest’ultimo caso va fatta attenzione al tipo di destinazione del rifiuto dato che, se ci si trova nella condizione di aver conferito i rifiuti ad un impianto che effettivamente recupera, smaltisce o incenerisce i rifiuti, la quarta copia del formulario attesta il conferimento a destinazione “finale”; se, invece, ci si trova nella condizione di aver destinato i ripfiuti ad un impianto che effettua il solo “stoccaggio” per destinare i rifiuti a effettivo recupero o smaltimento finale solo successivamente, la quarta copia del formulario, ancorché correttamente ricevuta nei tempi e nei modi previsti, non costituisce esenzione da responsabilità in quanto manca la certezza della destinazione finale.
La responsabilità del produttore di rifiuti si esplica inoltre mediante la specifica presa di conoscenza delle abilitazioni autorizzative di tutti i soggetti cui conferisce, vende ovvero incarica di gestire il rifiuto da lui prodotto. Ogni azione indicata individua un’attività di gestione rifiuti (5) che, in quanto tale deve essere preventivamente autorizzata. Obbligo sostanziale del produttore è di accertarsi dell’esistenza e validità delle relative autorizzazioni in capo ai singoli soggetti coinvolti (6).

Note:
(1) Cassazione pen., sez. III, sentenze n. 4957/2000; n. 1303/2005; n. 6443/2008; nonché la più recente n. 13025/2014: trova applicazione il disposto del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 188, comma 1, secondo cui il produttore iniziale dei rifiuti che consegni tali rifiuti ad un altro soggetto che ne effettui, anche in parte, il trattamento, conserva la responsabilità per l’intera catena di trattamento, restando inteso che essa sussiste anche nel caso in cui i rifiuti siano trasferiti per il trattamento preliminare ad uno dei soggetti consegnatari. In altri termini, come costantemente affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, colui che conferisce i propri rifiuti a soggetti terzi per il recupero o lo smaltimento ha il dovere di accertare che questi ultimi siano debitamente autorizzati allo svolgimento delle operazioni, con la conseguenza che l’inosservanza di tale regola di cautela imprenditoriale è idonea a configurare la responsabilità per il reato di illecita gestione di rifiuti in concorso con coloro che li hanno ricevuti in assenza del prescritto titolo abilitativo.
(2) M. Santoloci, S. Maglia, Rifiuti da demolizioni: chi è il produttore, in Riv. pen., 2000, 926 ss.; L. Ramacci, Rifiuti: la gestione e le sanzioni, Piacenza, 2011, 52 ss.
(3) Cassazione pen., sez. III, sentenza n. 40618/2004.
(4) P. Fimiani, Acque, rifiuti e tutela penale, Milano, 2000, 382; e nello stesso senso: V. Paone, Il produttore dei rifiuti e le sue responsabilità per illecito smaltimento, in Ambiente, 2001, 648 e P. Giampietro, Classificazione e disciplina dei rifiuti prodotte da imprese di manutenzione, Ambiente, 2000, 32.
(5) Cassazione pen., sez III, sentenza n. 9252/2010.
(6) Cassazione pen., sez III, sentenze n. 8367/2008; n. 18038/2007; n. 6420/2008.

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