Rifiuti da manutenzione delle infrastrutture: come e dove gestirli? | Ingegneri.info

Rifiuti da manutenzione delle infrastrutture: come e dove gestirli?

Il D.Lgs. n.152/2006, c.d. Testo Unico Ambientale, prevede per la gestione di questo tipo di rifiuti particolari semplificazioni. Vediamo quali.

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I rifiuti da manutenzione sono in genere quelli che dacadono dal complesso delle operazioni necessarie a conservare la funzionalità ed efficienza di impianti e attrezzature, pubbliche o provate. Sono regolati dal D.Lgs. n.156/2006, c.d Testo Unico Ambientale (TUA) che li classifica diversamente in base alla loro provenienza.

In particolare l’art. 230 del TUA considera solo l’attività di manutenzione delle infrastrutture a rete, effettuata direttamente dal gestore dell’infrastruttura o da terzi da essi incaricati. Inoltre, stabilendo un’eccezione al principio di inamovibilità del deposito temporaneo rispetto al luogo di produzione reale dei rifiuti,  prevede la possibilità di un luogo di produzione convenzionale, differente da quello fisico, nel quale effettivamente vengono prodotti i rifiuti.

In particolare, il legislatore ha previsto che, per le specifiche attività elencate nell’art. 230 del D.Lgs n.152/06, il luogo di produzione dei rifiuti possa coincidere con:

  • la sede del cantiere che gestisce l’attività manutentiva o
  • la sede locale del gestore della infrastruttura nelle cui competenze rientra il tratto di infrastruttura interessata dai lavori di manutenzione ovvero
  • il luogo di concentramento ove il materiale tolto d’opera viene trasportato per la successiva valutazione tecnica, finalizzata all’individuazione del materiale effettivamente, direttamente ed oggettivamente riutilizzabile, senza essere sottoposto ad alcun trattamento.

La Cassazione ha precisato che per i rifiuti derivanti dalle attività di manutenzione alle infrastrutture il luogo di produzione:

  • non è solo quello in cui i rifiuti sono prodotti ma anche quello in disponibilità dell’impresa produttrice nel quale gli stessi sono depositati, purché funzionalmente collegato a quello di produzione;
  • tale eccezione risulta inapplicabile qualora i materiali depositati costituiscono rifiuti oggettivamente non riutilizzabili e la valutazione tecnica del gestore dell’infrastruttura non venga eseguita nei sessanta giorni dalla data di ultimazione dei lavori.

Di recente, la definizione generale di deposito temporaneo (e, pertanto, relativa a tutte le tipologie di rifiuti) è stata modificata, nel tentativo di allargarne i confini applicativi: ferme restando le condizioni quantitative, temporali e gestionali che devono essere rispettate, oggi il deposito temporaneo viene definito come “il raggruppamento dei rifiuti e il deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto di detti rifiuti in un impianto di trattamento, effettuati, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, da intendersi quale l’intera area in cui si svolge l’attività che ha determinato la produzione dei rifiuti o, per gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui gli stessi sono soci …”.

 

 

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