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Consumo di suolo: riparte l’iter parlamentare

Il Forum Salviamo il Paesaggio porta alla Camera la proposta di legge di iniziativa popolare per l'arresto del consumo di suolo e per la rigenerazione urbana

consumo di suolo
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È stato depositato alla Camera dei Deputati (rubrica AC63, prima firmataria l’On. Federica Daga del Movimento 5 Stelle) il testo della proposta di legge di iniziativa popolare, elaborato dal Forum Salviamo il Paesaggio (Rete nazionale formata da oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di aderenti individuali) contenente ‘Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati’. Il testo sarà il riferimento delle prossime discussioni in seno alla commissione competente.

Consumo di suolo, Salviamo il Paesaggio ci riprova

Il precedente tentativo di disciplinare a livello nazionale il consumo di suolo risale al disegno di legge incentrato sul contenimento del consumo di suolo agricolo, promosso nel 2012 dal dall’allora ministro alle Politiche agricole Mario Catania del Governo Monti, di cui si sono perse le tracce in Parlamento.

La stesura della Proposta di legge del Forum ha richiesto 13 mesi di lavoro da parte di un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare formato da 75 persone di diverse professionalità, tra cui architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, paesaggisti, biologi e rappresentanti delle associazioni ambientaliste.

La Proposta di legge è uno strumento per evitare ulteriore consumo di suolo libero e incentivare il riuso e la rigenerazione dei suoli già urbanizzati, il risanamento del costruito tramite ristrutturazione e restauro degli edifici a fini antisismici e di risparmio energetico, la riconversione di comparti attraverso la riedificazione e la sostituzione dei manufatti edilizi vetusti.

L’emergenza suolo

Secondo dati forniti dall’Ispra, tra il 2013 e il 2015 le nuove coperture artificiali hanno riguardato 250 chilometri quadrati di territorio, 35 ettari al giorno, 35 campi di calcio ogni 24 ore. In termini assoluti, il consumo di suolo si stima abbia intaccato ormai circa 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio, una superficie pari all’Emilia Romagna, passando dal 2,7% degli anni ’50 al 7,6% stimato nel 2016.
Il consumo di suolo libero comporta la perdita di biodiversità, bellezza, paesaggio, qualità della vita, salute, storia, agricoltura. I costi diretti derivati da queste perdite sono dovuti soprattutto alla mancata produzione agricola (51% del totale, oltre 400 milioni di euro annui tra il 2012 e il 2015) poiché il consumo invade maggiormente le aree destinate a questa primaria attività, ridotta anche a causa dell’abbandono delle terre.
Una perdita grave perché non rappresenta una semplice riduzione, bensì un annullamento definitivo e irreversibile. Oggi, il nostro Paese è in grado di produrre appena l’80-85% del proprio fabbisogno primario alimentare, contro il 92% del 1991.

Il mancato sequestro del carbonio pesa per il 18% sui costi dovuti all’impermeabilizzazione del suolo, la mancata protezione dell’erosione incide per il 15% (tra i 20 e i 120 milioni di euro annui) e i sempre più frequenti danni causati dalla mancata infiltrazione e regolazione dell’acqua rappresentano il 12% (quasi 100 milioni di euro annui).

Il recupero degli immobili dismessi

L’esponenziale consumo di suolo che ha caratterizzato gli ultimi 50 anni del nostro sviluppo non corrisponde ad autentiche esigenze produttive e/o abitative e ad effettivi bisogni sociali: secondo l’Istat nel nostro Paese sono presenti oltre 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 700 mila capannoni dismessi, 500 mila negozi definitivamente chiusi, 55 mila immobili confiscati alle mafie.

Secondo i dati di Scenari Immobiliari, gran parte degli edifici di nuova costruzione oggi in vendita nel nostro Paese sono stati costruiti diversi anni fa e registrano nel 2015 un invenduto pari a 90.500 unità (abitazioni ancora in costruzione e non ancora sul mercato escluse), nel contempo sono presenti immobili vetusti e quasi inutilizzabili che avrebbero invece bisogno di essere ristrutturati e riqualificati con evidenti benefici sia economici sia di decoro e senza gravare sul suolo libero.

La proposta di legge

Il testo depositato stabilisce che non sarà consentito nuovo consumo di suolo per qualsivoglia destinazione, indicando che le esigenze insediative e infrastrutturali saranno soddisfatte esclusivamente con il riuso, la rigenerazione dell’esistente patrimonio insediativo ed infrastrutturale esistente, in attuazione dell’articolo 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è pubblica e privata” e “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo scopo di assicurarne la funzione sociale“.
Se manca la funzione sociale, dunque, viene a mancare la stessa tutela giuridica, con la conseguenza che i suoli tornano a proprietà pubblica del comune interessato e nessun indennizzo è dovuto ai proprietari che non hanno perseguito la funzione sociale dei loro beni, ovvero li hanno abbandonati.
Vediamo nel dettaglio il contenuto degli articoli della proposta di legge promossa dal Forumo Salviamo il Paesaggio
  • L’articolo 1 enuclea le finalità, i principi e gli obiettivi della proposta di legge. Le finalità sono individuate, in primo luogo, nella necessità di contrastare in modo deciso (dunque arrestare e non semplicemente limitare o contenere) il consumo di suolo, essendo il suolo un bene comune e una risorsa limitata e non rinnovabile fornitrice di funzioni/servizi vitali.
  • L’articolo 2 fornisce le definizioni e chiarisce che l’ambito di applicazione della legge riguarda qualsiasi superficie libera, naturale, semi-naturale o agricola, sia in area urbana che periurbana.
  • L’articolo 3 prevede che dalla data di entrata in vigore della legge non sia consentito nuovo consumo di suolo per qualsivoglia destinazione, indicando che le esigenze insediative e infrastrutturali siano soddisfatte esclusivamente con il riuso, la rigenerazione dell’esistente patrimonio insediativo ed infrastrutturale esistente, indicando nell’Ispra e nelle agenzie per la protezione dell’ambiente delle regioni (Arpa) e delle province autonome (Appa) i soggetti ufficiali di riferimento per il monitoraggio del consumo del suolo.
  • L’articolo 4 regola i termini del principio del riuso e della rigenerazione urbana, stabilendo l’obbligo per gli Enti locali all’individuazione, negli strumenti di pianificazione comunale, dei relativi “ambiti urbanistici”, della “perimetrazione-individuazione dell’urbanizzato esistente” oltreché di un “censimento comunale” volto ad individuare gli edifici di qualsivoglia destinazione sfitti (sia pubblici sia privati) non utilizzati o abbandonati.
  • L’articolo 5 definisce gli interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate da un punto di vista urbanistico, socio-economico, paesaggistico e ambientale. Gli interventi sono basati sulla bonifica, sul riuso e sulla rigenerazione delle funzioni ecologiche del suolo, sulla riqualificazione, demolizione, ricostruzione e sostituzione degli edifici esistenti.
  • L’articolo 6 definisce le misure di incentivazione attribuite ai diversi soggetti pubblici e privati, singoli o associati.
  • L’articolo 7 stabilisce che i proventi derivanti dai titoli abilitativi edilizi e delle sanzioni, siano destinati esclusivamente e senza vincoli temporali alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria che non comportano nuovo consumo di suolo, al risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici, a interventi di riuso e di rigenerazione, a interventi di tutela e riqualificazione dell’ambiente e del paesaggio.
  • L’articolo 8 definisce la funzione sociale della proprietà, individuando i beni che sono considerati abbandonati/inutilizzati e non più rispondenti ad alcuna funzione sociale, per i quali viene previsto uno specifico procedimento, a cura dei comuni singoli o associati, al fine di ricondurli alla proprietà collettiva per essere destinati a soddisfare l’interesse generale.
Sul consumo di suolo le Regioni italiane hanno attuato delle norme in questi anni, con la Lombardia avanti nella concezione dei provvedimenti rispetto alle altre realtà. Ma non basta, serve l’intervento legislativo parlamentare.

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