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Rischio frana: le principali cause morfo-evolutive

I procedimenti di indagine e l'analisi dei fattori morfo-evolutivi che incidono sulla degradazione dei versanti

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Per aver chiari i fattori che concorrono a inquadrare il rischio frana, occorre conoscere il quadro morfo-evolutivo dell’area in questione, quest’ultimo sarà noto una volta condotta un’opportuna analisi.

I fattori utili allo svolgimento di detta ricerca sono molteplici, oltre alle DGPV, abbiamo:
a) cambiamenti climatici: ascrivibili ad esempio a precipitazioni intense, alle variazioni sia delle condizioni idrogeologiche delle aree montane sia della stagionalità dell’idrologia dei bacini (vedi sotto);
b) degradazione meteorica e dilavamento: il primo è l’insieme di processi di degradazione prodotti dagli agenti atmosferici sulle rocce, infatti sono chiamati in letteratura weathering, e possono essere di diversa natura, ma a ogni modo sono legati strettamente l’uno all’altro, dipendono dal litotipo su cui agiscono le intemperie e i loro prodotti possono o essere asportati dagli agenti di trasporto o sedimentare in situ dando luogo ad accumulo di detrito. Degno di nota è il crioclastismo che consiste nel fenomeno legato alla pressione esercitata dall’acqua che congela e aumenta il suo volume comportando delle fratture nella roccia. Il dilavamento, invece, comprende tutti quei processi geomorfologici legati all’azione diretta dell’acqua piovana sul terreno, in fase sia d’impatto sia di scorrimento e interessano principalmente i terreni denudati e disgregati.
c) fenomeni superficiali si distinguono a loro volta tra processi di:
– soliflusso: si ha su versanti costituiti da sedimenti argillosi o argilloso-limosi e in presenza di pendenze anche modeste (fino a 5° rispetto all’orizzontale). Il movimento si origina in seguito all’assorbimento d’acqua attraverso le crepe che si formano durante i periodi di siccità e interessa la profondità raggiunta dall’imbibizione, generalmente non superiore ai 2 m. Il movimento è lento e può evolvere in vere e proprie frane da colamento se le acque riescono a raggiungere profondità maggiori e se le caratteristiche meccaniche dei materiali interessati sono modeste. Sul terreno si trovano come indicatori del fenomeno pali inclinati e alberi con la caratteristica uncinatura che si origina dal tentativo del fusto di conservare la verticalità all’avanzare del movimento, cicatrici e irregolarità che possono anche non essere evidenti se la copertura erbosa è continua;
– reptazione: si verifica in materiali incoerenti (ad esempio roccia o copertura detritica) a causa dello spostamento individuale dei singoli granuli. Le cause possono essere molteplici, tra cui ad esempio azioni di gelo e disgelo, alternanza di periodi umidi e asciutti e degradazione superficiale da pascolo intenso;
– erosione superficiale: consiste nel distacco e nell’allontanamento di particelle solide dalla superficie del suolo, l’azione diretta delle piogge rappresenta il fattore predominante nel processo erosivo, mentre l’incidenza dello scorrimento in superficie delle acque, responsabile peraltro del trasporto delle particelle erose, non supera in genere il 20% sull’entità della perdita di suolo. Le cause dell’erosione sono molteplici e derivanti dall’interazione di più fattori tra cui quelli di energia, di resistenza e di protezione. I primi innescano e mantengono attivo il processo erosivo attraverso l’azione battente della pioggia e il ruscellamento delle acque superficiali. Quelli legati all’aggressività delle precipitazioni dipendono dall’energia cinetica delle gocce e dall’intensità di queste, mentre i fattori di erosività del deflusso sono in funzione, a livello macroscopico, della pendenza e della lunghezza del versante e, a livello microscopico, della rugosità superficiale del terreno. Di seguito sono riportate, a titolo d’esempio, alcune tipologie di danno che si registrano sul territorio dove si è verificata l’erosione idrica (APAT, 2006), ovvero:
– rimozione delle sostanze nutritive;
– distruzione della struttura e compattazione della superficie del suolo;
– riduzione della produttività del suolo;
– sradicamento di vegetali.

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d) frane: questo tipo di fenomeno fa parte dei processi morfoevolutivi e gli eventi più intensi coinvolgono talvolta, direttamente o indirettamente, i centri abitati. La frana corrisponde a: “il movimento di una massa di roccia, terra o detrito lungo un versante” (Cruden, 1991). I fattori che innescano questo fenomeno sono molteplici, complessi e combinati tra loro e possono essere suddivise in due classi:
– quelli che favoriscono un aumento delle forze agenti e delle tensioni tangenziali nell’ammasso roccioso, che possono essere sia antropici che naturali (ad esempio il sisma);
– quelli che invece inducono una riduzione delle resistenze nel materiale costituente il versante; le cause possono essere sia naturali, quale un evento meteorico eccezionale, sia artificiali, come la realizzazione di una galleria.

Tabella 1 – Impatto dei cambiamenti climaciti derivante dal rischio idrogeologico inteso come frana o alluvione (tratto e rielaborato da APAT, 2007)

Settore colpito Tipologia di impatto atteso
Infrastrutture Danni materiali a case, installazioni industriali, attività commerciali e infrastrutture pubbliche.
Agricoltura Devastazione dei raccolti, perdita di bestiame ed erosione del suolo nelle aree coltivate.
Trasporti Interruzioni nei trasporti e danni alle corrispondenti infrastrutture.
Turismo Danni alle località turistiche e aree ricreative che implicano la loro limitazione fino al ripristino delle normali condizioni di utilizzo.
Ecosistemi naturali Sconvolgimento del suolo, alterazione dei bacini d’acqua e rilascio di sostanze inquinanti trasportate dall’acqua.
Beni culturali Devastazione di monumenti naturali, strutture storiche e artistiche, capolavori d’arte, come accadde nell’alluvione di Firenze del 1966.

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