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Rischio idrogeologico: 31 grandi opere incompiute

Nel Rapporto Anbi sulla mitigazione del rischio idrogeologico il quadro disarmante sulle opere incompiute in Italia

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L’Associazione nazionale dei Consorzi di bonifica (Anbi), ha presentato l’8° Rapporto sulla mitigazione del rischio idrogeologico e sulle opere idrauliche pubbliche non ultimate.
I 116 Consorzi di bonifica e di irrigazione svolgono un’attività polifunzionale, sia di gestione delle acque, sia di difesa dalle acque, mirata alla sicurezza territoriale, ambientale ed alimentare del Paese, provvedendo, nei comprensori definiti dai bacini idrografici che coprono oltre 17 milioni di ettari, più della metà del Paese, alla realizzazione e gestione di opere di difesa e regolazione idraulica, di opere di provvista e utilizzazione delle acque a prevalente uso irrigua, di intervento di salvaguardia ambientale.

Nel 2016 7,8 milioni di contribuenti hanno versato 650 milioni di euro ai Consorzi per la gestione delle opere di bonifica idraulica e di irrigazione.

Dall’emergenza alla prevenzione
A seguito della siccità dell’estate scorsa, ben dodici regioni hanno chiesto, ed alcune ottenuto, lo stato di calamità naturale, con risorse a loro destinate allo scopo di risarcire parzialmente i danni subiti in agricoltura. Milioni di euro sono stati spesi per operare in emergenza per riparare e ristorare danni quando invece sarebbe possibile agire in prevenzione, risparmiando e creando sicurezza e bellezza.
I cambiamenti climatici mettono a dura e nuova prova i sistemi idrici, irrigui ed idraulici e denunciano, facendole emergere con chiarezza, le condizioni di arretratezza di parte del Paese e le diverse e spesso distanti sensibilità delle Istituzioni di fronte a tale nuovo scenario.

Cittadini e imprese devono attivare concrete collaborazioni capaci di sviluppare anche le necessarie innovazioni, per una migliore qualità della risorsa acqua, per una gestione più moderna ed efficace con meno sprechi e più investimenti di futuro.
A titolo di esempio, il Rapporto Anbi cita i milioni di metri cubi di acqua depurata per la quale si spendono risorse di tutti i cittadini per sversarle nei canali dei Consorzi di bonifica, trasportarle vicino agli impianti di sollevamento – idrovore – e gettarle in mare, privando tutti di quella multifunzionalità che deve essere modernamente sfruttata per usi irrigui, energetici, ricarica della falda, contrasto al cuneo salino, fruibilità ambientale, recupero, cave .

I Contratti di Fiume
Nell’ambito delle fondamentali sinergie istituzionali, necessarie per una efficace gestione del territorio, mirate anche ad una protezione dal rischio idraulico, i Contratti di Fiume si inseriscono in un contesto normativo rappresentato dalle Direttive Europee 2000/60 e 2007/60, dal D.Lgs. n. 152/2006 e da norme e regolamenti regionali.
Il Contratto di Fiume, specificamente introdotto nella normativa dal collegato ambientale, è un accordo che permette di adottare un sistema di regole che determinano soluzioni efficaci e condivise preventivamente in molteplici settori, interessati dalla gestione delle acque nell’ambito di un bacino fluviale.

Raddoppiare le risorse e spenderle meglio
Secondo il rapporto Anbi, sono 31 le opere incompiute per 537.211.456 euro di finanziamenti utilizzati. Per ultimarle, servirebbero, secondo l’associazione, 620.748.032 euro.
Le risorse attualmente disponibili, dai consorzi di bonifica al servizio idrico, al piano per il dissesto idrogeologico, alle risorse per l’irrigazione e alle risorse per gli invasi, si aggirano intorno ai 4 miliardi di euro all’anno.

Per risolvere o quanto meno alleviare la situazione di rischio idrogeologico nei comprensori di bonifica, l’Anbi propone un piano pluriennale di interventi aggiornato al 2017, che prevede 3.709 interventi per un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro.

Tre gli interventi prioritari:

  • realizzare serbatoi e vasche di espansione e laminazione delle piene per regolare la cospicua quantità di acqua della stagione piovosa e conservare tale risorsa per la stagione irrigua;
  • ammodernare e razionalizzare le reti consortili per lo scolo delle acque, realizzate per un territorio rurale ormai scomparso, nonché completare, ammodernare e rendere più efficienti gli esistenti impianti di irrigazione collettiva;
  • realizzare le opere incomplete: dighe, impianti di irrigazione, adduttori ed altri interventi, interrotti per contenziosi sugli appalti, interruzioni del finanziamento, o altre ragioni, nonché ripristinare la capacità di invaso compromessa in molti serbatoi attualmente in esercizio.

L’Anbi propone un Piano nazionale di piccoli e medi invasi, nonché di infrastrutture per razionalizzare l’utilizzo della risorsa, che prevede la realizzazione, in 20 anni, di circa 2.000 interventi, per i quali i Consorzi di bonifica e di irrigazione già dispongono di oltre 400 progetti definitivi ed esecutivi.

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