Rischio idrogeologico: le future linee guida spiegate da Gian Vito Graziano | Ingegneri.info

Rischio idrogeologico: le future linee guida spiegate da Gian Vito Graziano

Incontriamo Gian Vito Graziano, coordinatore della commissione che ha redatto le linee guida per gli interventi di contrasto al rischio idrogeologico

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L’11 luglio 2016 si è chiusa la fase osservazionale pubblica delle “Linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico” e dal prossimo 8 settembre prende avvio il ciclo di seminari di approfondimento e confronto di suddette linee, prima regione la Lombardia.

Il documento si articola in dodici schede sintetiche a loro volta strutturate in sei sezioni così articolate: indice di rilevanza rispetto ai fenomeni, inquadramento generale, indicazioni, bibliografia, riferimenti normativi e quelli che richiamano i cosiddetti “Contributi alla base della conoscenza”. Questi ultimi consistono in contributi essenziali e allegati alle 12 schede sintetiche:
Indirizzi per la progettazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico – redatto dalla Commissione coordinata da Gian Vito Graziano;
Linee guida di progettazione integrata per le opere idrauliche di difesa del suolo – Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue;
Proposta di Linee Guida per la valutazione della qualità dei progetti riguardanti gli interventi di mitigazione del rischio da frana – Rete professioni tecniche coordinate CNI;
Linee guida per la valutazione preliminare della qualità dei progetti per la difesa dalle alluvioni, per la prevenzione dei dissesti sulla rete idrografica e per la difesa delle coste – Rete professioni tecniche coordinate CNI;
Affrontare il rischio da esondazione e dinamica morfologica con la riqualificazione fluviale – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale;
Linee guida per la gestione sostenibile e di riduzione del rischio da fenomeni di dissesto territoriale – Principi generali per la pianificazione, progettazione, direzione dei lavori e gestione delle aree rurali, agricole e forestali e di connessione con le aree urbane – Centro studi – Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali.

La finalità delle linee guida e dei suoi allegati, tutt’altro che secondari, vuole essere quella di gettare le fondamenta verso interventi coordinati che chiamino in causa le diverse competenze concorrenti nella redazione del progetto.

A questo proposito abbiamo contattato il coordinatore Gian Vito Graziano con cui abbiamo discusso le peculiarità delle linee guida e di come gli allegati, non siano documenti di secondaria importanza bensì elaborati integrativi e parificati.
Con la stesura di questo documento si è voluto da un lato fare chiarezza nei richiami normativi e bibliografici, dall’altro fornire un indirizzo operativo nel caso di intervento. Nel caso di quest’ultimo aspetto è fondamentale il concetto di contesto territoriale di intervento; di fatto già contenuto nella legge 183 del 1989. L’area di studio e l’opera di progetto deve essere riferita ad una o più specifiche UTR (Unità Territoriali di riferimento, paragrafo 1.1.4), in relazione alla reciproca estensione”.

Tale concetto, assolutamente prioritario, è contenuto fin dal principio nel documento redatto dalla commissione coordinata da Gian Vito Graziano:
Quando si valuta un progetto di un qualsivoglia intervento destinato alla mitigazione del rischio idro-geomorfologico, pur considerando la sua piena rispondenza ai criteri determinati dalle norme tecniche di riferimento (Regolamento Merloni, NTC08, etc.), con molta probabilità si realizzerà un’opera conforme agli standard richiesti, ma non necessariamente la più opportuna o la più rispondente alla specifica situazione.
Analogamente, per qualsiasi tipo di relazione che si stabilisca con un sistema fisico, quando si opera allo scopo di contrastare una forma di possibile dissesto (frana, alluvione, erosione, ecc.) di fatto si modifica quel sistema. Sussiste quindi una non remota possibilità di innescare delle conseguenze che, a prescindere dal risultato, devono essere in ogni caso valutate per stabilire quale sia la funzionalità ed efficacia, nel suo complesso, dell’opera in progetto” (§ Finalità del documento).

Il documento è suddiviso in tre parti:
• Parte I: La conoscenza del contesto;
• Parte II: Le opere e i progetti;
• Parte III: Valutazione dei risultati attesi.

Aggiunge Graziano:
Questa suddivisione tutt’altro che casuale ricalca l’iter che dovrebbe seguire un qualsiasi progetto. Tre sono gli aspetti di cui mi sento di sottolinearne l’importanza. Circa la conoscenza, ovvero quella che porterà alla scelta di un intervento a dispetto di un altro, è fondamentale che gli studi specialistici a corredo della progettazione e/o della predisposizione di strumenti di gestione/pianificazione del territorio obbediscano a percorso metodologico che porti alla redazione di un documento, in cui siano presenti dei contenuti minimi. A seguire, a seconda della specifica tipologia del fenomeno affrontato, dovranno essere trattati gli aspetti utili a definire l’intervento di mitigazione adottato”.

(Estratto del § 1.1 Schema metodologico e elenco dei contenuti minimi)
Per interventi di mitigazione del rischio da frana:
• Analisi della pericolosità da frana
• Verifiche di stabilità
• Modello analitico
• Scelta del metodo di analisi ed elaborazione dei dati
Per interventi di mitigazione del rischio da esondazione:
• Analisi della pericolosità da esondazione
Per interventi di mitigazione del rischio da erosione costiera
• Analisi diacronica dei rapporti di causa ed effetto locali
• Definizione quantitativa dell’evoluzione della linea di riva e della variazione delle caratteristiche morfologico – tessiturali
• Attendibilità del modello geomorfologico – sedimentologico
• Risultati attesi dall’intervento e ripercussioni sul contesto ambientale di riferimento (Unità Fisiografica)

Graziano:
Secondo aspetto, assolutamente non trascurabile, corrisponde alla scelta della scala di rappresentazione. Molte volte a corollario del progetto vengono allegate carte tematiche assolutamente non rappresentative dell’area di intervento, ad esempio 1:10.000 o addirittura 1:25.0000. Occorre che ogni soggetto intervenuto nella fasi progettuale si faccia carico delle proprie responsabilità per quello che ovviamente gli compete. Occorre sdoganare il concetto dell’unico tecnico, fatto corrispondere molto spesso al solo progettista; bisogna spronare e incentivare il lavoro di equipe.
Il gruppo di lavoro deve essere coordinato e chiamare in causa le diverse competenze che concorrono a realizzare l’intervento di mitigazione, al fine di creare un’opera che sì risolva il problema, ma prestando attenzione a non trasferirlo a monte o a valle”.

Ancora Graziano ci spiega:
Ultima, ma non meno importante la valutazione dei risultati attesi: attraverso l’intervento di mitigazione si effettua un abbassamento della soglia di rischio. Solitamente gli interventi vengono realizzati in funzione di un determinato tempo di ritorno. Tale aspetto deve essere noto a due soggetti: al gruppo di lavoro e al cittadino. Il primo attraverso il suo operato deve essere conscio che attraverso quella determinata opera sta abbassando il rischio e conosce al contempo il rischio residuo. Il cittadino deve conoscere quest’ultimo e, per quello che gli compete, attraverso le sue azioni quotidiane deve effettuare un’opportuna prevenzione, pertanto essere partecipe in modo cognitivo alla progettazione.
A mio avviso sarebbe estremamente utile che una percentuale dell’iter progettuale fosse destinato proprio ad informare il privato, mettendolo a conoscenza della soglia di sicurezza che verrà raggiunta con una determinata opera ma al contempo rendendolo conscio del rischio residuo”.

(Estratto del § 7.2 Risultati attesi e ripercussioni sul contesto ambientale – Valutazioni sul rischio residuo)
Nella valutazione della compatibilità dell’intervento progettato rispetto al contesto ambientale di riferimento il gruppo di progettazione dovrà fornire il documento denominato: ”Studio sulla compatibilità dell’intervento con lo stato di dissesto esistente e sull’adeguatezza delle condizioni di sicurezza in atto e di quelle conseguibili con le opere di mitigazione del rischio necessarie”, di carattere geologico e idrogeomorfologico, volto ad individuare le eventuali conseguenze della realizzazione dell’intervento sullo stato di dissesto, a valutare dal punto di vista tecnico le conseguenze del dissesto sull’opera che si intende realizzare, vale a dire la vulnerabilità dell’opera stessa, e a individuare gli eventuali interventi di protezione o di messa in sicurezza necessari.
Lo studio dovrà contenere una valutazione di tipo geologico atta ad individuare le conseguenze della realizzazione dell’intervento sullo stato di dissesto nel caso di frane o colate detritiche, di tipo geo-idrologico nel caso di aree soggette a inondazione e ad erosione costiera, nonché una valutazione tecnica volta a stabilire le conseguenze del dissesto o della piena sull’opera che si intende realizzare, vale a dire la sua vulnerabilità.
La valutazione tecnica deve accertare la sicurezza dell’esercizio delle funzioni cui sono destinati gli interventi ammessi, compatibilmente con lo stato di dissesto in essere o potenziale, e gli eventuali interventi di protezione da realizzare per ridurre la pericolosità del sito e/o la vulnerabilità dell’edificato (ad esempio).
Il gruppo di progettazione dovrà valutare le condizioni di rischio residuo come conseguenza dell’opera realizzata.
All’interno del documento è di particolare utilità una specifica dichiarazione di compatibilità dell’intervento progettato, sottoscritta dall’intero gruppo di progettazione (progettista/i e suoi/loro consulenti) come di seguito descritta:
“Si dichiara che gli interventi in progetto non aggravano le situazioni e/o condizioni di dissesto in atto o potenziali e non comportano, per quanto tecnicamente accertabile e prevedibile, l’aumento della pericolosità idro-geomorfologica (quindi per frana o per esondazione o per erosione costiera) ed il rischio connesso, sia localmente, sia a monte, sia a valle, e non presentano una vulnerabilità tale da renderli inadeguati rispetto alle finalità per le quali sono stati progettati. Alla luce di quanto esposto e sulla base di quanto osservato si dichiara che l’intervento, così come progettato, risulta compatibile con le condizioni di pericolosità”.

Download del documento qui: linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico

Chi è Gian Vito Graziano
Nato a Palermo il 24 marzo 1961 e laureato in Scienze Geologiche, è libero professionista iscritto all’Albo professionale dei Geologi ininterrottamente dal 23 ottobre 1986 (n. 541). E’ stato Consigliere dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia dal 1998 al 2001, Vicepresidente dal 2001 al 2005, Presidente dal 2005 al 2010; Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi dal 2010 al 2015. Attualmente è consulente “esperto” presso la Struttura di missione Italiasicura presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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