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Rischio sismico in Italia: quali prospettive?

“Rischio sismico in Italia: analisi e prospettive per una prevenzione efficace in un Paese fragile”: questo il titolo dello studio presentato da Sigea. Prossimo appuntamento a Roma il 26 e 27 novembre

Ministro dell'Ambiente, Sergio Costa insieme ai geologi Antonello Fiore e Vincent Ottaviani
Ministro dell'Ambiente, Sergio Costa insieme ai geologi Antonello Fiore e Vincent Ottaviani
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Rischio sismico in Italia: analisi e prospettive per una prevenzione efficace in un Paese fragile”: questo il titolo del volume curato da Antonello Fiore e Vincent Ottaviani, supplemento digitale al trimestrale Sigea-Società Italiana di Geologia AmbientaleGeologia dell’Ambiente”, presentato lo scorso 2 ottobre 2018 a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica.

Un volume volto alla divulgazione della conoscenza del patrimonio culturale e naturale e alla sua tutela: “un testo multidisciplinare, che raccoglie al suo interno diversi gradi di conoscenza: dall’impatto sociale alla gestione dell’emergenza, fino ad arrivare alla ricostruzione. In tutte queste fasi deve esserci la cooperazione e l’interdisciplinarietà, è per questa ragione che vi sono contributi relativi sia allo stato dell’arte sia alle misure intraprese e non ultimo le migliorie che possono essere apportate” – affermano i geologi Antonello Fiore e Vincent Ottaviani, curatori del volume. “A presentazione seguiranno incontri itineranti nelle diverse Regioni italiane, aperte ai tecnici e non, ma soprattutto il 26 e 27 novembre vi sarà il convegno nazionale, sempre a Roma, a cui parteciperanno gli autori che hanno portato  i loro contributi  al volume“.

Alla presentazione del volume erano presenti il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, nonché i presidenti delle Commissioni Territorio, Ambiente e Beni Ambientali, Vilma Moronese, e dei Lavori Pubblici, Mauro Coltorti. Si è respirato un clima di buoni propositi e di interesse da parte delle Istituzioni attraverso spunti di riflessione e di revisione dell’attuale impianto normativo in materia di ambiente e gestione del costruito.

Prevenzione, ancora una volta è la parola chiave, che deve andare a pari passo con la conoscenza. Come rimarcato sia dal Ministro Costa sia dai relatori, l’elemento di fragilità è da ricercarsi nell’utilizzo che, fino ad oggi, è stato fatto del territorio. Un punto di partenza sarebbe il completamento della Carta Geologica d’Italia, ferma al 2004 e che ad oggi interessa il 44% del suolo nazionale, unitamente alla microzonazione sismica.

Un’ulteriore proposta, discussa in queste settimane, la revisione della legge di consumo del suolo ed il portare avanti la proposta, fortemente voluta dal ministro, di fare per la prima volta al MATT un concorso rivolto a 400 tecnici (architetti, geologi, ingegneri, agronomi ecc.) al fine di dare la corretta continuità ed interoperatività con le attività svolte fino ad oggi dal INGV ed ISPRA.

Per i primi mesi del 2019, afferma Gianluca Valensise di INGV, è previsto un aggiornamento della mappatura sismica.

Dall’Unità di Italia ad oggi si sono verificati 39 eventi sismici importanti per intensità e vittime coinvolte. La necessità di un’azione strutturata è quanto mai essenziale ed importante: conoscere il territorio e le sue fragilità, è il primo passo verso una metodica priorità di intervento. Aggiunge, il geologo Massimiliano Barchi, Università degli Studi di Perugia, l’importanza della conoscenza del sottosuolo facendo un esempio molto calzante: nell’individuazione  dei pozzi petroliferi la conoscenza del sottosuolo è fondamentale, poichè occorre individuare la profondità a cui si trova il petrolio ma anche la stratigrafia corretta per lavorare in sicurezza. Con una certa approssimazione, ovviamente, tale profondità potrebbe corrispondere alla posizione dell’ipocentro. Svolgere un’attività del genere significa investimenti abbastanza onerosi che prima o poi dovranno essere affrontati.

Chiude l’incontro il geologo Gilberto Pambianchi dell’Università di Camerino che porta la testimonianza diretta di quanto accaduto in centro Italia: Camerino è una città ancora chiusa. Oltre al terremoto devono destare preoccupazione gli eventi cosismici secondari, quali ad esempio frane, destabilizzazioni dei versanti, montagne aperte in cresta e sinkholes. Eventi che devono essere monitorati efficacemente e non solo in fase post emergenziale.

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