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Sacchetti per alimenti, ecco la convenzione che ne certifica la rinnovabilità

Il documento, firmato da Assobioplastiche e Innova scarl, risponde alla direttiva 123/2017 in materia di riduzione dell'utilizzo di borse di plastica

Marco Versari, presidente Assobioplastiche e Antonio Massarotti, presidente Innova scarl
Marco Versari, presidente Assobioplastiche e Antonio Massarotti, presidente Innova scarl
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Una convenzione ecologica a tutela dell’ambiente, dei consumatori e dei commercianti, che permette di certificare con precisione se i sacchetti utilizzati per fare la spesa e – in generale – per uso alimentare sono rinnovabili. E’ quanto hanno stipulato Assobioplastiche, l’Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili, operante in Italia e all’estero dal 2011, e Innova scarl, società consortile campana costituita da CNR, le università Federico II, della Campania, L’Orientale, Parthenope, di Salerno e focalizzata sullo sviluppo e sul trasferimento dell’innovazione nel settore dei beni culturali e ambientali.

Le specifiche della legge 123/2017 sull’utilizzo delle borse di plastica

Una convenzione che nasce – e si è resa necessaria – a seguito delle indicazioni fornite dalla recente legge 123/2017, approdata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 3 agosto, in attuazione degli obblighi contenuti nella direttiva 2015/720/UE in materia di riduzione dell’utilizzo di borse di plastica. L’articolo 226 -bis recita testualmente:

“La progressiva riduzione delle borse di plastica in materiale ultraleggero è realizzata secondo le seguenti modalità:
a)  dal 1° gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40%;
b)  dal 1° gennaio 2020, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 50%;
c)  dal 1° gennaio 2021, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili  e  con  un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 60%”.
La normativa, inoltre, dispone che le borse per alimenti sfusi utilizzate come imballaggio primario, debbanno avere uno spessore inferiore ai 15 micron, essere biodegradabili e compostabili conformemente allo standard UNI EN 13432 e quindi riutilizzabili per la raccolta dell’umido.

I principi operativi della convenzione

Grazie alla convenzione, gli organi accertatori (Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale) potranno rivolgersi a Innova che certificherà in maniera scientifica se il contenuto di carbonio rinnovabile, cioè da fonte non fossile, presente nei sacchetti in bioplastica biodegradabile e compostabile reperiti sul mercato e oggetto di indagine corrisponde realmente al 40% previsto dalla legge. Marco Versari, presidente di Assobioplastiche, che ha firmato la convenzione insieme al presidente di Innova, Antonio Massarotti, ricorda che nel settore l’illegalità e le frodi sono ancora all’ordine del giorno, basti pensare che da recenti rilevamenti dell’Osservatorio di Assobioplastiche nei mercati alimentari, ben 8 venditori ambulanti su 10 utilizzano ancora sacchi in polietilene sia per trasportare gli alimenti sia come imballo. “La battaglia contro la plastica in mare inizia con il dire ‘no’ ai sacchetti fuori legge. E’ fondamentale chiedere sempre i sacchetti biodegradabili e compostabili e se vi sono dubbi sulla percentuale di rinnovabilità bisogna rivolgersi agli organi preposti ai controlli”, puntualizza Versari.

La biodegradabilità: l’esperienza di TUV Austria

La legge 123/2017 ha messo in moto una serie di enti certificatori di livello internazionale, a cominciare da TÜV Austria che lo scorso 1° dicembre ha annunciato di aver rilevato il marchio OK compost dall’istituto belga Vinçotte. Ok Compost è il principale marchio europeo che attesta la biodegradabilità, la compostabilità (secondo la norma Europea EN 13432) e il contenuto biobased di materiali e manufatti, tra cui film, sacchetti e altri imballaggi in bioplastiche.

Come spiega Rob Bekkers, direttore esecutivo della della divisione Life, Training & Certification presso TÜV Austria, “Viviamo in un periodo in cui la riduzione del volume di prodotti in plastica è diventata una tendenza globale. Svilupperemo ulteriormente l’etichetta e vogliamo offrire presto questo servizio in tutto il mondo, contribuendo così, una volta di più, alla protezione ambientale”.

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