Sistemi di gestione ambientale (SGA): prescrizioni legali e check list da scaricare | Ingegneri.info

Sistemi di gestione ambientale (SGA): prescrizioni legali e check list da scaricare

Dal regolamento Rt-09 di Accredia alle prescizioni della ISO 14001:2015: un’analisi delle prescrizioni legali negli Sga e Sge per gli aspetti ambientali dal “Manuale Ambiente 2017”

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Nell’ambito dei Sistemi di Gestione Ambientale (SGA), parallelamente al regolamento EMAS che ha valenza all’interno dell’UE e la cui adesione conduce ad una registrazione in un elenco nazionale ed europeo dell’organizzazione, è da tempo operativa la norma dell’International Organization for Standardization (ISO) 14001, attualmente nella sua versione del 2015. La ISO 14001:2015 ha lo scopo di fornire alle organizzazioni gli indirizzi fondamentali di un SGA che aiutino le organizzazioni stesse a raggiungere i loro obiettivi aziendali ambientali.

Più recentemente, la crescente spinta verso una gestione energetica più efficiente ha portato anche all’istituzione di uno standard internazionale per l’implementazione dei Sistemi di Gestione dell’Energia (SGE). Lo standard di riferimento è l’ISO 50001:2011 che definisce un approccio sistemico al monitoraggio e alla riduzione del consumo energetico in qualsiasi tipo di attività.
Le richiamate norme UNI rappresentano, per il professionista in materia ambientale od energetica, i riferimenti imprescindibili, quale che sia l’ambito di attività dell’azienda di appartenenza o per la quale si presta consulenza. Entrambi i sistemi di gestione richiedono come prerequisito il rispetto della legislazione vigente applicabile in materia. Per tale motivo, il professionista che supporta le Organizzazioni nell’implementazione di un SGA o un SGE, oltre a sapersi districare con attenzione tra le prescrizioni della normativa UNI, deve identificare le norme e le prescrizioni legislative applicabili e determinare come esse si applichino ai aspetti ambientali od energetici propri dell’azienda.

Il tema è uno degli aspetti trattati dal Manuale ambiente 2017, l’edizione rivista e aggiornata dello storico volume di riferimento per gli operatori del settore ambientale, tecnici e non, edito da Wolters Kluwer per la collana Ipsoa Hse.

Firmato da una dozzina di esperti e autori di spicco, collaboratori abituali anche di Ingegneri.info, il volume nelle sue oltre 1.200 pagine contiene molti esempi applicativi, schede di riepilogo, tabelle e check list direttamente applicabili. Di seguito riportiamo un estratto – per la parte relativa agli aspetti ambientali – del capitolo dedicato a “Le prescrizioni legali nell’ambito dei SGA e dei SGE” curato dallo stesso autore, l’ing. Fernando Romano. Alla fine del testo, potete scaricare gratuitamente alcune delle check list pubblicate in Manuale ambiente 2017. Per chi scarica i file, c’è la possibilità di acquistare il volume a un prezzo ulteriormente agevolato.

Le prescrizioni legali nell’ambito dei SGA
Il prerequisito di essere conformi alla legislazione vigente, per le Organizzazioni dotate di un Sistema di Gestione Ambientale (SGA) sviluppato secondo la norma UNI EN ISO 14001:2015, è espresso dalla lettura congiunta di tre punti della norma:
– innanzitutto il punto 5.2 (Politica ambientale) richiede che la Direzione aziendale si 
impegni al rispetto della legge vigente (“…impegno a soddisfare i propri obblighi di conformità”). Questo impegno non può, ovviamente, essere inteso solo come un intento formale all’interno del documento di Politica Ambientale, ma deve essere inteso anche come disponibilità di mezzi e risorse per il soddisfacimento di questo punto;
– il punto 6.1.3 (Obblighi di conformità) richiede all’azienda di identificare tutte le prescrizioni legali, di renderle accessibili alle funzioni interessate e di determinare come tali prescrizioni si applicano ai propri aspetti ambientali. Ciò evidenzia che l’azienda deve conoscere quali siano le leggi applicabili;
– infine, il punto 9.1.2 (Valutazione della conformità) prescrive che l’Organizzazione verifichi periodicamente il proprio livello di conformità alla legge vigente e conservi le registrazioni dei risultati di queste valutazioni.

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Questo implica che le Organizzazioni che implementano un SGA devono 
dotarsi di un “Registro delle disposizioni ambientali” che riporti la normativa nazionale (ed eventualmente quella locale: regionale, provinciale, ecc.) applicabile alle attività svolte nel sito.
Il discorso è applicabile anche in ambito EMAS, in quanto il Reg. (CE) 1221/2009 stabilisce che le organizzazioni che aderiscono al sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) devono conformarsi ai requisiti della norma EN ISO 14001:2004, che sono descritti nella sezione 4 della richiamata norma del 2014. Data, però, l’emanazione della nuova versione della norma EN ISO 14001:2015, bisognerà fare riferimento per l’implementazione dei nuovi SGA alle corrispondenti sezioni da 4 a 10 della norma novellata.
Nel registro devono anche essere riportate, le prescrizioni riguardanti le autorizzazioni in campo ambientale, i protocolli o convenzioni con le Autorità, gli accordi volontari, ecc. L’Organizzazione può anche decidere di fissare dei criteri di prestazione interni che vadano oltre quanto richiesto dalle leggi. Tali criteri possono essere di aiuto all’azienda nel definire i propri obiettivi e traguardi ambientali.
Le prescrizioni legali si riferiscono in senso lato a tutte le prescrizioni o le autorizzazioni correlate agli aspetti ambientali di un’organizzazione come emesse da un’Autorità governativa (comprese le Autorità internazionali, nazionali, regionali/provinciali e locali) e che siano legalmente in vigore.

Le prescrizioni legali possono assumere molte forme, quali:
a) legislazione, compresi statuti e regolamenti (anche locali);
b) decreti e direttive;
c) permessi, licenze o altre forme di autorizzazione;
d) ordini emessi da enti regolatori;
e) giudizi di corti o tribunali amministrativi;
f) diritto consuetudinario o leggi autoctone;
g) trattati, convenzioni e protocolli.
L’identificazione delle prescrizioni legislative e regolamentari rappresenta un processo continuo che deve essere aggiornato periodicamente, con conseguente variazione del registro in base alle eventuali nuove norme emanate.
 Sarebbe opportuno individuare anche le prevedibili variazioni della legislazione in modo da privilegiare, in sede di individuazione delle possibili aree di miglioramento, le azioni finalizzate al preventivo adeguamento.

Il registro può costituire un utile strumento di pianificazione laddove lo si utilizzi anche come scadenzario per le verifiche relative alle prescrizioni. È importante sottolineare che l’emissione di un certificato in accordo alla UNI EN ISO 14001 non può e non potrà mai essere intesa come un attestato di parte terza di completa conformità alla legge in campo ambientale. Allo stesso tempo però deve dare delle garanzie alle parti interessate che tutti gli aspetti di natura legislativa siano sotto adeguato e continuo controllo da parte dell’organizzazione e siano stati verificati e adeguatamente valutati dall’Organismo di Certificazione (OdC). In altre parole, occorre rilevare come il rispetto dei requisiti del SGA fornisca concreta evidenza che l’organizzazione è parte integrante di un sistema incentrato essenzialmente sull’impegno ad operare per assicurare tale conformità, e che quest’ultima riveste pertanto natura strutturale e non legata a fattori episodici.

Nel caso, ad esempio, che un’Organizzazione abbia procedimenti legali in corso in merito ad un aspetto ambientale, l’OdC deve assicurare adeguata e sistematica sorveglianza del problema specifico in tutte le visite di sorveglianza e di rinnovo e deve considerare l’opportunità di eseguire visite aggiuntive. L’OdC deve richiedere all’organizzazione di essere informato di tutti gli sviluppi dei procedimenti in essere. Si rileva che l’esistenza di procedimenti penali in corso è collegata ad una ipotesi di reato ma non dimostra la colpevolezza del rappresentante dell’organizzazione e che l’eventuale condanna (reclusione o ammenda) porta alla espiazione della pena. Pertanto non si può escludere che organizzazioni con procedimenti penali in corso o che abbiano subito condanne penali siano certificate o certificabili UNI EN ISO 14001.

La verifica dell’ottemperanza della legislazione ambientale applicabile, da parte dell’Organizzazione, è dunque la condizione fondamentale per potere ottenere la certificazione del Sistema di Gestione Ambientale (SGA), implementato secondo la norma UNI EN ISO 14001/2015 e/o la sua registrazione se implementato secondo il Regolamento EMAS 1221/2009. Ma come l’organizzazione può essere certa di aver ottemperato alla normativa? È sufficiente, ad esempio, avere solamente inoltrato ai VV.FF. la domanda di ottenimento o del rinnovo del certificato prevenzione incendi (per le attività di categoria C), per dare evidenza di avere ottemperato al D.P.R. n. 151/2011? Nel prossimo paragrafo sarà descritto il Regolamento tecnico RT-09 di ACCREDIA che affronta questa e altre tipiche problematiche che afferiscono alla conduzione omogenea degli Audit di verifica della conformità di un SGA.
Il capitolo si chiude con un elenco della principale legislazione ambientale e con una check-list di controllo legislativo ambientale (eventualmente da personalizzare, a cura dell’Auditor, per le specifiche esigenze) contenente delle brevi sintesi dei contenuti e dei principali adempimenti da verificare. La check-list, utilizzabile nell’ambito degli Audit dei SGA, riporta un campo già predisposto per evidenziare gli aspetti di conformità o di criticità. Nella check-list sono anche evidenziati gli aspetti comuni con il sistema di gestione dell’energia (SGE), la cui lista di controllo è riportata nella voce dedicata in questo stesso capitolo.

Il regolamento RT-09 di ACCREDIA
ACCREDIA, è l’Ente Italiano di Accreditamento, unico organismo nazionale autorizzato dallo Stato a svolgere attività di accreditamento. L’Ente, riconosciuto con il Decreto 22 dicembre 2009 (“Designazione di ACCREDIA quale unico organismo nazionale italiano autorizzato a svolgere attività di accreditamento e vigilanza del mercato in conformità al regolamento (CE) n. 765/2008, ai sensi dell’articolo 4, comma 4, della legge 23 luglio 2009, n. 99”) è nato come Associazione senza scopo di lucro, dalla fusione di SINAL e SINCERT e con il contributo di SIT-INRIM, ENEA e ISS.
Il Regolamento Tecnico ACCREDIA RT-09 nel sua attuale rev. 02 del 30 settembre 2013 “Prescrizioni per l’accreditamento degli organismi operanti la certificazione dei sistemi di gestione ambientale (SGA)”, contiene una serie di specificazioni – rispetto alla norma di riferimento degli Organismi accreditati ISO/IEC 17021:2011 e del documento ISO/IEC TS 17021-2 – concordate al fine di rendere omogeneo il comportamento degli auditor e degli Organismi accreditati, facendo riferimento anche alle Guide EA/IAF applicabili.

Il primo fondamentale momento di verifica della conformità legislativa è rappresentato dal c.d. “Stage 1” previsto dalla ISO IEC 17021 e dalla guida EA 07/04, in cui vengono verificate tutte le autorizzazioni e si prende conoscenza della complessità legislativa per la pianificazione della fase successiva della verifica.
Si precisa che, per raggiungere gli obiettivi fissati dal punto 9.2.3.1.1 della ISO/IEC 17021, nel corso dello Stage 1, l’Organismo di Certificazione (OdC) è tenuto a verificare che l’Organizzazione disponga di tutte le necessarie autorizzazioni di natura ambientale afferenti a tutte le attività direttamente o indirettamente collegate allo scopo di certificazione e verificarne la validità, la completezza e correttezza. Il rapporto, o altro documento predisposto dall’OdC a conclusione della fase di Stage 1, dovrà registrare tutti i riferimenti ai documenti e/o alle autorizzazioni esaminati.
Le autorizzazioni rappresentano un punto basilare per la valutazione del livello di conformità legislativa, anche perché la loro applicabilità è dettagliatamente descritta nella legislazione di natura ambientale. L’assenza di un’autorizzazione viene, di conseguenza, intesa come il primo evidente punto di non conformità alla legge.

È altresì vero che le procedure e le prassi in essere in Italia per il rilascio delle autorizzazioni è molto variegata da Regione a Regione e talvolta anche da Provincia a Provincia, andando a variare i tempi di rilascio da qualche mese a diversi anni. L’esperienza pratica ha portato ad evidenziare situazioni in cui imprese operanti nella stessa area geografica siano sottoposte a regimi autorizzativi e a controlli significativamente diversi oppure casi in cui Società internazionali, operanti con lo stesso management a livello nazionale, incontrino situazioni completamente differenti per i diversi siti presenti in Italia, arrivando, per esempio, ad avere prontamente ottenuto l’autorizzazione agli scarichi idrici in un caso e non avendo avuto alcuna risposta da diversi anni nell’altro. È evidente che in questo contesto non è possibile, a parità di applicazione del Sistema di Gestione Ambientale (SGA), consentire l’emissione del certificato UNI EN ISO 14001 in un caso e negarlo all’azienda gemella semplicemente perché opera in un territorio diverso.

Proprio per evitare un diverso livello di “certificabilità” delle aziende nelle varie realtà locali italiane, ACCREDIA ha deciso di accettare, ai fini del rilascio della certificazione UNI EN ISO 14001, anche situazioni formalmente non conformi ai dettami della legislazione vigente, in cui possa essere evidente che l’azienda abbia comunque fatto tutto quanto in suo potere per ottenere l’autorizzazione. Ciò non toglie che le aziende rimangono comunque pienamente responsabili dal punto di vista penale ed amministrativo per le loro scelte di operare in assenza delle necessarie autorizzazioni. Riuscire a standardizzare il significato di “aver fatto tutto quanto in suo potere per ottenere l’autorizzazione” non è facile e ogni decisione risulta evidentemente discutibile.
ACCREDIA ha deciso di interpretare come “accettabile”, ai fini della certificazione UNI EN ISO 14001, l’impegno di un’Organizzazione quando essa sia in grado di dimostrare di avere presentato la domanda di autorizzazione completa e corretta (riportante tutte le informazioni pertinenti in modo esatto) con adeguato anticipo. L’OdC, in presenza di un’organizzazione che non abbia presentato la domanda di autorizzazione completa e corretta (riportante tutte le informazioni pertinenti in modo esatto) almeno 6 mesi prima della data di inizio dello Stage 1, dovrà emettere una non conformità di livello tale da non consentire il rilascio del certificato prima della sua soluzione.

Nel caso invece in cui l’Ente pubblico richieda integrazioni o comunque azioni da parte dell’Organizzazione, l’OdC deve valutare in quali dei seguenti due casi si trova:
1) l’integrazione è richiesta perché la domanda era incompleta o inesatta e in tal caso il 
conteggio dei 6 mesi riparte dalla data di presentazione della domanda completa e 
corretta; 
2) la richiesta di informazioni aggiuntive non è dovuta a carenze nella domanda ma a 
esigenze particolari o a chiarimenti non imputabili ad una inesatta o incompleta presentazione della domanda stessa. In tal caso per il conteggio dei 6 mesi fa fede la data di presentazione della domanda originale.

In ogni caso, l’OdC dovrà richiedere che l’Organizzazione in attesa di autorizzazione:
– dimostri la completezza e correttezza della domanda presentata;
– attui correttamente tutti i passi previsti dall’iter autorizzativo o dalle successive 
richieste da parte dell’Amministrazione competente;
– solleciti con ragionevole continuità e tempestività in modo documentato l’Ente 
pubblico per il rilascio dell’autorizzazione. 
In caso di non soddisfacimento completo di uno o più dei tre precedenti punti, l’OdC deve emettere una Non Conformità la cui gravità dovrà essere valutata di volta in volta sotto la responsabilità dell’OdC stesso.
L’OdC deve tenere sotto controllo il comportamento dell’Organizzazione nell’ambito di eventuali iter autorizzativi non completati al momento della prima visita di controllo. Qualora l’OdC abbia accertato nella prima visita di controllo che l’organizzazione non aveva presentato domanda di autorizzazione nei tempi definiti, non può comunque rilasciare il certificato prima che siano trascorsi 6 mesi dalla data di presentazione della domanda.

Ad esempio se la domanda è stata presentata il 18 gennaio e la prima visita di controllo viene eseguito il 18 febbraio, deve essere emessa una non conformità “maggiore” e il certificato non può essere emesso comunque prima del 18 luglio.
In ogni caso, quando l’organizzazione abbia ottenuto le autorizzazioni richieste, ogni non conformità pertinente deve ritenersi risolta.
Discorso diverso vale per le situazioni di natura tecnica, operativa e/o analitica, dove non è possibile associare in modo acritico il mantenimento del certificato, ad esempio, ad un singolo parametro analitico senza prendere in considerazione il contesto di riferimento.

Pertanto, in presenza di una situazione puntuale, riconducibile a condizioni di eccezionalità/casualità dell’evento ed in cui l’Organizzazione è in grado di dimostrare una corretta modalità di gestione, l’OdC può emettere una NC minore che non comprometta il mantenimento della certificazione.
Nell’ambito degli Audit, il ruolo degli Addetti alla Visita Ispettiva (AVI) e del Responsabile del Gruppo della Verifica Ispettiva (RGVI) non può e non deve in alcun modo essere sostitutivo di quello degli Organi pubblici di controllo in campo ambientale sia per il diverso ruolo che ricoprono le due figure (ad es. vincoli di riservatezza di natura contrattuale da una parte e compiti di Ufficiali di Polizia Giudiziaria dall’altra) sia per il diverso significato che ricoprono le due verifiche (conformità ad una norma volontaria da una parte e verifica puntuale della conformità alla legge vigente dall’altra).

D’altro canto è evidente che diventa fondamentale per ACCREDIA, avendo gli Organismi di Certificazione (OdC) valutato la gestione ambientale di un’azienda, formalizzare in modo trasparente come deve essere intesa la verifica da parte degli OdC della capacità dell’organizzazione di assicurare la conformità legislativa all’interno della certificazione UNI EN ISO 14001. Durante la visita, e in particolare durante i sopralluoghi eseguiti presso le unità operative dell’organizzazione finalizzati alla valutazione della corretta identificazione e valutazione degli aspetti ambientali significativi dell’Organizzazione, è possibile comunque trovare situazioni non conformi dal punto di vista operativo (ad es. gestione delle aree di deposito temporaneo dei rifiuti).
Infine, la verifica dei certificati di analisi, delle prove e delle misure richiesti esplicitamente dalle autorizzazioni (ad es. D.Lgs. n. 152/2006) può evidenziare situazioni non conformi ai limiti imposti dalle leggi o dalle autorizzazioni.
L’approccio che l’Organismo e il GVI dovrà utilizzare nella valutazione di queste situazioni, che sono di seguito esemplificate, è sempre legato alla valutazione che l’azienda abbia fatto tutto quanto in suo potere per individuare, affrontare e risolvere il problema evidenziato.

Scarica tutte le check list.

Check List di conformità legislativa ambientale – Emissioni in atmosfera

Check List di conformità legislativa ambientale – Impianti termici: uso riscaldamento civile

Check List di conformità legislativa ambientale  Impianti termici: uso industriale (di processo)

Check List di conformità legislativa ambientale – Uso dell’energia e mobility

Check List di conformità legislativa ambientale – Sostanze lesive per l’ozono (CFC, HCFC) e gas fluorurati ad effetto serra (HFC – PFC)

Check List di conformità legislativa ambientale – Scarichi idrici

Check List di conformità legislativa ambientale – VIA, AIA e AUA

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