Trivelle, il tira e molla in attesa del Decreto Semplificazioni | Ingegneri.info

Trivelle, il tira e molla in attesa del Decreto Semplificazioni

Dopo l'allarme di fine 2018 è atteso l'emendamento che blocchi per tre anni i permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati e le nuove richieste

trivelle in mare
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Trivella si, trivella no: è di nuovo giallo nel basso Adriatico, nel triangolo d’acqua compreso tra il Capo di Leuca in Puglia, Taranto, la costa lucana e Crotone. La questione tiene banco da anni, tra politica e burocrazia, legata anche alle autorizzazioni governative per la ricerca di petrolio in mare: nell’ultimo giorno del 2018, il 31 dicembre, è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse il via libera a tre nuovi permessi di ricerca petrolifera su una superficie complessiva di 2200 km quadrati a favore della società americana Global MED, con sede legale in Colorado, negli Stati Uniti. A sollevare la questione è stato il già parlamentare dei Verdi e candidato sindaco di Taranto Angelo Bonelli, che ha dichiarato: “La ricerca autorizza l’uso dell’air gun, le bombe d’aria e sonore, che provocano danni ai fondali e alla fauna ittica: è il regalo di Luigi Di Maio alla Puglia e alla Basilicata dopo Ilva e le autorizzazioni alla Shell rilasciate dal Ministero dell’Ambiente”.

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Oltre le polemiche: cosa fare delle trivelle?

Sulla questione naturalmente la polemica politica è scoppiata in un attimo, visto che il Movimento 5 Stelle oggi al governo, ha da sempre portato avanti battaglie contro le trivelle: il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha promesso di impugnare le autorizzazioni del Mise, il vicepremier Luigi Di Maio che ha la delega allo Sviluppo economico ha spiegato, su Facebook che “Queste ‘ricerche di idrocarburi‘ (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal governo precedente, in particolare dal ministero dell’Ambiente di Galletti che aveva dato una Valutazione di impatto ambientale favorevole. A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato”. La soluzione prospettata è quella di inserire un emendamento blocca-trivelle al decreto legge Semplificazioni che è in discussione in questi giorni nelle commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici, del Senato e che preveda, per un “termine massimo di tre anni“, la sospensione dei “permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi“. Con questo provvedimento dovrebbe essere impedito il rilascio di una trentina di titoli attualmente pendenti, compresi i tre permessi inseriti nel provvedimento del 31 dicembre 2018.

L’emendamento è stato annunciato dal sottosegretario al Mise con delega all’Energia, Davide Crippa. Nella proposta di modifica, informa la nota del Mise, si afferma che “le attività upstream non rivestono carattere strategico e di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità” e si prevede “l’introduzione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Ptesai), strumento già in programma da tempo, e la rideterminazione di alcuni canoni concessori. Il Piano andrà definito e pienamente condiviso con Regioni, Province ed enti locali e individuerà le aree idonee alla pianificazione e allo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale e quelle non idonee a tali attività. Questo per assicurare la piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica del territorio nazionale e per accompagnare la transizione del sistema energetico nazionale alla decarbonizzazione“.

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