Trivelle in mare: che cosa prevede il referendum del 17 aprile 2016 | Ingegneri.info

Trivelle in mare: che cosa prevede il referendum del 17 aprile 2016

E' stata fissata la data per il referendum abrogativo relativo alla durata delle concessioni petrolifere off-shore ancora in corso entro le 12 miglia marine

referendum trivelle_in_mare
image_pdf

Il decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 2016 ha indetto il referendum popolare relativo all’abrogazione di una delle norme del c.d. “Sblocca trivelle”: gli italiani saranno quindi chiamati ad abrogare, o meno, la norma che prevede che le attività di coltivazione di idrocarburi già autorizzate entro 12 miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento.

L’approvazione del provvedimento da parte del Governo ha sollevato molte critiche da parte di chi – in particolare, partiti politici e associazioni ambientaliste – auspicava che la consultazione popolare venisse accorpata con il primo turno delle amministrative, sia per motivi di risparmio della spesa pubblica (si stima che l’accorpamento in un unico “election day” consentirebbe il risparmio di circa 360 milioni di euro), sia perché si teme di non riuscire ad avere il tempo di informare correttamente i cittadini in merito al quesito referendario, così da consentire una scelta consapevole delle persona chiamate ad esprimere la propria opinione.

Il quesito referendario sul quale si terrà la consultazione popolare il 17 aprile 2016 è l’unico delle sei proposte di referendum che ben dieci Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) avevano depositato in Cassazione per bloccare le misure inserite nel c.d. “Sblocca Italia (D.L. 12 settembre 2014, n. 133) col quale di fatto il Governo ha provato a rilanciare la ricerca e l’estrazione di petrolio e gas nei nostri mari. Tali norme sono state ritenute in contrasto con quanto sostenuto dall’Italia in più occasioni (si pensi alla COP 21 di Parigi) in merito all’esigenza di elaborare una strategia per un’economia “a basse emissioni”, fondata sulla “decarbonizzazione” e l’abbandono graduale dei combustibili fossili a favore dello sviluppo delle fonti energetiche pulite e rinnovabili.

La sentenza della Corte Costituzionale 2 febbraio 2016, n. 17, ha giudicato ammissibile il referendum in materia di divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi entro le dodici miglia marine, abrogativo dell’estensione dell’esenzione prevista per i titoli abilitativi già rilasciati, alla durata della vita utile del giacimento.

La Corte Costituzionale, infatti, ha dichiarato ammissibile la richiesta di questo solo referendum e improcedibili le altre cinque richieste in materia di ricerca, prospezione e trivellazioni marine, dato che, per queste ultime, la Consulta ha dovuto prendere atto della pronuncia dell’ufficio centrale per il referendum della Cassazione che aveva dichiarato l’estinzione del giudizio, atteso quanto disposto dalla normativa sopravvenuta, cioè la “Legge di stabilità 2016”: peraltro, lo stesso quesito referendario ammesso è stato riformulato, venendo a incentrarsi sulla previsione che le concessioni petrolifere già rilasciate durino fino all’esaurimento dei giacimenti. Ciò si traduce, in buona sostanza, in una proroga di fatto dei termini già previsti dalle concessioni stesse, proroga che i proponenti del referendum abrogativo vorrebbero eliminare.

Ecco come l’Ufficio per il referendum della Corte di Cassazione ha riformulato il testo del quesito referendario e la relativa denominazione:

  • nuova denominazione: “Divieto di attività prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro dodici miglia marine. Esenzione da tale divieto per i titoli abilitativi già rilasciati. Abrogazione della previsione che tali titoli hanno la durata della vita utile del giacimento”;
  • nuovo quesito: “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?”.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Trivelle in mare: che cosa prevede il referendum del 17 aprile 2016 Ingegneri.info