Ultimatum della Ue per le inadempienze sulle acque reflue | Ingegneri.info

Ultimatum della Ue per le inadempienze sulle acque reflue

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“Se non vengono trattate, le acque reflue urbane rappresentano un pericolo per la salute dei cittadini e per l’ambiente europei. Non è accettabile che a otto anni dalla scadenza prevista l’Italia non sia ancora in regola con questa importante normativa Ue. Dobbiamo garantire che in tutta l’Unione europea ci sia lo stesso livello di trattamento delle acque reflue urbane. Sollecito pertanto l’Italia ad intervenire immediatamente per risolvere la situazione”. Con queste parole, il Commissario all’ambiente Stavros Dimas ha anticipato l’imminenza della  Commissione europea ad inviare un parere motivato all’Italia in quanto non ancora conformata alla legislazione europea sul trattamento delle acque reflue urbane.

L’emissione del parere motivato all’Italia costituisce la seconda e ultima fase del procedimento d’infrazione, per la mancata conformità alla direttiva del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane. In base alla direttiva, entro il 31 dicembre 2000 l’Italia avrebbe dovuto istituire dei sistemi adeguati per la raccolta e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15 000 abitanti.  L’Italia ha ricevuto una prima lettera di diffida il 9 luglio 2004, in quanto dalle informazioni disponibili risultava che un numero elevato di città e centri urbani non fossero conformi alla direttiva. Dopo una valutazione successiva, la Commissione è giunta alla conclusione che 299 agglomerati continuano a non essere conformi. L’invio del parere motivato all’Italia, dà a quest’ultima due mesi di tempo per rispondere. Successivamente, la Commissione dovrà decidere se portare il caso dinanzi alla Corte di giustizia europea.

Le città e i centri abitati più grandi di tutta l’Unione europea devono, infatti, raccogliere e trattare le acque reflue urbane ai sensi della direttiva Ue sul trattamento delle acque reflue urbane.  Le acque non sottoposte a trattamento possono infatti essere contaminate da batteri e virus pericolosi e rappresentano pertanto un rischio per la salute pubblica. Tali acque contengono inoltre nutrienti come l’azoto e il fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l’ambiente marino perché favoriscono il fenomeno dell’eutrofizzazione, cioè una proliferazione di alghe che soffoca altre forme di vita. Il trattamento principale previsto dalla direttiva è quello biologico, definito anche “secondario”, e le infrastrutture del caso avrebbero dovuto essere operative entro il 31 dicembre 2000.

Ricordiamo che l’iter procedurale del Trattato europeo prevede, in tale fattispecie,  che se lo Stato membro che non adempie ai propri obblighi non si conforma al parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee. Se la Corte di giustizia accerta che il trattato è stato violato, lo Stato membro inadempiente è tenuto ad adottare i provvedimenti necessari per conformarsi al diritto comunitario.  A norma dell’articolo 228 del trattato, la Commissione può chiedere alla Corte di infliggere sanzioni pecuniarie allo Stato membro interessato.

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