Una bonifica dei siti contaminati 'sostenibile' è possibile? | Ingegneri.info

Una bonifica dei siti contaminati ‘sostenibile’ è possibile?

Quali leggi regolano le bonifiche di siti contaminati? E come si può bonificare 'a basso impatto ambientale'? La nostra panoramica

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Il fenomeno delle aree dismesse ha una dimensione rilevante nel nostro paese: in alcune città spesso occupa uno spazio addirittura superiore a quello del centro storico; ad esempio il rapporto tra “superfici riconvertibili” e “superfici del centro storico” a Genova è dello 0,769, a Vicenza dello 0,80, a Saronno è dello 0,87 e a Milano la superficie delle aree riconvertibili è più del doppio di quella del centro storico (2,08) (fonte: Apat).

Ciononostante, l’intervento sulle aree dismesse è poco rilevante, è ritenuto rischioso dagli operatori e di difficile gestione dalle amministrazioni pubbliche. Secondo gli operatori, la diffusione dei progetti di riqualificazione è limitata dalle pesanti procedure tecniche e urbanistiche, che generano incertezze riguardo a tempi e costi degli interventi. L’azione delle amministrazioni pubbliche è rallentata dalla complessità del sistema delle competenze, dal rischio connesso al costo politico delle decisioni di intervento, dalle difficoltà di applicare i nuovi strumenti di pianificazione.

Le norme in materia di bonifiche e di recupero ambientale dei siti contaminati sono il Decreto Legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997 e i successivi regolamenti di applicazione ed attuazione, in particolare il Decreto Ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471. Tali norme definiscono la bonifica come ripristino dei limiti di accettabilità delle sostanze inquinanti presenti nei suoli e nelle acque; fissano gli obblighi dei soggetti titolari dei siti inquinati, le competenze in materia di approvazione e controllo degli interventi di bonifica di un sito, nonché i sistemi di garanzia di natura reale e patrimoniale che assistono le spese eventualmente sostenute dalla Pubblica Amministrazione nel caso di esercizio del potere sostitutivo nell’attuazione degli interventi.

La normativa articola il processo amministrativo d’intervento per il risanamento dei siti inquinati in tre fasi:
1. individuazione della situazione di inquinamento (notifica, comunicazione);
2. interventi di messa in sicurezza d’emergenza;
3. interventi di caratterizzazione e di bonifica;
e individua i diversi soggetti che le possono intraprendere:
• responsabile dell’inquinamento;
• proprietario dell’area;
• Pubblica Amministrazione.

Bonifica sostenibile
Le aree dismesse offrono molti vantaggi dal punto di vista urbanistico-architettonico: sono generalmente prossime alle aree urbane e alle vie di comunicazione; si prestano a trasformazioni interessanti sia come volumetrie sia come disposizione e rimodellazione degli spazi; i materiali da demolizione hanno caratteristiche geotecniche interessanti.

Le criticità riguardano il costo, il tempo, l’incertezza dell’iter di bonifica delle matrici ambientali; la gestione dei materiali di scavo, di riporto, i rifiuti generati, il riutilizzo; le responsabilità civili e penali associate; la molteplicità dei portatori di interesse, istituzionali e non; la rinaturalizzazione delle aree.

Le bonifiche a più basso impatto ambientale sono spesso più economiche. Il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse può ridurre i contrasti (e quindi la necessità di misure compensative) e contribuisce a far comprendere meglio il rischio effettivo (e quindi le misure mitigative necessarie). La valutazione preliminare dei vari aspetti, incluso quello economico, consente di proporre le soluzioni più opportune, tenendo conto della possibilità di sfruttare gli incentivi disponibili (ad es. per l’utilizzo del fotovoltaico).

I principi chiave della bonifica sostenibile sono:
• Protezione della salute umana e dell’ambiente, nel presente e nello stato futuro, considerando la destinazione d’uso del sito.
• Procedure di lavoro sicure. La bonifica di un sito deve garantire la sicurezza per i lavoratori e per le comunità locali, minimizzando gli impatti sull’ambiente.
• Scelte coerenti, chiare e riproducibili, basate sull’evidenza.
• Documentazione trasparente. Ogni aspetto sulla scelta della bonifica deve essere documentato in maniera chiara, al fine di permettere a tutte le parti interessate di capire i motivi alla base delle scelte adottate.
• Coinvolgimento degli stakeholder. Tutti i soggetti devono essere coinvolti e il loro punti di vista devono essere eventualmente integrati nel processo decisionale.
• Affidabilità dei dati.

Siti di Interesse Nazionale
Al 31 dicembre 2012, risultavano perimetrati 57 Siti di Interesse Nazionale (Sin) che rappresentano una superficie potenzialmente contaminata totale di circa 821.452 ettari, di cui circa 635.024 ettari su terra e circa 177.969 ettari su acqua. Si tratta di insediamenti prevalentemente localizzati in ambiti urbani o sub-urbani e, nel 44% dei casi, costieri.
Il Decreto del Ministro dell’Ambiente dell’11 gennaio 2013 ha riassegnato le competenze per la bonifica dei siti, suddividendoli tra Stato (39) e Regioni (18).
Alla fine del 2013, i progetti di bonifica dei suoli e/o delle acque di falda approvati con decreto erano 254.
Solo per 11 siti è stato presentato un piano di caratterizzazione ambientale completo, cioè con i risultati definitivi delle attività che ricostruiscono i fenomeni di contaminazione a carico delle matrici ambientali e forniscono le informazioni in base alle quali prendere decisioni realizzabili e sostenibili per la messa in sicurezza e/o la bonifica del sito.

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(fonte: Ministero dell’Ambiente)

La matrice di screening Ispra per la selezione delle tecnologie di bonifica
L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha realizzato una matrice di screening come strumento di supporto alle decisioni nella selezione delle tecnologie potenzialmente applicabili in fase di elaborazione di un progetto di bonifica. La matrice, in continuo aggiornamento, prende in considerazione 38 tecnologie in situ e ex situ per la bonifica del suolo e delle acque sotterranee. Le variabili utilizzate includono tempi, necessità di monitoraggi a lungo termine, limiti ed applicabilità e, ove disponibili, casi di studio.

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