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Valutazione di Impatto sulla Salute: come funziona?

Dopo l'intervista a Fabrizio Bianchi, coordinatore dello studio per la VIS dell'impianto petrolifero lucano in Val d’Agri, Valentina Cavanna spiega cos'è e come funziona questa innovativa procedura a tutela della salute

Val d'Agri
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Nell’articolo precedente l’Avv. Valentina Cavanna, autrice del nuovo e-book Valutazione di Impatto sulla Salute, ha spiegato come è stato introdotto anche in Italia l’istituto della VIS, mentre il Dott. Fabrizio Bianchi, a capo del pool di ricercatori e medici che ha redatto lo studio sull’impatto dell’impianto petrolifero lucano in Val d’Agri, ha spiegato l’importanza di questa esperienza, che ha suscitato un accesso dibattito, per l’implementazione della VIS in Italia.

Ma che cosa è la VIS?
Per rispondere a questa domanda, Valentina Cavanna, facendo un passo indietro, inquadra dapprima il tema degli impatti ambientali e, in particolare, della loro valutazione con la procedura di VIA.

 

Un passo indietro: la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)

La VIA, ossia la Valutazione di Impatto Ambientale, è un procedimento amministrativo che ha lo scopo di valutare quali impatti ambientali (nei quali rientrano gli effetti derivanti dalla vulnerabilità del progetto a rischio di gravi incidenti o calamità pertinenti il progetto medesimo) possano avere determinati progetti, pubblici o privati.

Lo scopo è quello di avere una valutazione preventiva dei predetti impatti, ossia prima della realizzazione dei progetti stessi.

Gli “impatti ambientali” sono definiti come gli effetti significativi, diretti e indiretti, di un piano, di un programma o di un progetto, sui seguenti fattori:

  • popolazione e salute umana;
  • biodiversità;
  • territorio, suolo, acqua, aria e clima;
  • beni materiali, patrimonio culturale, paesaggio;
  • interazione tra i fattori sopra elencati.

La VIA è attualmente disciplinata dagli articoli 19 e seguenti del Codice dell’Ambiente, come modificati da ultimo dal D. Lgs. 104/2017 menzionato nell’articolo precedente.

Per certi progetti (elencati in apposite liste), la VIA è obbligatoria; per altri, deve effettuarsi un procedimento di verifica preliminare (c.d. screening), all’esito del quale si decide se lo svolgimento della VIA sia necessario.

Quanto alle competenze, a seconda del tipo di progetto la VIA può essere di competenza statale o regionale.

All’esito del procedimento di VIA (e un’istruttoria che tiene conto anche di eventuali osservazioni del pubblico interessato) viene rilasciato un provvedimento “motivato, obbligatorio e vincolante, che esprime la conclusione dell’autorità competente in merito agli impatti ambientali significativi r negativi del progetto” (art. 5, c. 1, lett. o) del Codice dell’Ambiente).

 

D. Lgs. 104/2017: la recente riforma della valutazione impatto ambientale

Il D. Lgs. 104/2017 ha profondamente innovato la VIA, prevedendo, per la VIA di competenza statale un procedimento generale, a cui si affianca il cosiddetto “provvedimento unico in materia ambientale”. In altri termini, chi propone un progetto può scegliere che il provvedimento di VIA sia rilasciato “nell’ambito di un provvedimento unico comprensivo di ogni autorizzazione, intesa, parere, concerto, nulla osta, o atto di assenso in materia ambientale, richiesto dalla normativa vigente per la realizzazione e l’esercizio del progetto” (art. 27 del Codice dell’Ambiente). Il predetto provvedimento unico comprende il rilascio, ove necessario, dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e l’autorizzazione paesaggistica.

Per quanto concerne la VIA di competenza regionale, invece, è previsto obbligatoriamente un “provvedimento autorizzatorio unico regionale” (di cui all’art. 27-bis del Codice dell’Ambiente); in questo caso, l’istruttoria tecnico-amministrativa è “finalizzata al rilascio di tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, concerti, nulla osta e assensi comunque denominati, necessari alla realizzazione e all’esercizio del medesimo progetto e indicati puntualmente in apposito elenco predisposto dal proponente stesso”.

 

  

 

La Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS)

La VIS è un procedimento che ha lo scopo di valutare gli impatti che un progetto, ma anche un piano o programma (n.d.r.: piani e programmi sono oggetto della Valutazione Ambientale Strategica “VAS”, disciplinata dagli articoli 11 e seguenti del Codice dell’Ambiente),  può avere sulla salute umana.

Come si è visto in precedenza, la VIA si applica solo a determinati progetti (e non a qualsiasi progetto). Inoltre, da più parti si è segnalato come il fattore salute umana sia stato spesso tenuto in scarsa considerazione nell’ambito di casi pratici di applicazione della VIA.

Anche per tali motivi, si è sentita l’esigenza (in diversi paesi del mondo, come anche in Italia) di elaborare la VIS, che può essere incardinata nella VIA (come prevede il Codice dell’Ambiente per le tipologie di progetti di cui si è detto al precedente articolo) oppure essere svolto in maniera indipendente.

 

Le fasi della VIS

In linea generale, le fasi del procedimento di VIS sono le seguenti:

  1. Valutazione preliminare (“Screening”): in questa fase si decide se un determinato progetto, piano o programma richiede una VIS;
  2. Definizione della portata (“Scoping”): accertato che si applica la VIS, si definiscono procedure e metodi per condurre la VIS e si identificano i portatori di interesse;
  3. Valutazione degli impatti: la proposta viene analizzata; si crea un profilo di salute della popolazione coinvolta; si identificano i fattori di rischio e si prendono in considerazione i potenziali impatti sulla salute (“risk assessment”);
  4. Elaborazione di un rapporto con raccomandazioni;
  5. Monitoraggio dello stato di realizzazione delle raccomandazioni.

La VIS è considerata da più parti uno strumento chiave per l’analisi preventiva degli impatti sulla salute di un piano o progetto e può, attraverso la partecipazione del pubblico, contribuire a evitare (o almeno a mitigare) conflitti e a rafforzare la fiducia dei cittadini anche nelle istituzioni. L’analisi della letteratura conferma la crescente importanza della VIS a livello internazionale.

L’applicazione concreta della VIS ha altresì evidenziato che essa può costituire uno strumento di “negoziazione sociale”. (Così il Dott. Paolo Ricci, dell’Osservatorio Epidemiologico dell’ATS Padana, ha definito la VIS effettuata in relazione alla ex cartiera in Mantova in una intervista dell’agosto 2017).

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