Valutazione d'impatto ambientale VIA: l'iter per la riforma è iniziato | Ingegneri.info

Valutazione d’impatto ambientale VIA: l’iter per la riforma è iniziato

Fra i principali obiettivi del decreto approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, semplificazioni e vantaggi alle imprese, introduzione dell'istituto del “pre-screening”, superamento della frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni.

impatto ambientale
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Approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri n. 16 del 10 marzo 2017, il decreto legislativo di recepimento della direttiva 2014/52/Ue (che ha modificato la direttiva “VIA” 2011/92/Ue) dovrà introdurre procedure autorizzative più veloci ed efficienti in linea con i principi della “smart regulation” : un “provvedimento unico ambientale” alternativo alle autorizzazioni ordinarie contribuendo sia ad aumentare il livello di tutela ambientale, sia a sbloccare gli investimenti in opere, infrastrutture e impianti.

Tra le novità più significative, si segnala il nuovo istituto del c.d. “pre-screening” e un deciso stop alla frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni.

Lo schema di decreto verrà adesso sottoposto ai pareri della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari prima di tornare al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva e la successiva pubblicazione in GU.

 

Effetti positivi sulle imprese

Si tratta di una vera e propria riforma della disciplina della “Verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale (VIA)” e della stessa VIA che dovrebbe avere effetti positivi sulle imprese, troppo spesso danneggiate dai lunghi tempi amministrativi delle procedure e da una normativa non sempre chiarissima.

Molte delle disposizioni che lo schema di decreto intende introdurre nella parte seconda del D.Lgs. n. 152/2006 (TU Ambientale) dedicata alla VIA hanno, infatti,  il preciso intento di rispondere alle istanze di semplificazione delle procedure avanzate da tempo dalle imprese, mirando a correggere le criticità riscontrate da amministrazioni e imprese nelle disposizioni e nelle procedure attualmente vigenti.

Primo compito del futuro decreto è riallineare le norme interne ai mutamenti sopravvenuti a livello comunitario in tema di VIA, e cioè recepire in maniera fedele la direttiva 2014/52/Ue, alla quale si deve tutta una serie di modifiche apportate alla direttiva “VIA” 2011/92/Ue.

Ancora una volta, l’imperativo è quello di semplificare e snellire gli adempimenti intervenendo sulle criticità riscontrate nelle procedure oggi in vigore.

 

Il  pre-screening

Particolarmente interessante appare il nuovo istituto del “pre-screening”, in base al quale all’impresa proponente modifiche o estensioni dei progetti elencati negli Allegati II, II-bis, III e IV alla Parte Seconda del TUA, in ragione della presunta assenza di potenziali impatti ambientali negativi, viene data la possibilità di richiedere all’autorità competente una “valutazione preliminare” per individuare l’eventuale procedura da avviare.

Altro punto qualificante di questa “riforma” è costituito dalle disposizioni che mirano a superare la frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni così da far velocizzare l’iter valutativo, oggi caratterizzato da lungaggini ritenute eccessive dallo stesso Ministro dell’Ambiente (per la conclusione dei procedimenti di VIA ci sono tempi medi di circa tre anni, mentre per la verifica di assoggettabilità a VIA i tempi medi di durata delle procedure ammontano a circa 11,4 mesi).

Per superare la frammentazione – che comporta in alcuni casi una vera e propria paralisi dell’iter valutativo – lo schema di decreto legislativo introduce regole omogenee per il procedimento di VIA su tutto il territorio nazionale, rimodulando le competenze normative delle Regioni grazie a una razionalizzazione generale del riparto dei compiti amministrativi tra Stato e Regioni.

Con specifico riferimento ai tempi dei procedimenti, tutti i termini vengono qualificati come “perentori” ai sensi e agli effetti della disciplina generale sulla responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile dei dirigenti, nonché sulla sostituzione amministrativa in caso di inadempienza.

Ulteriormente, in sede statale, viene indicata come autorità competente il Ministero dell’ambiente, cui spetterà l’adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA, mentre il provvedimento di VIA verrà adottato di concerto con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

 

Il provvedimento unico ambientale

In alternativa al provvedimento di VIA ordinario (che oggi comprende la sola VIncA, cioè la Valutazione d’incidenza, laddove sia necessaria), lo schema di decreto dà la facoltà del proponente di richiedere il rilascio di un “provvedimento unico ambientale”, volto a coordinare e sostituire tutti i titoli abilitativi o autorizzativi riconducibili ai fattori ambientali.

 

L’istituzione del Comitato tecnico
Prevista anche la costituzione di un Comitato tecnico preposto ad aiutare la Commissione VIA per accelerare e rendere più efficienti le istruttorie.

 

Nuova definizione di impatti ambientali
Al fine di recepire in maniera fedele le modifiche apportate alla disciplina della VIA a livello comunitario, viene ridefinita la nozione di “impatti ambientali”, che verrebbe a ricomprendere anche gli effetti significativi, diretti e indiretti, di un progetto sulla popolazione, la salute umana, il patrimonio culturale e il paesaggio.
Più precisamente, secondo l’art. 1 dello schema di decreto, la valutazione ambientale dei progetti individua, descrive e valuta gli impatti ambientali, intesi come effetti significativi, diretti e indiretti, di un progetto sui seguenti fattori:

  • popolazione e salute umana;
  • biodiversità, con particolare attenzione alle specie e agli habitat protetti in virtù della direttiva 92/43/Cee e della direttiva 2009/147/Ce;
  • territorio, suolo, acqua, aria e clima;
  • beni materiali, patrimonio culturale, paesaggio;
  • interazione tra i fattori di cui ai numeri da 1 a 4;
  • vulnerabilità del progetto rispetto a rischi di gravi incidenti e calamità, in relazione ai fattori di cui ai numeri da 1 a 5.

 

Disciplina transitoria
Il provvedimento è corredato da una norma transitoria che, in virtù delle semplificazioni procedimentali introdotte, consenta al proponente di richiedere l’applicazione della nuova disciplina anche ai procedimenti pendenti.

 

L’iter normativo: i prossimi step

L’approvazione da parte del CdM è naturalmente solo il primo passo dell’iter normativo del provvedimento sul quale dovranno esprimersi adesso la Conferenza Stato-Regioni e le Commissioni parlamentari.

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