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Valutazione impatto ambientale: al riesame il ddl di modifica della procedura

Sono oggi all’attenzione del Governo parte delle modifiche chieste in Conferenza Unificata sul tema della Valutazione Impatto Ambientale. Vediamo l’aggiornamento con il nostro esperto

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Gran parte delle modifiche chieste dalle Regioni e dalle Province autonome in Conferenza Unificata, in merito allo schema di decreto di recepimento della nuova direttiva sulla valutazione d’impatto ambientale (la 2014/52/UE che ha modificato la direttiva 2011/92/UE) approvato dal Consiglio dei ministri in prima lettura lo scorso 10 marzo, saranno portate oggi all’attenzione del Governo.

È noto che lo scopo principale delle modifiche recate dalla direttiva 2014/52/UE è quello rafforzare la qualità della procedura di impatto ambientale, allineandola ai principi della regolamentazione intelligente (la c.d. smart regulation) e rafforzandone la coerenza con altre normative e politiche della UE ed anche con le strategie e le politiche adottate dagli Stati membri nei settori di competenza statale.

Tutto questo dovrebbe contribuire ad incrementare la realizzazione di opere, infrastrutture e di impianti e nel contempo migliorare i derivanti impatti ambientali.

Lo schema di decreto è composto da 27 articoli, prevalentemente volti a novellare gli articoli della parte seconda del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (c.d. Codice dell’Ambiente).

Ma lo schema di decreto, già dalla sua presentazione, è stato oggetto di numerose richieste di modifica, non solo dalle associazioni ambientaliste che ritengono il testo farraginoso e la procedura basata sulla presentazione di elaborati approssimativi (progetto di fattibilità in luogo di quello definitivo che ha sicuramente un livello informativo e di dettaglio più approfondito) ma anche dalla Conferenza Unificata che ha sostanzialmente espresso un giudizio negativo anche se di fatto superabile con l’accoglimento delle modifiche richieste.

Come ha avuto modo di spiegare Maria Chiara Gadda, deputata Pd e relatrice del parere della Commissione Ambiente della Camera sullo schema di decreto «confermiamo gli obiettivi del testo, in termini di efficacia delle procedure, ma proviamo a rafforzare alcuni principi di oggettività e razionalità».

Ma vediamo i principali punti su cui di discuterà in Parlamento sullo schema di decreto.

Si tratta dei termini di perentorietà (per i quali si applica la disciplina generale sulla responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile dei dirigenti, nonché sulla sostituzione amministrativa in caso di inadempienza) fissati dalla procedura (90 gg. per la verifica, 150 gg. per la valutazione) sui quali il governo intenderebbe ora introdurre la possibilità di sospendere, per una volta, i termini della procedura, pur lasciandoli perentori.

Sulle nomine dei Commissari facenti parte della Commissione tecnica VIA (composta da quaranta Commissari, inclusi il Presidente e il Segretario) si prospetta ora l’inserimento di regole di selezione attraverso procedure ad evidenza pubblica mentre, per quanto riguarda il livello di dettaglio degli elaborati progettuali, la relatrice chiederà «di definire con un decreto in modo univoco quali sono i casi di opere per le quali serve il definitivo».

Un nodo cruciale riguarda la soppressione della fase della consultazione del pubblico nell’ambito della procedura di compatibilità ambientale (attualmente prevista ai commi 2, 3 e 4 dell’art. 20 del Codice dell’Ambiente).

Fra l’altro, essendo la fase della consultazione pubblica (in tema di analisi e verifica di impatto della regolamentazione) uno strumento che il Governo ha voluto inserire nel nuovo Codice degli Appalti (D. Lgs. 18 aprile 2016, n. 50), «adesso è importante che venga assicurata la partecipazione dei territori anche in sede di VIA», sottolinea la relatrice.

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