Venezia, non solo Mose: ecco la task force Mit-Anac | Ingegneri.info

Venezia, non solo Mose: ecco la task force Mit-Anac

Congiuntura istituzionale tra Delrio, Cantone e il prefetto di Roma Basilone per valutare la gestione dei fondi destinati alla Laguna per il Mose, ma non solo

Una fase del cantiere del Mose a Venezia
Una fase del cantiere del Mose a Venezia
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Una task force per “acquisire elementi informativi e valutazioni sulla gestione dei finanziamenti stanziati per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia della Laguna di Venezia”. E’ quanto ha stabilito il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, in accordo con il presidente di Anac, Raffaele Cantone, e il Prefetto di Roma, Paola Basilone, firmando il decreto per la nascita di un gruppo di lavoro interistituzionale.

Importanti i nomi che comporranno questa ‘squadra speciale’, esperti di comprovata esperienza, capacità e professionalità delle tre istituzioni: il generale della Guardia di Finanza Cristiano Zaccagnini, Ufficiale di collegamento presso l’Anac, Michelangelo Lo Monaco, Segretario generale in distacco presso la Prefettura di Roma, e Alberto Chiovelli, Capo Dipartimento per i trasporti al Mit.

Il gruppo di lavoro potrà avvalersi per lo svolgimento dell’attività del Servizio Alta Sorveglianza sulle Grandi Opere del Mit, potrà acquisire ogni elemento utile e adottare ogni iniziativa idonea per l’assolvimento dei propri compiti.

Finanziamenti fino al 2024

Le risorse governative stanziate per Venezia parlano di 25 milioni per il 2018 e 40 milioni all’anno dal 2019 al 2024. A prevederlo, un emendamento alla manovra finanziaria approvato in Commissione Bilancio. E proprio il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, uno degli esponenti politici che più si è battuto per i fondi a favore di Venezia, spiega che però, per interventi completi e davvero utili alla popolazione, “Saranno fondamentali anche le risorse di investitori privati che potrebbero interessarsi a Porto Marghera dopo la possibile approvazione della Zls, la Zona logistica semplificata, foriera di agevolazioni fiscali”.

Problemi ambientali

Non solo riqualificazione di tutta la zona lagunare. Lo sguardo è ben fisso anche alle problematiche ambientali che certi cambiamenti hanno già prodotti e potrebbero ulteriormente causare, a cominciare dal Mose, la grande opera di ingegneria idraulica iniziata nel 2003 e al centro di numerose inchieste giudiziarie, ripartita nel 2011 con nuovi fondi e che utilizza per le sue 78 dighe mobili un sistema di automazione integrato con l’obiettivo di arginare l’azione del fenomeno dell’acqua alta nel capoluogo veneto.

Ma a Venezia ci sono anche buone pratiche di monitoraggio ambientale, attivate grazie a partnership istituzionali e universitarie a carattere europeo, come il progetto denominato “subCULTRon”: un’equipe di scienziati appartenenti a sei paesi, tra i quali Italia, Austria, Francia, Germania, Belgio, Ungheria, ha messo a punto una serie di robot anfibi, in grado di dialogare con l’ambiente marino circostante e catalogare dati sullo stato ambientale della Laguna di Venezia. I robot sviluppati dal progetto rappresentano una applicazione subacquea innovativa dell’intelligenza artificiale individuale e collettiva che porta ogni singolo robot ad agire come un banco di pesci in natura e quindi a muoversi in modo autonomo, in grado di percepire e recepire i cambiamenti dell’ambiente in cui si trovano immersi.

I rilievi batimetrici dei canali veneziani

La task force potrà anche contare sui preziosi risultati ottenuti dal lavoro predisposto dal Consiglio Nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr) e dall’Istituto idrografico della Marina (Iim), che hanno realizzato un rilievo della morfologia di dettaglio dei canali della laguna di Venezia. Lo studio, finanziato dal Progetto Bandiera Ritmare del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), rileva l’erosione attorno a strutture costruite dall’uomo anche negli ultimi anni. Un mondo nascosto reso visibile grazie alla misurazione della profondità delle acque (batimetria) dei canali effettuata con un ecoscandaglio ad alta risoluzione (multibeam). E ciò che si può vedere, tra le altre cose, è piuttosto desolante: si va dai resti di elettrodomestici ai container, da barche di piccole dimensioni a immondizia varia. Insomma, il peggio che l’essere umano è in grado di produrre.

 

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