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Via su impianto già realizzato, ammissibile a determinate condizioni

Secondo la Corte di Giustizia Ue, la Valutazione di impatto ambientale ad opera già realizzata è possibile per sanare irregolarità ma deve riguardare anche l'impatto prodotto in fase di realizzazione

Judges wooden gavel with EU flag in the background.
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La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza del 28 febbraio 2018 causa C-117/17, si è pronunciata sulla legittimità della Valutazione di impatto ambientale (Via)  da effettuarsi su un impianto o un opera già realizzati e in esercizio, per i quali nella fase della realizzazione la pubblica amministrazione non aveva ritenuto necessario, in precedenza, svolgere né la verifica di assoggettabilità né la Via. La sentenza della Corte Europea è disponibile in allegato e scaricabile gratuitamente.

Dalle Marche all’Ue, la questione oggetto della sentenza

Il caso esaminato dalla sentenza si riferisce a un progetto di potenziamento di un preesistente impianto per la produzione di energia elettrica alimentato a biomassa, per il quale le autorità della Regione Marche avevano deciso che non fosse necessario effettuare una previa verifica di assoggettabilità a Via, conformemente a una norma regionale successivamente dichiarata incostituzionale in quanto non prescriveva di tenere conto di tutti i criteri pertinenti, indicati all’allegato III della direttiva n. 2011/92, per l’identificazione dei progetti sottoposti a Via.

Il Tar Marche (ordinanza 10 febbraio 2017, n. 114) aveva sottoposto alla Corte di Giustizia Ue le seguenti questioni pregiudiziali:

  • se il diritto dell’Unione (e specialmente la direttiva  n. 2011/92) osta in via di principio ad una normativa o ad una prassi amministrativa nazionale che consenta di sottoporre a verifica di assoggettabilità a Via o a Via progetti relativi ad impianti già realizzati nel momento in cui si svolge la verifica o se, al contrario, esso consente di tenere conto al riguardo di circostanze eccezionali che giustifichino una deroga al principio generale per cui la Via ha natura di valutazione preventiva;
  • se, più in particolare, tale deroga sia giustificata nel caso in cui una normativa sopravvenuta esoneri da Via un determinato progetto che avrebbe dovuto essere sottoposto alla verifica di assoggettabilità a Via, in base ad una decisione del giudice nazionale che ha dichiarato incostituzionale o disapplicato una norma previgente che prevedeva l’esenzione.

La sentenza emanata dalla Corte di Giustizia dell’Ue

La Corte di Giustizia Ue ha ribadito il principio generale sul carattere preventivo della Via, cioè sulla necessità che tale procedura venga svolta prima della autorizzazione del progetto/impianto/attività.
Sul piano del diritto dell’Unione, nulla osta ad effettuare una Via postuma finalizzata a rimediare all’omessa effettuazione di tale valutazione in fase preliminare. Tuttavia, tale possibilità non deve diventare una prassi per eludere o disapplicare le norme europee e nazionali, bensì essere considerata nell’ambito dell’obbligo degli Stati membri di eliminare le conseguenze derivanti dalla omissione della Via.
“Un progetto che non è stato sottoposto alla verifica preliminare dell’assoggettabilità a Via in applicazione di disposizioni incompatibili con la direttiva 2011/92,  anche successivamente alla sua realizzazione, può essere oggetto di una verifica delle autorità competenti per determinare se esso debba o meno essere sottoposto a Via, eventualmente in base a una normativa nazionale sopravvenuta, a condizione che quest’ultima sia compatibile con tale direttiva.
Le autorità nazionali chiamate a pronunciarsi in tale contesto devono altresì tenere conto dell’impatto ambientale generato dall’impianto a partire dalla realizzazione dei lavori e nulla osta a che, in esito a tale valutazione, le stesse concludano che non sia necessaria una nuova Via.”
Pertanto, la Via postuma può essere effettuata a titolo di regolarizzazione, dopo la costruzione e la messa in servizio dell’impianto interessato, a due condizioni:
  • che le norme nazionali che consentono tale regolarizzazione non offrano agli interessati l’occasione di eludere le norme dell’Unione o di disapplicarle;
  • che la valutazione effettuata a titolo di regolarizzazione non si limiti all’impatto futuro di tale impianto sull’ambiente, ma prenda in considerazione altresì l’impatto ambientale intervenuto a partire dalla sua realizzazione.

Il procedimento di Via postuma nella normativa nazionale e regionale

Il D. Lgs. n. 104/2017 ha riformato la disciplina nazionale in materia di Via recependo la Direttiva 2014/52/UE con la modifica dell’articolo 29 del D. Lgs. n. 152/2006.
Per i casi di progetti realizzati senza la previa sottoposizione alla verifica di assoggettabilità o alla Via ovvero al (nuovo) procedimento unico, e in caso di annullamento di tali provvedimenti  relativi a un progetto già realizzato o in corso di realizzazione, l’Autorità competente deve assegnare un termine all’interessato entro il quale avviare un nuovo procedimento e può consentire la prosecuzione dei lavori o delle attività a condizione che tale prosecuzione avvenga in termini di sicurezza con riguardo agli eventuali rischi sanitari, ambientali o per il patrimonio culturale.
Scaduto inutilmente il termine assegnato all’interessato, oppure nel caso in cui il nuovo provvedimento di Via abbia contenuto negativo, l’Autorità competente dispone la demolizione delle opere realizzate e il ripristino dello stato dei luoghi.
La Regione Toscana ha previsto una disciplina della Via postuma all’art. 43 comma 6 della legge regionale n. 10/2010, che stabilisce che “Le domande di rinnovo di autorizzazione o concessione relative all’esercizio di attività per le quali all’epoca del rilascio non sia stata effettuata alcuna valutazione di impatto ambientale e che attualmente rientrino nel campo di applicazione delle norme vigenti in materia di Via, sono soggette alla procedura di Via, secondo quanto previsto dalla presente legge. Per le parti di opere o attività non interessate da modifiche, la procedura è finalizzata all’individuazione di eventuali misure idonee ad ottenere la migliore mitigazione possibile degli impatti, tenuto conto anche della sostenibilità economico-finanziaria delle medesime in relazione all’attività esistente. Tali disposizioni non si applicano alle attività soggette ad autorizzazione integrata ambientale (Aia)”.
Sui temi legati alla valutazione di impatto ambientale è a disposizione l’approfondimento di Alberto Muratori.

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