Appalti pubblici di ingegneria e architettura: in cinque anni gare svalutate del 60% | Ingegneri.info

Appalti pubblici di ingegneria e architettura: in cinque anni gare svalutate del 60%

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72,4 milioni di euro: è questo il modico valore messo in gara per gli appalti pubblici di ingegneria e architettura nel primo trimestre del 2013, in discesa del 6% rispetto allo stesso periodo già molto magro del 2012. Mettendo a confronto tuttavia il dato relativo all’anno in corso con quello dello stesso trimestre di cinque anni fa, il crollo arriva addirittura alla cifra del 60%. Il primo trimestre del 2013, pertanto, conferma la tendenza “nera” per il settore dei servizi pubblici, secondo quando emerge dai dati ufficiali appena rilasciati dall’osservatorio Oice-Informatel.

Al 31 marzo 2013 le gare per servizi di ingegneria e architettura bandite nel mese sono state 353 (di cui solo 19 sopra soglia), per un importo complessivo di 19,3 milioni di euro (7,4 sopra soglia). Rispetto al mese di marzo 2012 il numero delle gare cresce del 10,3% (-34,5% sopra soglia e +14,8% sotto soglia) e il loro valore cala del 24,1% (-48,4% sopra soglia e +6,9% sotto soglia). Come già detto, il confronto tra il primo trimestre 2012 e 2013 è negativo, con 1.006 gare bandite per un importo complessivo di 72,4 milioni di euro che, rispetto al primo trimestre del 2012, crescono del 4,8% nel numero (-15,2% sopra soglia e +6,6% sotto soglia) e calano del 6,0% nel valore (-16,4% sopra soglia e +6,2% sotto soglia).

Sempre forti i ribassi con cui le gare vengono aggiudicate: in base ai dati raccolti fino a marzo il ribasso medio sul prezzo a base d’asta per le gare indette nel 2011 è al 38,9%, per quelle indette nel 2012 è al 33,8%. Il ribasso raggiunge la percentuale record del -60% nell‘aggiudicazione della gara pubblicata dall’Università degli studi di Milano per la progettazione preliminare, la direzione lavori, contabilità ecc., per la ristrutturazione del complesso edilizio sito in Milano, via Mercalli n.23, con un importo a base d’asta di 1.181.249 euro, aggiudicata per 472.499 euro.

Considerando il valore messo in gara per macro regioni è da notare che nel primo trimestre 2013, rispetto allo stesso periodo del 2012, crescono: Meridione, +80,7% e Nord-Est, +11,8%. Mentre sono in calo: Nord – Ovest -28,6%, Isole, -49,5% e Centro, -15,1%.

Analizzando la posizione dell’Italia rispetto agli altri paesi europei, il numero delle gare italiane pubblicate sulla gazzetta comunitaria, passa dalle 79 del primo trimestre 2012 alle 67 del 2013, con un decremento del -15,2%. Analizzando la domanda di servizi di ingegneria e architettura nell’insieme dei paesi dell’Unione Europea, il calo è decisamente minore di quello italiano: -3,0%. Sempre più modesta inoltre, pari all’1,8%, la quota del nostro Paese sul numero totale delle gare pubblicate, risultando di gran lunga inferiore rispetto a quella di paesi di paragonabile rilevanza economica: Francia 39,7%, Germania 14,8%, Polonia 7,1%, Svezia 5,0%, Gran Bretagna 4,8%.

In forte discesa l’andamento delle gare miste, cioè di progettazione e costruzione insieme. Il valore messo in gara nei primi tre mesi del 2013 scende del 44,7% rispetto al primo trimestre del 2012.

“Le gare d’ingegneria e architettura per il mercato pubblico sono un terribile termometro di come l’Italia sta affrontando questa crisi. La temperatura sta scendendo a zero”, dichiara Luigi Iperti, Vice Presidente Vicario Oice. “Non solo non si realizzano opere pubbliche ed infrastrutture ma neanche si pensa a progettarle. Sembra che le nostre amministrazioni non vedano un futuro altrimenti si concentrerebbero almeno sui progetti, che richiedono investimenti limitati, per averli pronti nel momento in cui fossero disponibili i fondi per le costruzioni”.

Coerentemente con gli allarmi giunti da più parti nei giorni scorsi, anche Iperti ricorda gli effetti del crollo delle gare sul settore professionale: “Per ogni punto percentuale perso, cresce il numero delle imprese e degli studi professionali che chiudono”. Perciò il Vice presidente invoca una revisione dei vincoli del patto di stabilità, che “penalizzano gli investimenti e impediscono anche ai comuni virtuosi di pagare le imprese”. Occorre fare presto, però, “perché le imprese non hanno più ossigeno, le banche non si espongono più e i prossimi mesi saranno ancora più duri di quelli che abbiamo alle spalle. Occorre subito dare vita ad un Governo che prenda in mano il paese e dia una rapida indicazione delle priorità – conclude Iperti. “Ed una delle priorità è riprendere a portare avanti i progetti. I finanziamenti richiesti, rispetto all’ammontare delle opere, sono minimi e consentirebbero di dare un forte segnale di ottimismo verso il futuro oltre a contribuire a salvare un know how ingegneristico di enorme valore che rischia di essere irrimediabilmente disperso”.

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